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Giovanni

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21/09/2006 21.10.01
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Ipertermia è associabile alla cura di bella
Non ho nessun interesse per nessuna terapia perché non sono convinto che basta eliminare il tumore per guarire, anche curando il sistema immunitario non è sufficiente, prima di tutto non abbiamo nessuna possibilità di stabilire se il sistema immunitario è debole. Tutte le cure per il sistema immunitario sono da sperimentare, non possiamo aver una risposta del risultato. Per non rischiare conviene usare una cura farmacologia e una radioterapia abbinando sempre l'ipertermia. Se un tumore si trova in un punto dove non ce nessuna complicazione conviene curare il tumore, ma se il tumore si trova nell’intestino, o nel colon che può provocare dei danni conviene asportare subito il tumore, non e necessario fare una chirurgia troppo invasiva, con una cura post operatoria mirata è possibile aver un buon risultato, è da evitare la chemioterapia.
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Giulio

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21/09/2006 17.44.58
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Cronaca recente m.d.b.
http://gazzettino.quinordest.it/VisualizzaArticolo.php3?Codice=3072801&Luogo=Belluno&Data=2006-09-15&Pagina=1 . Gazzettino on line . Belluno L'Ulss 1 dovrà pagare la cura di Bella ad un paziente bellunese. Lo ha stabilito il giudice del Lavoro del tribunale di Belluno che ha accolto la richiesta partita da A.F, residente in città, affetto dal 2005 dal patologia neoplastica polmonare. La sentenza è arrivata il 16 agosto, ma la notizia si è saputa soltanto nei giorni scorsi. In pratica l'azienda sanitaria bellunese dovrà assicurare i farmaci che costituiscono parte integrante della cura, o fornendoli direttamente o rimborsando i costi alla famiglia del malato, ovviamente dietro presentazione dei giustificativi di spesa. La sentenza è firmata dal giudice Valle ed è già stata trasmessa all'Ulss 1. Una vittoria per il paziente bellunese e per la sua famiglia, soprattutto per la moglie che ha condotto una vera e propria battaglia per farsi riconoscere la cura con il metodo dibelliano. Il tumore dell'uomo era andato aggravandosi sempre più, tanto che i sanitari gli avevano pronosticato pochissimi mesi di vita. Fu allora che, in preda alla disperazione, A.F. si sottopose, su suggerimento del medico bellunese Andrea Dall'O', al trattamento messo a punto dal medico modenese a base di somatostatina ed altri componenti in cocktail tra loro. La cura ebbe un effetto positivo, tanto che lo stesso medico curante riscontrò un considerevole miglioramento. Unico problema, non secondario, i costi dei medicinali: circa 1000 euro al mese che la famiglia di A.F. non poteva permettersi. Farmaci che il paziente si procura fuori Belluno: la somatostatina arriva da Monaco di Baviera, i retinoidi da Bologna. La moglie aveva cercato in tutti i modi di farsi riconoscere i costi della cura: dopo aver chiesto all'Uls di farsi carico del problema e non avendo ottenuto risposta, aveva interpellato numerosi politici locali e nazionali, arrivando a scomodare l'ex ministro alla salute Francesco Storace e l'ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Ci è però voluto il passaggio a Palazzo di giustizia per ottenere un risultato apprezzabile. Con l'aiuto del dottor Dall'O' e la tutela dell'avvocato Nicoletta Zannin, il tribunale di Belluno ha stabilito che il trattamento farmacologico Di Bella ha dato una buona risposta e che farmaci sono indispensabili ed insostituibili per contrastare la patologia. Quindi, accogliendo la richiesta del paziente, ha ordinato all'Ulss 1 di erogare in modo gratuito i farmaci prescritti dal medico curante per proseguire la terapia Di Bella o corrispondere le spese sostenute per il loro acquisto. «Giustizia è fatta - commenta Andrea Dall'O', che in provincia di Belluno segue altri malati oncologici con il metodo dibelliano - in altre regioni italiane, come Sicilia, Lazio, Toscana ed Emilia Romagna, ma anche nella vicina provincia di Trento, questi farmaci, ove ne venga riconosciuta l'efficacia, vengono erogati gratuitamente. Sarebbe ora che anche il Veneto si adeguasse». Maurizio Dorigo
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Giulio

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21/09/2006 15.49.18
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Pubblicazioni m.d.b.
Cancer Biotherapy & Radiopharmaceuticals Volume 21, Number 1, 2006 Mary Ann Liebert, Inc. Somatostatina, retinoidi, melatonina, vitamina D, bromocriptina e ciclofosfamide in pazienti affetti da tumore del polmone in fase avanzata non a piccole cellule e con basso stato di validità (law performance status). . Norsa A., Martino V. Unità Operativa di Chirurgia Toracica, Ospedale Civile Maggiore di Verona, Italia. . Premessa: la prognosi dei pazienti con basso stato di validità (PS) affetti da tumore del polmone in fase avanzata non a piccole cellule (NSCLC) trattati con terapie convenzionali è assai sfavorevole. In questi pazienti abbiamo determinato la sopravvivenza, i benefici clinici e la tossicità di un trattamento con multiterapia basato su ciclofosfamide e farmaci di tipo biologico. Metodi: I pazienti con diagnosi di stadio III B o IV (NSCLC), non sottoposti precedentemente a trattamento chirurgico o chemioterapico e con un PS (secondo i criteri dell` Eastern Cooperative Oncology Group - ECOG) uguale o maggiore di 2, hanno ricevuto giornalmente una somministrazione combinata di somatostatina, retinoidi, melatonina, vitamina D, bromocriptina e ciclofosfamide. Risultati: Sono stati arruolati ventotto (28) pazienti. L`età media è stata di 64 anni (con un età variabile da 35 a 74 anni). Il PS è stato di 2 e 3 rispettivamente nel 78,6% e nel 21,4%. La mediana statistica di sopravvivenza (analisi intent-to-treat) è stata di 12,9 mesi (compresa in un range tra 1,5 e 33,5 mesi). Le percentuali di sopravvivenza ad 1 e a 2 anni sono state rispettivamente del 51,2% e 21,1%. Gli effetti collaterali sono stati molto blandi, per la maggior parte consistenti in diarrea, nausea/vomito e sonnolenza di grado 1-2. La maggior parte dei pazienti ha beneficiato di un miglioramento dei sintomi sia a livello respiratorio (tosse e dispnea) sia a livello generale (dolore, astenia ed insonnia). Conclusioni: I pazienti affetti da tumore del polmone in fase avanzata non a piccole cellule (NSCLC) possono trarre beneficio da una terapia combinata con somatostatina, retinoidi, melatonina, vitamina D, bromocriptina e ciclofosfamide, in termini sia di sopravvivenza che di qualità della vita, con effetti collaterali molto modesti. ***************************************** Cancer Biother Radiopharm. 