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Comunicazione e valutazione dei rischi, fattori chiave per liberare il potenziale delle nanotecnolog

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«La scienza e la politica non sempre vanno d'amore e d'accordo», ha dichiarato l'europarlamentare olandese Dorette Corbey, intervenendo nella prima giornata del Forum europeo sulle nanosci

«La scienza e la politica non sempre vanno d'amore e d'accordo», ha dichiarato l'europarlamentare olandese Dorette Corbey, intervenendo nella prima giornata del Forum europeo sulle nanoscienze tenutosi a Bruxelles il 19 ottobre.

Quando la scienza in questione suscita controversie, politici e scienziati possono essere ancor più in disaccordo. Tuttavia, entrambe le categorie erano presenti al forum e, quando hanno esaminato il potenziale della nanoscienza e della nanotecnologia, hanno dimostrato di sapersi muovere in sintonia, sensibilizzando i presenti su questo campo ancora relativamente nuovo, sui rischi e sulla percezione dei medesimi.

Scienziati e politici dipendono gli uni dagli altri, e pertanto è sensato che collaborino e convengano su un approccio comune alla nanoscienza. Gli scienziati, e in particolare quelli del settore pubblico, necessitano di fondi e di normative appropriate, se esistenti; i governi hanno la responsabilità di garantire che i cittadini non siano esposti a rischi, e che non vengano perse le opportunità di progredire nella scala della competitività.

Tuttavia, per sfruttare appieno il potenziale della nanoscienza, vanno prese in considerazione le preoccupazioni pubbliche, siano esse o no ritenute giustificate. Se l'Europa non affronterà i problemi con dovuto anticipo, tali difficoltà si ripresenteranno successivamente con maggiore forza, ha affermato il commissario per la Scienza e la ricerca Janez Potocnik. «Dobbiamo spiegare le cose con pazienza [...]. Nascondere le difficoltà genererà problemi ancora maggiori in futuro», ha aggiunto.

La sua opinione è in leggero contrasto con quella di Giovanni Carrada, un giornalista scientifico. Una delle lezioni apprese dalla vicenda degli organismi geneticamente modificati (OGM) è stata che fornire maggiori informazioni tecniche non rappresenta la soluzione. «è impossibile trasformare il grande pubblico in esperti», ha spiegato alla conferenza.

Giovanni Carrada ha elencato altri insegnamenti tratti dagli OGM: è la fonte più che il contenuto delle informazioni che può guadagnare o perdere la fiducia del pubblico; le incertezze non devono essere celate; i cittadini devono essere coinvolti a monte; le tecnologie non vanno considerate alla stregua di macchine.

Diversi oratori hanno confermato l'importanza di coinvolgere il grande pubblico nella nanoscienza fin dall'inizio.
«Le percezioni iniziali sono molto difficili da cambiare. Contraddistinguono a lungo la questione», ha affermato Giovanni Carrada. Nel caso della nanoscienza, le cose si complicano in quanto il concetto è ancora molto vago, ha rilevato Donald Bruce della Church of Scotland, e di conseguenza non richiama molto interesse nella società. Di fatto, un Eurobarometro sulla nanotecnologia ha evidenziato una consapevolezza molto bassa dell'argomento. Donald Bruce ha invece suggerito strategie di comunicazione che si concentrino sulle molte aree in cui si sta sviluppando la nanoscienza, quali la nanomedicina e la nanotecnologia per l'ambiente, ad esempio.

Benché ci siano ancora rischi da valutare in tali aree, il potenziale di miglioramento della qualità della vita è enorme. Per quanto riguarda la salute, ad esempio, la nanoscienza può migliorare la diagnosi, il monitoraggio delle condizioni, e le terapie con l'ausilio di nanostrumenti.

Ruth Duncan è docente di biologia cellulare e somministrazione farmaci presso la Welsh School of Pharmacy, Università di Cardiff (Regno Unito), nonché direttrice del Centre for Polymer Therapeutics (Centro per le terapie polimeriche). Ha illustrato sinteticamente i risultati che si potrebbero conseguire nella nanomedicina, ma ha anche fatto riferimento ad alcune delle sfide che vanno innanzi tutto affrontate. «Dobbiamo porci scadenze realistiche», ha osservato.

La nuova tecnologia deve ovviamente essere sicura. Inoltre, i ricercatori sono soggetti a enormi pressioni per individuare materiali poco costosi ed efficaci. Quando si sviluppano nuovi materiali o tecnologie, tale conoscenza deve tradursi in un prodotto ed essere valorizzata sul mercato. Ruth Duncan ha citato numerosi prodotti sviluppati in Europa, ma valorizzati negli USA. «Non vogliamo dover riacquistare successivamente le tecnologie mediante contratti di licenza. Costa troppo», ha osservato. Parte della soluzione potrebbe consistere nell'aiutare gli scienziati a comprendere le esigenze del settore produttivo, ha suggerito.

Secondo la professoressa Duncan anche gli sforzi frammentari compiuti dalla ricerca sono un ostacolo per la nanomedicina. Ha chiesto azioni e norme a livello paneuropeo. Occorre inoltre maggiore integrazione tra le discipline, ha affermato, invitando a organizzare più conferenze interdisciplinari che riuniscano scienziati di discipline tradizionalmente separate, e più corsi di laurea in nanomedicina, ad esempio.

L'approccio interdisciplinare è anche importante a livello europeo, ha sottolineato. «La mia preoccupazione era che nei programmi quadro precedenti la nanoscienza era inserita in una categoria e la salute in un'altra. Ci serve un approccio integrato», ha spiegato Ruth Duncan. è fiduciosa nel fatto che il Settimo programma quadro (7PQ) possa offrire tale approccio.

Infine, la professoressa Duncan è tornata sul tema della comunicazione. Gli scienziati devono interagire col pubblico e con i politici. Ha lamentato la scarsa partecipazione degli eurodeputati al Forum sulle nanoscienze. L'assenza era dovuta in parte al loro calendario fitto di impegni, ma anche al fatto che i nanoesperti non «parlano la lingua giusta», ha osservato.

Tuttavia, man mano che nei mezzi di informazione si intensificano i dibattiti sui rischi e sul potenziale della nanoscienza, si risveglia l'interesse dei politici. Il 28 settembre gli europarlamentari hanno adottato una relazione di iniziativa che ha accolto con favore un piano d'azione della Commissione su una strategia sicura, integrata e responsabile in materia di nanoscienze e nanotecnologie per il periodo dal 2005 al 2009. La relazione dell'eurodeputato ceco Miloslav Ransdorf ha posto in luce l'esigenza di aumentare gli investimenti pubblici nella ricerca, in quanto occorre un'infrastruttura di livello mondiale affinché l'UE possa restare competitiva nel settore della nanoscienza.

La relazione ha inoltre esortato l'UE a fare luce sul contesto giuridico e commerciale delle nanotecnologie, e a creare un sistema di monitoraggio dei brevetti nel campo delle nanoscienze e delle nanotecnologie sotto l'egida dall'Ufficio europeo dei brevetti.

Fonte: Cordis (24/10/2006)
Pubblicato in Analisi e Commenti
Tag: nanotech, comunicazione
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