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Roger Pedersen: "il signore delle staminali".


PedersenSul supplemento Tutto scienze e tecnologie del quotidiano La Stampa viene intervistato Roger Pedersen: "il signore

PedersenSul supplemento Tutto scienze e tecnologie del quotidiano La Stampa viene intervistato Roger Pedersen: "il signore delle staminali". Ha lasciato gli Usa quando il presidente George W. Bush decise di porre limiti alla ricerca con le staminali embrionali e ora in Gran Bretagna dirige il piu' grande centro di ricerca sulle staminali del mondo: lo Stem Cell Institute di Cambridge.
Professor Pedersen, e' soddisfatto della sua scelta di lasciare gli Usa?
"E' stata la scelta piu' giusta di tutta la mia vita professionale. Qui posso lavorare ai massimi livelli sulle embrionali, la ricerca gode di ottimi finanziamenti e di un ampio supporto da parte di tutti."
Se dopo la decisione di Bush avesse deciso di lasciar perdere le embrionali, non credo che avrebbe avuto problemi a riciclarsi con successo in altre aree di ricerca. Invece ha veramente piantato tutto. Suppongo che avesse una forte motivazione a studiarle...
"Personalmente credo che offrano grosse opportunita' all' umanita'. E di fatto abbiamo gia' avuto una dimostrazione dei benefici della ricerca sugli embrioni umani: grazie ad essa, siamo arrivati a curare l'infertilita', persone che fino a 30 anni fa non avevano alcuna speranza di avere bambini, oggi possono averli. E non ci dimentichiamo che la rivoluzione riproduttiva e' cominciata proprio qui in Inghilterra: la prima bambina in provetta e' nata grazie al professor Robert Edward, dell'universita' di Cambridge."
Chi finanzia la sua ricerca?
"Non ricevo neppure un centesimo dalle aziende farmaceutiche: tutti i miei fondi vengono dal governo, piu' precisamente dal Medical Research Council, da un'organizzazione noprofit che e' la Wellcome Trust e da una studentship."
Intervistato da un settimanale italiano, uno dei maggiori esperti di staminali, Angelo Vescovi, ha dichiarato che, per la biologia, un embrione di una settimana e' un essere umano, perche' la vita nasce con la fecondazione. Qual e' la sua opinione?
"La fecondazione e' semplicemente la fusione di due genomi, quello della madre e del padre, ma con essa non siamo in presenza di un essere umano fisicamente individuabile. Il biologo sa bene che nelle prime due settimane che seguono la fecondazione si possono, per esempio, formare i gemelli. Le regole inglesi sono state fissate proprio con questa logica: limitandoci a fare ricerca su embrioni di non piu' di due settimane, abbiamo un ampio margine di sicurezza che non abbiano raggiunto il punto in cui siamo in presenza di un essere umano fisicamente individuabile. Questo e' quanto ci dice la scienza, il resto e' religione, o comunque metafisica. Tutti hanno diritto ad averne una, ma non a spacciarla per scienza."
C'e' un aspetto della ricerca sugli embrioni umani che inquieta particolarmente il pubblico: e' l'idea che per soldi, curiosita' scientifica o follia, nei laboratori prima o poi si possa arrivare a esperimenti di tipo nazista.
Le non ha paura?
"Credo che paure del genere vadano affrontate con maggiore razionalita', perche' quello che e' successo sotto il nazismo e' successo in un regime del terrore; la pratica della scienza in una democrazia e' qualcosa di molto diverso: c'e' spazio per il dissenso, la denuncia e il dibattito pubblico, ci sono leggi e organismi di controllo. Qui in Inghilterra, per esempio, chiunque voglia fare ricerca sugli embrioni umani deve fare una richiesta alla HFEA, l'agenzia governativa che disciplina e sorveglia tutta la medicina riproduttiva e la ricerca sugli embrioni. La HFEA esamina il progetto di ricerca e decide se rilasciare o meno l'autorizzazione: niente autorizzazione significa niente ricerca e niente soldi. Le regole sono chiare e ferree e la HFEA puo' mandare ispezioni. Le assicuro che nessuno vuole rischiare, perche' la pena per chi sbaglia non e' una multa: e' la prigione."
Alcuni sostengono che, comunque, per sviluppare terapie non e' necessario andare a impelagarsi in una controversia capace di dilaniare le coscienze: basterebbe usare le staminali adulte, che non pongono i problemi etici di quelle embrionali. Che ne pensa?