2001 Apr; 16(2):171-7. ABSTRACT Cyclophosphamide plus somatostatin, bromocriptin, retinoids, melatonin and ACTH in the treatment of low-grade non-Hodgkin's lymphomas at advanced stage: results of a phase II trial. . Todisco M, Casaccia P, Rossi N. ASL13, Sondrio. todmau@tin.it . . PURPOSE: Somatostatin, prolactin, retinoids, melatonin and ACTH have been shown to influence the lymphatic growth, and the action of the cyclophosphamide in lymphoproliferative disorders is well known. This provided the rationale to conduct, in patients with low-grade non-Hodgkin's lymphomas (NHL), a phase II trial of a combined association of cyclophosphamide, somatostatin, bromocriptin, retinoids, melatonin and ACTH. PATIENTS AND METHODS: Twenty patients with a diagnosis of low-grade NHL, stage III or IV, were included in this study. Patients received for one month the following treatment: cyclophosphamide, somatostatin, bromocriptin, retinoids, melatonin, and ACTH. The therapy was continued for two additional months in patients with stable or responding disease. After three months, the responding patients continued the therapy for three months and more. RESULTS: Twenty patients were assessable for toxicity and response; 70% (14 of 20 patients; 95% confidence interval [CI], 50% to 90%) had a partial response; 20% (4 of 20) had stable disease, and 10% (2 of 20) progressed on therapy. Going on with the treatment, none of the 14 patients with partial response had a disease progression (average follow-up time of 21 months, range, 7 to 25), and 50% of these patients had a complete response; among 4 patients with stable disease, 25% (1 of 4) had a partial response and 75% (3 of 4) progressed on therapy (mean time to progression [TTP] 14.3 months, range, 7 to 21). The toxicity was very mild, the most common side effects being drowsiness, diarrhea and hyperglycemia. CONCLUSIONS: The association of cyclophosphamide, somatostatin, bromocriptin, retinoids, melatonin, and ACTH is well tolerated and effective in treatment of low-grade NHL at advanced stage.
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Giovanni

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21/09/2006 14.13.38
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Già 2002 sono state pubblicate le terapie per i sacomi
Già 2002 sono state pubblicate le terapie per i sacomi Ipertermia per i sarcomi La risposta dei sarcomi del tessuti molli con chemooterapia neoadiuvante unita con l'ipertermia regionale è preventiva per un controllo locale ha migliorato con tumore con conseguente beneficio di lunga durata di sopravvivenza per i pazienti con i sarcomi dei tessuti molli ai luoghi retro-peritoneali o viscerali sfavorevoli. Giornale di oncologia clinica 2002, volume 20: 3156 - tumori 3164Pelvic http://www.bsdmedical.com/bsd2000.html ……………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………… Cancro è associato così spesso con un sistema immune diminuito o esaurito, inoltre il cancro si manifesta nel malato dove il sistema immunitario di controllo è alterato in modo espressivo. Se tali valori mon entrano nella norma il tumore può svilupparsi continuamente, per concludere bisogna controllare il malato nella sua risposta immunitaria, non mancano i mezzi per farlo. Di conseguenza l'uso delle sostanze immuni di attivazione è dato risalto a. Le infusioni endovenose che contengono il selenio, il germanio, il magnesio, la vitamina C, il complesso di B, l'acido folico, lo zinco ed il glutatione sono date giornalmente, 5 giorni per settimana per tre settimane. Ogni infusione è seguita da un'iniezione intramuscolare di poli miscela del peptide derivata dal timo e dalla milza. Questi peptidi sono attivatori delle cellule T e di altri elementi cellulari del sistema immune. Oltre che i injectables, un certo numero di supplementi orali speciali sono dati sia durante che dopo le infusioni iniziali. Questi includono la vitamina A nella forma emulsionata, in vitamina E, in enzimi pancreatici, nell'estratto del timo, nel fattore di diffusione del coenzima Q10 del hexaphosphate dell'inositolo e. Questi sono continuati su una base del paziente. Istangioprotettivi (Co. Q 10, Carnetina, Vit. A ed E, Finasteride, Bioflavonoidi, Moexipril, etc.) sono in grado di far scomparire il terreno oncologico. La melatonina, la somatostatina e, specialmente, gli oppioidi endogeni stimolano la sintesi antcorpale. Però bisogna considerare che il sistema immunitario non si può curare in un mese, il tumore va eliminato con mezzi più veloci, si fa uso una terapia efficace ma questa terapia non deve compromettere il sistema immunitario. L’ipertermia è l’unica terapia che rinforza il sistema immunitario, inoltre le cellule tumorali sono sensibili al calore, i farmaci hanno la massima efficacia con dosi minime. Ipertermia per i sarcomi, leiomiosarcoma Ipertermia per i sarcomi, leiomiosarcoma Pazienti con il sarcoma del tessuto del tessuto molle della membra Questo studio attualmente sta reclutando i pazienti. Verificato dai garanti e dai collaboratori di settembre 2004 dell'istituto del National Cancer (NCI): Le informazioni nazionali dell'istituto del cancer della Duke University (NCI) hanno fornito vicino: Contrassegno Nazionale Dell'Istituto Del Cancer (NCI) ClinicalTrials.gov: NCT00093509 Scopo SPIEGAZIONE RAZIONALE: La terapia di ipertermia uccide le cellule del tumore riscaldandole a parecchi gradi sopra la temperatura corporea. Usando MRI per misurare il calore può contribuire a determinare l'efficacia della terapia di ipertermia. La radioterapia usa i raggi X ad alta energia per danneggiare le cellule del tumore. Droghe usate in