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La cannabis agisce anche sulle ossa, oltre al cervello


La cannabis non agisce soltanto sul cervello ma anche sulle ossa, rendendole piu fragili. La scoperta, avvenuta in Gran Bretagna e pubblicata sulla rivista Nature Medicine, promette di aprire la via

La cannabis non agisce soltanto sul cervello ma anche sulle ossa, rendendole piu' fragili. La scoperta, avvenuta in Gran Bretagna e pubblicata sulla rivista Nature Medicine, promette di aprire la via ad un nuovo approccio nella cura dell'osteoporosi, una malattia che nei Paesi europei provoca una frattura ogni 30 secondi, con un costo annuale stimato in 25 miliardi di euro, e che in Italia colpisce 5 milioni di persone, 4 dei quali sono donne. La ricerca, condotta sui topi presso l'universita' di Aberdeen, ha dimostrato che sulla superficie delle cellule delle ossa si trovano recettori in grado di legarsi sia alla cannabis che alle sostanze naturalmente prodotte dall'organismo e dalla struttura simile a quella della cannabis (endocannabinoidi). Tuttavia, quando a legarsi ai recettori sono queste sostanze, gli effetti sulle ossa sono decisamente negativi. Si osserva infatti un progressivo indebolimento e un'aumento di fragilita' che possono aprire la via all'osteoporosi.
Dallo studio, coordinato da Stuart Ralston, e' emerso poi che le cose cambiano decisamente quando ai recettori per i cannabinoidi si legano farmaci: questi impediscono ai cannabinoidi di occupare il recettore e in questo modo riescono a prevenire l'indebolimento delle ossa.
''La scoperta che i composti che bloccano l'azione dei cannabinoidi sono molto efficaci nel prevenire l'indebolimento delle ossa e' particolarmente interessante perche' dimostra che questi farmaci possono aprire la via ad un nuovo approccio nella cura dell'osteoporosi'', ha osservato Ralston. ''Non abbiamo studiato i consumatori di cannabis - ha aggiunto il ricercatore - ma la nostra ricerca suggerisce che l'uso eccessivo di questa sostanza puo' stimolare eccessivamente i recettori che si trovano sulle cellule delle ossa, con conseguenza negative''.
Adesso il principale obiettivo dello studio e' capire in che modo i cannabinoidi naturalmente presenti nell'organismo si legano ai recettori per regolare la densita' ossea. Sulla base delle conoscenze attuali, i cannabinoidi endogeni sembrano stimolare l'assorbimento delle ossa ed e' probabile che anche quelli che derivano dalla cannabis si comportino nello stesso modo.
Gli esperimenti condotti sui topi hanno dimostrato che bloccando i recettori dei cannabinoidi si blocca la perdita di densita' ossea. Al contrario, stimolarli con dei farmaci che imitano l'effetto della cannabis ha conseguenza negative. Secondo Ralston si tratta di ''una scoperta importante, che dimostra come i recettori ai quali si legano i cannabinoidi non sono importanti soltanto nel sistema nervoso centrale, ma anche nel controllo del metabolismo osseo''.

Fonte: Ansa (25/05/2005)
Pubblicato in Medicina e Salute
Tag: cannabis, osteoporosi
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