"Credo che, poiche' siamo all' inizio dei nostri studi, rinunciare alle embrionali sarebbe sbagliato. Prima di tutto, siamo nella fase in cui dobbiamo capire come funzionano tutte le staminali, sia embrionali che adulte, le loro proprieta' e differenze. Se non capiamo, non arriviamo da nessuna parte. Percio' dobbiamo studiare entrambe, perche' la conoscenza si ottiene anche per confronto. Ma oltre a cio', proprio perche' siamo all'inizio, nessuno puo' dire con certezza da dove verranno le applicazioni mediche. E quindi, rinunciando, rischiamo di precluderci un intero settore di applicazioni. E' un po' come se dopo avere scoperto il primo antibiotico, la penicillina, non avessimo voluto sapere nulla degli altri antibiotici, perche' tanto avevamo gia' la penicillina. Oggi sappiamo che i batteri possono diventare resistenti alla penicillina e che alcuni pazienti sono allergici. Se avessimo rinunciato in partenza agli altri, come avremmo trattato le infezioni resistenti o i pazienti allergici?"
Chi si oppone allo studio e all'uso delle embrionali sostiene che tutte le cure oggi disponibili a base di staminali usano le adulte, mentre finora non e' stato curato un solo paziente con le embrionali. E' vero?
"Si'. Pero' bisogna aggiungere che le terapie ottenute dalle adulte usano una classe particolare di staminali: quelle del sangue, che sono note e studiate ormai da 20 anni, quindi c'e' stato il tempo di arrivare alle applicazioni mediche.
Le embrionali, invece, sono state scoperte solo nel '98: e' normale che non siano state ancora messe a punto delle cure, perche' 6 anni sono troppo pochi. Comunque, anche se non abbiamo ancora terapie, usando i modelli animali come i topi, abbiamo gia' la prova che in linea di principio le embrionali hanno applicazioni terapeutiche."
Alcuni sostengono che il vero motore dietro la ricerca sulle embrionali siano gli enormi interessi commerciali delle aziende biotech sui brevetti. Che ne pensa?
"E' vero che le applicazioni terapeutiche delle embrionali potranno avere valore commerciale, ma ritengo che ci sia una percezione distorta della cosa. Lavoro sugli embrioni da decenni e fino a 56 anni ho lavorato negli USA, dove spesso la scienza si traduce in tecnologie o terapie, quindi in affari.
In tutti questi anni, sa quante aziende biotech che operano nel settore delle staminali ho conosciuto?
Quattro. Due lavoravano sulle adulte e sono andate in bancarotta perche' non c'era una richiesta sufficiente per le loro terapie; le altre due lavorano sulle embrionali, ma non sono riuscite ad attrarre gli investimenti di Big Pharma, il cartello delle grandi multinazionali farmaceutiche."
Possibile?
"Big Pharma non e' interessata a investire in un settore come le embrionali che probabilmente dara' frutti tra dieci anni, ha settori in cui il profitto e' piu' immediato e quindi preferisce investire li'. Per questo la ricerca sulle embrionali deve essere finanziata con soldi pubblici: il privato investe secondo la logica del profitto e non perche' una scoperta promette di rivoluzionare la medicina."
Nei prossimi dieci anni cos'e' ragionevole aspettarsi?
"A quel punto avremo capito come funzionano le staminali embrionali e quali proprieta' condividono con le adulte.
E sono fiducioso che questo si tradurra' in applicazioni con conseguenze mediche e sociali cosi' profonde che forse non possiamo neppure immaginare. In ogni caso, anche mettendoci nella peggiore delle ipotesi - quella per cui non tireremo
fuori nessuna cura - credo che studiarle ci portera' alla scoperta piu' eccitante del nostro tempo: capiremo come si forma una persona."
Non lo sappiamo gia'?
"Sappiamo veramente poco del primissimo stadio, perche' in quella fase l'embrione che si sviluppa nel corpo di una donna si attacca alle pareti dell'utero ed e' per noi invisibile. Ma ora, studiandolo in vitro, avremo accesso a quella fase La scienza che ha indagato l'origine dell'universo e della nostra specie, ora potra' indagare il Big Bang dell'essere umano."
Consiglierebbe ai ricercatori americani ed europei di fare come lei?
"Ognuno deve decidere per se'; posso solo dire che i ricercatori eminenti che vogliono studiare le staminali embrionali da noi sono i benvenuti. E di fatto molti stanno venendo qui."

Fonte: Aduc (29/04/2005)
Pubblicato in Analisi e Commenti
Tag: Pedersen
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