chemioterapia, quali il ifosfamide ed il doxorubicin, lavoro nei sensi differenti arrestare le cellule del tumore dalla divisione così smettono di crescere o muoiono. Unendo ipertermia con la radioterapia e la chemioterapia prima che l'ambulatorio possa uccidere più cellule del tumore e ristringere il tumore in moda da poterlo rimuovere esso. SCOPO: Questa prova di fase I/II sta studiando gli effetti secondari dell'ipertermia una volta data insieme alla radioterapia e chemioterapia facoltativa e vedere come funzionano nella cura dei pazienti che stanno subendo la chirurgia per il sarcoma molle del tessuto delle membra. Droga Molle Del Sarcoma Del Tessuto Del Tessuto Dell'Adulto Della Fase I Di Fase Di Intervento Di Circostanza Del Sarcoma Della Fase II Dell'Adulto Del Tessuto Del Sarcoma Della Fase III Dell'Adulto Del Tessuto Del Sarcoma Dell'Adulto Molle Molle Molle Della Fase IV: droga del cloridrato di doxorubicin: procedura di ifosfamide: procedura ausiliaria di terapia: procedura di chemioterapia: procedura convenzionale di chirurgia: procedura di chemioterapia della alto-dose: procedura di ipertermia: procedura neoadjuvant di terapia: procedura di radioterapia: fase II di fase I di chirurgia Soggetti relativi di MedlinePlus: Sarcoma Molle del Tessuto Molle Del Tessuto Tipo Di Studio: Disegno di Studio di Interventional: Trattamento Titolo Ufficiale I sarcomi sono resistenti ai farmaci e alla radioterapia a raggi X, però con il calore queste cellule maligne vanno incontro alla morte, in questo caso sia la radioterapia e chemioterapia agisce con la massima efficacia, il farmaco con il calore agisce anche nel sangue distruggendo tutte le cellule disseminate, evitando le metastasi in altre parti del corpo, questo è il vero metodo per distruggere i sarcomi, il calore è l'arma per tutti i tumori, se l’oncologia non valuta questo metodo di cura non risolverà nulla. ……………………………………………………………………………………………………………… Congresso annuale aprile 2006 E' stato presentato un rapporto su uno studio importante in corso dei sarcomi dei tessuti molli trattati con l'ipertermia congiuntamente alla chemioterapia, confrontata ad uso della chemioterapia da solo. Questo studio, con un obiettivo di reclutamento di 340 pazienti, sta avvicinando la conclusione ed il rilascio dei risultati. L'ipertermia è stata indicata negli studi clinici per aumentare sostanzialmente l'efficacia della chemioterapia così come radiazione. Il (18/03/2005) ho fatto il primo commento riguardo all’ipertermia, ho sempre sostenuto che l’ipertermia è la migliore terapia, avendo avuto tutte le prove di malati che erano stati curati con l’ipertermia dopo il fallimento delle solite terapie standard, chirurgia, chemio e radioterapia a raggi x. Molte volte ho fatto dei commenti per i sarcomi, sostenendo che le terapie standard non funzionano e bisognava cambiare metodo di cura. ……………………………………………………………………………………………………………………………. 15 maggio 2006 Sportello cancro TUMORI RARI Sarcomi, allo studio una chemioterapia meno tossicaI protocolli attuali sono gli stessi da quindici anni e in alcuni casi non appaiono adeguati. Si sperimentano nuovi schemi farmacologici Con questi farmaci sono stati curati molti malati, ma nessuno a mai fatto caso.
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Giovanni

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21/09/2006 13.55.35
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Associazione europea di ipertermia
Nasce l'Assie (Associazione Europea di Ipertermia) che ha lo scopo di promuovere la diffusione della metodica in campo nazionale e internazionale, favorendo convegni e congressi. Organizza corsi per apprendere l'utilizzo dell'ipertermia (la sede è presso l'Ircc di Candiolo - Università di Torino) e istruire tecnici per la manutenzione delle macchine. Inoltre offre un valido sostegno al paziente oncologico, indirizzandolo nei centri più avanzati dove si pratica questa metodica Associazione Europea di Ipertermia (Assie) Tel 0381.329752 -0381/311274 fax 0381.32975 Tramite (ASSIE ) è possibile aver la lista dei centri specializzati info@assie.it numero verde 800299155 www.assie.it
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Giovanni

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21/09/2006 13.52.42
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La vertebroplastica
Un terzo di tutte le fratture vertebrali è da osteoporosi. Negli Stati Uniti d'America, si verificano circa 700.000 fratture vertebrali all'anno da osteoporosi (300-400.000 ricoveri annui), un terzo delle quali (200-250.000 circa) è dolente e meritevole di trattamento. Per Paesi come la Francia o l'Italia la proporzione è di circa 1/6 rispetto alle cifre USA. Le vertebre costituiscono inoltre uno dei più frequenti siti di localizzazione tumorale, in particolare delle metastasi. Il paziente con una lesione osteoporotica o tumorale vertebrale viene costretto a lunghi periodi di allettamento forzato (2-3 mesi) nell'impossibilità di deambulare, per il dolore o per paura di un crollo vertebrale. La Vertebroplastica è oggi considerata come uno dei trattamenti più efficaci e raffinati in grado di prevenire il crollo di una vertebra affetta da osteoporosi o da neoplasia, e ridurre in maniera drastica il dolore vertebrale correlato alla frattura e alla malattia (osteoporosi o tumore). L'introduzione di un particolare cemento per via percutanea, con suo consolidamento in soli 6 minuti circa infatti determina la scomparsa del dolore, in media in 1-3 giorni. Il paziente viene dimesso in 24-48 ore, può condurre una vita normale, non è obbligato all'uso di corsetti o busti, e non deve permanere in decubito a letto (consigliato per 60 giorni nella terapia "tradizionale", con rischio di tromboflebiti e peggioramento dello stato osteoporotico stesso). Essendo inoltre il cemento iniettato citolesivo e impenetrabile, distrugge le eventuali cellule tumorali presenti nella sede di cementificazione. Cenni storici e tecnica. La prima Vertebroplastica fu effettuata per la prima volta da Hervè Deramond ad Amiens, nel 1984, per un angioma espansivo vertebrale, con una tecnica, simile a quella odierna, che è stata però perfezionata nel tempo. L'intervento consiste nell'introduzione, attraverso la cute e con guida TC, di un sottile ago attraverso il quale, raggiunto il corpo vertebrale, viene iniettato senza alcun dolore per il paziente un particolare cemento in grado di consolidare in maniera pressoché immediata la vertebra stessa. Indicazioni. La Vertebroplastica appare indicata per due patologie principali: Osteoporosi severa con perdita dell'altezza e/o fratture da compressione del corpo vertebrale, associate a dolore acuto. I tumori vertebrali responsabili di dolore (metastasi, linfomi. plasmocitomi, mielomi, angiomi, ecc.). Tra i vantaggi, da annoverare la riduzione dei tempi di allettamento del paziente (dai tradizionali 60-90 giorni a 1-2 giorni), e quindi del rischio di complicanze da lunghi periodi di allettamento forzato (tromboflebiti o polmoniti). La vertebroplastica può anche costituire momento che precede il trattamento chirurgico o radioterapico di una frattura vertebrale osteoporotica o tumorale. Controindicazioni. Da non trattare mai il paziente unicamente in caso di: stati settici discrasie emorragiche Epidemiologia delle malattie suscettibili del trattamento. In Italia esistono circa 30-40.000 casi circa all'anno di fratture da osteoporosi dolenti. La spesa per la terapia e riabilitazione tradizionale dei pazienti anziani con frattura osteoporotica grava quindi pesantemente sul bilancio della Sanità. Il "dolore come malattia da curare e non come semplice sintomo di malattia" è stato posto in posizione prioritaria nei nuovi programmi della Sanità italiana: il dolore provocato da lesioni tumorali della colonna si rende spesso responsabile di grave penalizzazione psicofisica del paziente osteoporotico o tumorale, che non infrequentemente deve ricorrere a farmaci analgesici morfino-simili. Risultati. I risultati della metodica sono estremamente incoraggianti. NelI'85 si assiste, nel 98% dei casi, alla scomparsa o alla significativa riduzione del dolore, unitamente alla ripresa della normale mobilità del paziente, e all'eliminazione del rischio di un crollo vertebrale, con le relative conseguenze. L'effetto positivo dell'intervento viene di norma apprezzato in un periodo compreso tra la prima ora e il 14° giorno, con una media di 72 ore. I controlli a distanza, oggi presenti in letteratura sino a 48 mesi dall'intervento, hanno dimostrato una stabilità morfologica del cemento, e il perdurare della scomparsa dei sintomi della malattia, in particolare in caso di crollo osteoporotico. L'intervento può riguardare uno o più corpi vertebrali, ma mai più di 3 vertebre per seduta operatoria. Il rilievo di complicanze minori (estensione intradiscale, paravertebrale, intravenosa perivertebrale) del cemento vengono considerate praticamente prive di significato clinico. In conclusione, la Vertebroplastica appare oggi una metodica di grande efficacia nella terapia del crollo vertebrale osteoporotico, tumorale o osteonecrotico.
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Giovanni

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21/09/2006 13.48.23
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Che cosa è l'ipertemia
Vari metodi d'ipertermia può essere: 1) Total body 2) Regionale 3) Locale Nell’uomo il limite per l’ipertermia total body è rappresentato dai 42°C che possono essere raggiunti mediante applicazione di aria calda, di calore radiante, con l’immersione in acqua calda o mediante perfusione extracorporea e scambio di calore. Mediante l’ipertermia regionale si porta una regione del corpo a 44-45°C per tempi abbastanza brevi. Ciò può essere ottenuto mediante l’immersione in acqua calda, calore radiante, perfusione, radiofrequenze, capacitive o induttive, e microonde. Nell’ipertermia locale, limitata al tumore ed ai tessuti ad esso circostanti, si possono raggiungere temperature di 50°C. I mezzi adottati consistono nell’applicazione di sonde endocavitarie o applicatori di superficie o a distanza, mediante radiofrequenze, ultrasuoni e microonde. Sulla tecnica di riscaldamento mediante ultrasuoni, radiofrequenze e microonde si è appuntato l’interesse dei ricercatori in questi ultimi anni. Tali metodiche vengono utilizzate in particolari patologie e il loro impiego si va via via differenziando. Per gli ultrasuoni è stato prospettato un interessante utilizzo soprattutto nei tumori profondi (polmone, fegato, stomaco, pancreas). Le tecniche utilizzate vanno dall’ipertermia total body, alla perfusione loco-regionale, alla interstiziale (con infissione di sonde nella massa tumorale). Analizziamo il modo in cui le radiofrequenze, che a nostro parere possono essere considerate le metodiche più promettenti in futuro in campo oncologico, inducono la formazione di calore. Elettrostaticamente l’organismo è formato da un numero enorme di dipoli, con una carica positiva da un lato e negativa dall’altro. La maggior parte di questi dipoli è costituita dalle molecole di acqua, ma possono essere formati anche da aminoacidi. Esposti ad un campo elettromagnetico alternato questi dipoli ruotano alternativamente in direzione opposta, secondo il variare della direzione del campo elettromagnetico. La rapida rotazione dei dipoli provoca attrito molecolare che produce calore. Le proteine, anche se sono bipolari, sono troppo pesanti per ruotare rapidamente e quindi il loro movimento non contribuisce in modo significativo al riscaldamento. Quando una parte dell’organismo viene riscaldata con radiofrequenze il calore viene allontanato dal sangue e disperso in altre zone del corpo. Il raffreddamento del tessuto è direttamente dipendente dall’entità del flusso ematico. Più questo è rapido maggiore è il raffreddamento. Il tessuto tumorale, che generalmente ha un flusso ematico molto più lento di quello del tessuto sano, per i meccanismi che abbiamo esposto in precedenza, accumula e concentra il calore della terapia con radiofrequenze, raffreddandosi inoltre molto più lentamente del tessuto sano. Le tecniche di riscaldamento mediante radiofrequenze possono essere di tipo dielettrico o induttivo. Dal punto di vista dell’applicazione alla terapia dei tumori dell’uomo sembra preferibile il sistema di tipo induttivo. Per ora ,purtroppo, la sua applicazione pratica è ancora a punto, per cui il riscaldamento mediante radiofrequenze che sembra più raccomandabile al momento attuale è quello di tipo dielettrico che prende il nome da H. Le Veen, il suo ideatore. Il sistema Le Veen si avvale di un generatore di radiofrequenze (a 13.56 Mhz) che produce il riscaldamento selettivo delle masse tumorali tra i 46 e i 50°C, mentre la temperatura dei tessuti normali rimane intorno ai 40°C. Le frequenze vengono inviate all’organismo mediante piastre parallele (collegate ad un’antenna a sua volta collegata al generatore), applicate sulla superficie cutanea. Il fascio di onde radio è all’incirca perpendicolare alla superficie dell’elettrodo e la sua capacità di penetrazione è condizionata nettamente dalla natura dei tessuti attraversati. Grasso sottocutaneo, muscolo, osso e tumore si riscaldano in maniera diversa a seconda del contenuto di acqua, sali minerali oltre alle intrinseche proprietà elettriche e vascolari del tessuto. La profondità di penetraziona varia inoltre con il variare della superficie cutanea riscaldata: più questa è ampia più profondamente giunge il fascio di radiofrequenze. Essa poi può essere migliorata mediante varie metodiche, ad esempio collegando in generatore ad un amplificatore della potenza di circa un Kilowatt. Il generatore può funzionare con un singolo canale oppure può attivare in sequenza due o tre coppie di elettrodi. Ciò è importante per formare il massimo calore nel tmore attraverso differenti porte di ingresso cutaneo. Per evitare ustioni alla cute gli elettrodi originali del sistema Le Veen possono essere sostituiti da altri a cui è applicata una serpentina di rame raffreddata mediante circolazione di acqua. Questo accorgimento permette di alzare anche del 25% l’emissione del generatore con conseguente innalzamento della temperatura nei tessuti sottostanti allo strato adiposo sottocutaneo senza che quest’ultimo venga riascaldato per contatto. L’ipertermia è un trattamento antitumorale non tossico sul midollo osseo, non invasivo, non teratogeno e può essere associato utilmente ad altre terapie oncolgiche di cui potenzia l’effetto. E’ fuori di dubbio che il calore, a temperature superiori a 40°C, agisca sinergicamente con le radiazioni e con i farmaci antiblastici. Vediamo come la radioterapia non è in grado di agire, cioè incontra radioresistenza, quando la cellula di trova in fase S (o di duplicazione del DNA) oppure quando versa in stato di ipossia, condizioni pressochè costanti nei tumori. In tali fasi la cellula neoplastica si è invece dimostrata particolrmente sensibile all’azione letale del calore. Da questa considerazione scaturisce il concetto di associare radioterapia ed ipertermia in quanto il calore agisce durante le fasi in cui vi è, per le ragioni su esposte, radioresistenza fisiologica, ed inoltre esso ostacola i meccanismi del danno cellulare indotto dalla radiazioni. Il pratica la neoplasia può essere efficacemente colpita nel suo strato periferico dalle radiazioni inonizzanti e nel meno perfuso ed ossigenato centro, nella zona ipossica radioresistente, dall’ipertermia. La combinazione radioterapia-ipertermia permette perciò di usare un numero minore di rad per ottenere lo stesso effetto citoriduttivo. Sinergismo analogo esiste anche con alcuni farmaci citotossici (adriamicina, bleomicina, ciclofosfamide, cisplatino, mitomicina C, nitrosuree). Metotrexate, 5-FU, vincristina, vinblastina non sembrano presentare invece un particolare potenziamento d’azione con il calore. Il meccanismo d’azione di tale potenziamento consisterebbe in un sinergismo degli effetti lesivi di farmaco e calore a livello delle membrane cellulari (per il cisplatino) o in una coazione lesiva del complesso farmaco-ipertermia sui processi enzimatici di riparazione del DNA. Non è quindi ancora chiaro il meccanismo d’azione dell’associazione, nè è facile interpretare i risulati sperimentali poichè gli agenti antiblastici somministrati insieme al calore possono dimostrarsi più efficaci semplicemente perchè l’ipertermia elimina una popolazione neoplastica normalmente chemioresistente e non proliferante. Per associazione con i chemioterapici si intende anche l’uso contemporaneo al calore di fattori antiblastici che si dimostrano sinergici con esso in vitro e nell’animale sperimentale. L’energia necessaria alla distruzione cellulare per azione diretta del calore è di circa 140 Kcal/mole. In associazione con farmaci antiblastici questa energia di riduce a 20-37 Kcal/mole. Tra i tumori di più ampia diffusione sembra siano particolarmente sensibili al trattamento ipertermico gli epiteliali del polmone, dell’ovaio, del colon-retto, i tumori del collo e della faccia, le recidive e le metastasi da melanoma, i sarcomi dell’osso e della parti molli. In base a risultati nostri e di altri ricercatori, possiamo affermare che la termoterapia trova già oggi una sua indicazione precisa in quei tumori nei quali non è possibile l’intervento chirugico con ragionevoli prospettive di radicalità e nei quali i trattamenti chemio e/o radioterapici si sono rivelati insoddisfacenti. L’effetto di stimolazione immunitaria appare estremamente interessante e può essere potenziato e modulato con l’utilizzo razionale di farmaci che vengono impiegati sempre più spesso nella terapia dei tumori. Siamo oggi in grado non solo di aumentare la durata della sopravvivenza ma, soprattutto, di migliorare la qualità di questa sopravvivenza, utilizzando tecniche e sostanze meno aggressive nei confronti dei tessuti normali e selettivamente attive sui tessuti neoplastici. Stiamo cercando di operare un cambiamento da terapie basate su chemioterapici, chirurgia radicale e radiazioni (tutte pratiche distruttive sia per i tessuti neoplastici che per i tessuti sani, incluso il midollo osseo e il sistema immunitario) a terapie e metodi che rispettino l’integrità dell’organismo. In questo programma la termoterapia ha un ruolo di rilievo. Un tentativo razionale di stimolazione del sistema immune (eventualmente favorito dal riassorbimento dei prodotti di necrosi liberatisi con la termoretapia) dovrebbe cercare di interferire con la risposta immunitaria a vari livelli del suo sviluppo. Su queste basi noi oggi usiamo la chemioterapia (con schemi e modalità di somministrazione, ad esempio via intraarteriosa selettiva, che non siano immunodespessivi), in aggiunta alla termoterapia e successivamente un’immunoterapia attiva specifica. Pensiamo che i risultati ottenuti indichino già l’efficacia di questo trattamento. In futuro l’utilizzo di fattori che determino ipossia ed acidosi a livello tumorale (legature di vasi arteriosi, acidosi metaboliche) ed eventualmente farmaci termosensibilizanti potranno accrescere ulteriormente le nostre possibilità nel trattamento dei tumori localizzati. Oltre a queste associazioni farmacologiche pensiamo che un innalzamento, comunque ottenuto, della temperatura corporea possa facilitare il raggiungimento di un livello termico che sia effettivamente necrotizzante nei riguardi della cellula neoplastica. La dimostrazione che dopo adeguato riscaldamento si ottiene una occlusione selettiva della microvascolarizzazione del tumore induce a pensare che acidosi, ipossia e calore siano sinergici nell’ottenere un danno tissutale che esita in necrosi del tumore. Uno dei maggiori ostacoli che oggi incontriamo è infatti quello di un adeguato riscaldamento della massa sita in profondità. Per tale motivi non è assolutamente possibile, in via preventiva, determinare la sensibilità al trattamento di un determinato tumore. Alcuni autori affermano che i tumori più piccoli si riscaldano meno (a causa della loro vascolarizzazione ancora soddisfacente). Le nostre personali esperienze non confermano questo dato con buona risposta di tumori di varie dimensioni. Sommariamente possiamo affermare che un tumore profondo può essere riscaldato a sufficienza mediante alcuni artifici (refrigerazione degli elettrodi, porte d’entrata multiple, ecc.). Tuttavia in prospettiva appare insispensabile l’utilizzo di meccanismi fisici, farmacologici o metabolici di sensibilizzaione termica (compresa l’associazione con ipertermia sitemica). Per ottenere in futuro risultati costanti e prevedibili è necessario che si approfondiscano le nostre conoscenze sui rapporti specifici tra ipertermia, radiazioni ionizzanti, chemioterapici e immunomodulatori. E’ possibile infatti che particolari sequenze terapeutiche ci consentano di migliorare in maniera sensibile l’efficacia di ognuno di questi strumenti terapeutici. CHE COSA È L'IPERTEMIA? L'ipertermia è molto semplicemente, l'applicazione di calore terapeutico concentrato per trattare il cancro. dovuto alla relative ricerca sempre più impressionante ed annotazione di pista clinica, è considerato come "corrente principale" come la chirurgia, la chemioterapia e radiazione ed ora è riconosciuto come "la modalità di quarto" nel trattamento approvato del cancro. Tuttavia, dovuto la relativa accettazione relativamente recente nei cerchi medici importanti, non è ben noto - tuttavia è un trattamento con la promessa genuina. CHE TIPO DI TUMORI È TRATTATO USANDO L'IPERTEMIA? La funzione di dichiarare-of-the-art dell'istituto del cancer della valle tratta una vasta gamma dei tumori. Molti tumori sono in difficili da trattare,raggiungendo i luoghi che non hanno reagito bene ad altri metodi di trattamento. LUOGHI TRATTABILI EFFICACI con l’ipertermia: Cervello, osso, gola, tiroide, seno, fegato, pancreas, due punti, ovaie, utero, prostata, pelle ed altre sedi anatomiche. TIPI DI TUMORI TRATTABILI Adenocarcinoma, Carcinoma, Thymoma, Cellula Di Squamous, Mesothelioma, Sarcoma, Melanoma, Linfoma, Cellula Basale. L'IPERTEMIA AUMENTA I RISULTATI DI ALTRI TRATTAMENTI DEL CANCRO Un grande corpo di prova medica indica che quando l'ipertermia è usata congiuntamente alla radioterapia o la chemioterapia là è un miglioramento drammatico nei tassi di risposta. Uno studio recente che confronta i risultati dai ricercatori conducenti di ipertermia ha indicato che le risposte favorevoli sono state ottenute da soltanto 33% dei pazienti curati con radiazione sola, confrontato a 67% quando la radioterapia è stata unita con l'ipertermia. All'istituto del cancer della valle, più di 40% dei nostri rinvii pazienti vengono dai medici che sono convinti da prova medica simile che quando l'ipertermia è usata congiuntamente alla radioterapia o alla chemioterapia, ci sono diversi motivi per usare l’ipertermia, aumento triplo nei tassi di risposta favorevoli. Per questo motivo, l'istituto del cancer della valle inoltre offre il trattamento radioattivo e la chemioterapia all'interno della relativa funzione, come componente dei protocolli medici generali adatti. RIDUZIONE DI DOLORE DI BENEFITS-SUBSTANTIAL Per molti pazienti, il cancro di combattimento inoltre ha significato il dolore costante di combattimento, o contare sui narcotici forti come i derivati della morfina o di demerol. L'ipertermia è un'alternativa exellent all'uso dei queste droghe addictive. Non soltanto è un trattamento efficace del cancro, ma riduce spesso drammaticamente il wich di dolore tiene conto qualità di vita migliore. Successivamente, questo permette a molta gente di dedicare più energia alla loro lotta contro cancro. COME L'IPERTEMIA FUNZIONA? In tessuti normali, i vasi sanguigni si aprono, (dilatano) quando il calore è applicato, dissipando il calore e raffreddando l'ambiente delle cellule. Diverso delle cellule sane, un tumore è un gruppo delle cellule strettamente imballato e la circolazione è limitata e pigra. Quando il calore è applicato al tumore, le sostanze nutrienti e l'ossigeno vitali sono tagliati dalle cellule del tumore. Ciò provoca un crollo del sistema vascolare e della distruzione del tumore delle cellule di cancro. Per aver l’affetto maggiore usando l’ipertermia è necessario usare anche le terapie tradizionali, con dosi minime, chemio e radioterapia, queste terapie tradizionali sono efficaci per i contorni del tumore perché sono più ricchi d’ossigeno mentre il calore combatte la parte centrale del tumore. Molte prove cliniche sono state fatte usando l’ipertermia da sola o con altre terapie, usando entrambe le terapie i risultasti sono stati nettamente migliori. Bisogna valutare che queste prove sono state fatte per valutare gli effetti tra le singole terapie, però per combattere il tumore si fa uso anche dei farmaci per aumentare il sistema immunitario, quando il sistema immunitario funziona combatte tutte le malattie, la cura Di Bella è molto indicata associando l’ipertermia.
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Giovanni

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Inserito il
21/09/2006 13.41.43
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L'ipertermia
L'ipertermia, con l'avvento di nuove apparecchiature più performanti, si propone oggi, in patologie selezionate, come possibile scelta terapeutica in campo oncologico, non come alternativa, ma in associazione con le terapie tradizionali (chemioterapia e radioterapia). Attraverso l'uso di campi elettromagnetici a radiofrequenza, focalizzati da apposite antenne (Ipertermia transcutanea loco-regionale), l'organo bersaglio è riscaldato fino ad una temperatura vicina o superiore ai 43° C, per circa 60 minuti. Il trattamento, cioè il riscaldamento alle temperature suddette, può essere eseguito più volte, secondo i protocolli, ma generalmente non viene ripetuto più di tre volte alla settimana, per evitare il fenomeno della termotolleranza, cioè la maggiore resistenza cellulare al calore nelle 48 ore successive alla terapia (46). E' possibile anche, con apparecchiature differenti, riscaldare tutto l'organismo (Ipertermia corporea totale) (54) o direttamente le lesioni tumorali, introducendo appositi aghi, sotto guida ecografica, per via transcutanea (Ipertermia interstiziale). L'interesse dell'Ipertermia in oncologia è andato crescendo, in questi ultimi anni; è stato, infatti, dimostrato che la radioterapia e la chemioterapia, se utilizzate in associazione con trattamenti di Ipertermia, possono avere, a parità di dose, una maggiore efficacia o conservare la stessa efficacia, a dosi inferiori. Il calore potenzia gli effetti della radioterapia e della chemioterapia sul tumore, senza aumentare gli effetti collaterali (cioè gli effetti debilitanti su tessuti ed organi sani derivanti dalla citotossicità della chemioterapia e radioterapia), permettendo un significativo miglioramento nel controllo della crescita tumorale. Ciò è reso possibile dalle caratteristiche della neovascolarizzazione tumorale: i vasi tumorali, infatti, privi dell'impalcatura muscolare; non consentono, per mancanza di elasticità, quella vasodilatazione fisiologica che permette un'adeguata dissipazione del calore introdotto. In altri termini, il calore rimane intrappolato nelle lesioni tumorali generando morte cellulare. L'effetto di necrosi avviene per inibizione dell'attività di riproduzione delle cellule neoplastiche, con meccanismo di apoptosi (rottura del DNA) sulle cellule neoplastiche quiescenti, che appaiono particolarmente sensibili alle alte temperature (7). Il fenomeno bene s'integra con l'azione delle terapie convenzionali (chemio e radioterapia) che espletano la loro azione citotossica sulle cellule in attiva proliferazione. Un altro considerevole vantaggio dell'Ipertermia è costituito dal fatto che la reattività immunitaria del malato tumorale, solitamente depressa dalla malattia stessa e/o dalle cure messe in atto per controllarla, viene potenziata dall'Ipertermia: questa, mimando il meccanismo di difesa fisiologica rappresentato dalla febbre, provoca la liberazione di sostanze immunoregolatrici (citochine), le quali hanno effetto protettivo per l'organismo del malato. La sinergia, quindi, dei trattamenti combinati di Ipertermia + Chemio, Radioterapia (17) o Immunoterapia (31) può consentire il raggiungimento dello stesso risultato, utilizzando le terapie convenzionali a dosaggi ridotti, con conseguente riduzione dei loro, spesso pesanti, effetti collaterali (11). Non va infine dimenticato che, in fase preoperatoria, l'applicazione dell'ipertermia può ridurre la massa tumorale, facilitando l'opera del chirurgo e consentendo a volte interventi anche in casi che ad una prima valutazione vengono giudicati inoperabili. Le proprietà terapeutiche del calore erano già conosciute nel passato: l'uso dei ferri caldi nella cura del cancro è riportato Da Galeno ed Ippocrate e n'esistono tracce anche nel 2000 avanti Cristo. Coley nel 1983 provò ad iniettare tossine batteriche per ottenere elevati stati febbrili in pazienti con tumori. Alcuni autori giapponesi sostengono che la bassa incidenza di alcuni tipi di tumori nella popolazione nipponica è determinata dall'uso continuo di bagni molto caldi. La ricerca di nuove modalità di trattamento che avessero come caratteristica l'assenza pressoché totale di effetti collaterali, ha fatto rinascere l'interesse per l'ipertermia come modalità terapeutica antitumorale (19), a partire da ricerche di base sui meccanismi con cui il calore è in grado di uccidere le cellule tumorali o renderle più sensibili ad alcuni farmaci ed alle radiazioni (35, 36). Negli anni '70 sono stati pubblicati numerosi studi biologici, che hanno meglio precisato gli effetti cellulari provocati dal calore (7,11). Questi studi hanno confermato l'efficacia dell'ipertermia e dimostrato il vantaggio terapeutico derivante dall'associazione con radioterapia e la chemioterapia (14). La sperimentazione clinica e l'avvio dei primi studi clinici randomizzati hanno portato alla formazione, in Europa, negli Stati Uniti ed in Giappone di società di ipertermia affiliate alle organizzazioni per la ricerca ed il trattamento del cancro. A livello internazionale sono stati completati molti studi biologici sugli effetti del calore, nell'intervallo di temperature compreso tra 42 e 45 gradi C, in associazione con le radiazioni ionizzanti (35). L'integrazione tra ipertermia e radiazioni trae origine dall'attivazione di due diversi fenomeni: il calore induce un effetto citotossico diretto, dovuto alle particolari condizioni ambientali delle cellule tumorali, caratterizzate da scarsa nutrizione per via vascolare, carenza di ossigeno ed aumentata acidità; in secondo luogo il calore induce un effetto radiosensibilizzante che consente di utilizzare l'ipertermia come terapia adiuvante per distruggere cellule tumorali radioresistenti. I dati di laboratorio derivanti dalle evidenze sperimentali, hanno mostrato un incremento di efficacia, secondo i tipi tumorali e dei protocolli terapeutici, pari a circa una volta e mezzo a tre volte, rispetto alle sole radiazioni ionizzanti. Dati interessanti provengono dai primi studi cimici sperimentali negli anni ottanta con più di 25.000 tumori trattati. Le evidenze raccolte dai protocolli iniziali Americani ed Europei, testimoniano che la combinazione di calore e radiazioni nel trattamento di carcinomi squamosi del collo (25), di melanomi, e di carcinomi della mammella (18), determina un miglioramento nel controllo locale della malattia. L'interazione tra ipertermia e chemioterapia è più complessa ed è fondata su diversi meccanismi. Uno dei principali effetti del riscaldamento sembra essere l'aumento della permeabilità cellulare, che consente una maggiore possibilità di passaggio di farmaci all'interno della cellula (14). Diversi studi hanno confermato l'efficacia dell'ipertermia su grossi tumori della zona addominale e pelvica
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Giovanni

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Inserito il
21/09/2006 12.33.36
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Non si muore di tumore
Non si può continuare a dire che la chemioterapia e l'unica terapia da applicare in caso di un tumore non operabile, abbiamo già le prove che le chemioterapie non guariscono il tumore, se ci sono state delle guarigioni non sono state per merito della chemioterapia, questi malati hanno avuto la fortuna di superatre i velini, le sue difese hanno reagito molto bene, se questi malati non fossero stati trattati con la chemioterapia sarebbero guariti lo stesso senza aver subito tutte le torture. Ci sono state molte ricerche per io tumori anche tradizionali, si è scoperto che un tumore primario difficilmente provoca la morte al paziente, la gravità e invece nelle metastasi, tanto che molti ricercatori cercano di evitare le metastasi, ma intendono farlo sempre con i farmaci. Molti ricercatori onesti sostengono che si potrebbe evitare le metastasi senza usare altri farmaci solo usando il buon senso, il malato deve aver la fiducia della terapia, non deve aver paura di morire. La pura può essere la causa di un secondo tumore, ma il malato non può farcela da solo, se io le dico al medico guardi che non è nulla di grave perché so di poter combattere il tumore, questo medico mi risponde che oltre di aver un tumore sono diventato anche matto. Da anni hanno creato un terrorismo per i tumori, questo non ha dato sicuramente un aiuto ai malati. Provate pensare ad un carcerato che deve essere ucciso per la sua condanna, come può un malato superare la malattia se dentro di lui sa che alla fine deve morire dal tumore. La cosa migliore e di cambiare la mentalità dei medici, è vero non si può dire al malato che non ha nulla, vedendosi poi in un reparto d’oncologia capisce da solo che è preso in giro, ma se cambiassimo metodo di cura potrebbe anche pensare che il suo male non è grave. Il prof Di Bella è stato un vero maestro dell'oncologia, di questo sono stati tutti d'accordo solo che in pratica pochi hanno seguito questo metodo. Anche usando l'ipertermia per il malato sarebbe un sollievo, non solo per efficienza ma anche per acquistare la serenità che tutti noi abbiamo bisogno, continuare la sua vita normale o non abbandonare il suo lavoro, con le cure di ipertermia abitando anche dei farmaci non tossici può farlo benissimo, che ha già visto un centro di ipertermia fuori dall’ospedale può essere d’accodo con quello che sostengo. Parlando di stress o conflitti possono passare quando arriva il male, il malato a quel punto pensa solo a star bene, e noi dobbiamo aiutarlo oltre con delle cure non invasive a darli la fiducia, solo così si può superare la malattia.
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Giovanni

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Inserito il
21/09/2006 10.30.13
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A proposito di hamer
. Non si può mai non contraddire nulla, ogni cosa va esaminata scientificamente, anche nella pratica, su questo abbiamo già discusso nel caso dell'ipertermia, che non tutti gli oncologi sono d'accordo. La stessa valle per il metodo del dott Hamer, per giudicare le sue ricerche credo che dobbiamo stare attenti di non confondere che ogni essere vivente uomo o animale è sempre diverso, per tutte le malattie, l'inquinamento, una dieta sbagliata, fumo e alcol danneggia l'organismo, queste persone sono sempre più a rischio per tutte le malattie. Se una persona mantiene un fisico sano a molte difese in caso di una malattia. Spesso il tumore può colpire la persona con meno difese, o persone che sono a contatto con sostanze tossiche, su questo Hamen non ha mai dubitato. Quello che invece Hamer sostiene che non è sempre vero che i tumori sono causati dalle cellule che diventano maligne per le solite cause che sempre la medicina tradizionale sostiene, tossicità dei cibi, aria inquinata, o diete povere di anti ossidanti, ci sono altre le cause che la medicina tradizionale non ha mai considerato, conflitti spirituali. Non voglio continuare su quest’argomento perché facciamo troppa confusione. Però è giusto dare delle indicazioni precise della malattia tumorale, è proprio dal libro per la nuova medicina che ha avuto una risposta nei miei dubbi, in nessun libro della medicina tradizionale avrei trovato la risposta. Molti malati terminali compresa mia figlia sono morti anche dopo essere stati curati con l'ipertermia, la prima causa è stata causata dal fisico distrutto dalla chemioterapia, la morfina e l'ignoranza dei medici dell'assistenza dell’ospedale, hanno sempre sottovalutato tutto, dolori, gonfiamenti, febbre, l'ascite, tutti sintomi di una fase pericolosa per la medicina tradizionale, non è così pericolosa per la nuova medicina, intervenire nel modo sbagliato può essere molto dannoso, anche mortale. Se sottovalutiamo le cose più importanti e inutili affermare che per un tumore non ce nulla da fare. Anche se i medici della medicina tradizionale non intendono seguire le teorie di Hamer devono però valutare se quello che hanno fatto per anni è giusto continuare a farlo. Conosco dei medici che ammettono che molte cose sono sbagliate ma non possono fare nulla, questo è molto grave, per salvare un malato bisogna usare tutti i mezzi sia tradizioni o non tradizionali, di fronte ad un malato il medico deve prestare le cure migliori
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