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	<title>Commenti a: Una questione di forma</title>
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	<description>Uno sguardo ai meccanismi della mente</description>
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		<title>Di: Neuroscience</title>
		<link>https://www.molecularlab.it/insideneuroscience/?p=12&#038;cpage=1#comment-23</link>
		<dc:creator>Neuroscience</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Dec 2007 14:09:39 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sono d&#039;accordo con nico,

la generazione di un modello matematico che descrive il processo in vitro o in vivo secondo equazioni mi sta bene purché sia sostenuto da formule che prescindono dai dati sperimentali. Esempio trovare lo stato di minimo energeto tra tutte le possibili conformazioni che una piccola molecola può avere. Questo esperimento si può fare a prescindere da dati sperimentali seguendo solo le formule della fisica di Einstein. In questo caso i dati sperimentali si accordano con quelli predetti. E&#039; poi un altro discorso correggere queste formule con dei dati sperimentali per avere dei valori sempre più precisi.

Per me è diverso il discorso se trattiamo un fenomeno per ottenere dei dati utilizzabili in formule matematiche che approssimano i dati ottenuti come nel caso dell&#039;articolo. In questo caso l&#039;affidabilità di tale formula è molto limitata al modello poiché si basa su un determinato tipo di esperimento... se si cambia il tipo di esperimento o alcune condizioni la formula potrebbe o no rispondere ai nuovi dati sperimentali. E&#039; difficile fare la strada al contrario, ovvero fidarsi di un modello basato su dati sperimentali e poi tentare di applicarli per ottenere dei nuovi dati.

Tutto è possibile, anche che il modello matematico semplifichi qualcosa che è già di per sé sotto gli occhi del ricercatore, però la statistica ci insegna che è più probabile il contrario, ovvero che i nuovi dati sperimentali daranno un modello matematico sempre più complesso che risponde nuovamente ai nuovi dati.

Per me questo articolo dà la possibilità di ottenere diverse nuove tesi, e quindi lavori scientifici, tentando di dimostrare tale teoria nuova... magari esce qualcosa di davvero interessante.

Pasquale]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sono d&#8217;accordo con nico,</p>
<p>la generazione di un modello matematico che descrive il processo in vitro o in vivo secondo equazioni mi sta bene purché sia sostenuto da formule che prescindono dai dati sperimentali. Esempio trovare lo stato di minimo energeto tra tutte le possibili conformazioni che una piccola molecola può avere. Questo esperimento si può fare a prescindere da dati sperimentali seguendo solo le formule della fisica di Einstein. In questo caso i dati sperimentali si accordano con quelli predetti. E&#8217; poi un altro discorso correggere queste formule con dei dati sperimentali per avere dei valori sempre più precisi.</p>
<p>Per me è diverso il discorso se trattiamo un fenomeno per ottenere dei dati utilizzabili in formule matematiche che approssimano i dati ottenuti come nel caso dell&#8217;articolo. In questo caso l&#8217;affidabilità di tale formula è molto limitata al modello poiché si basa su un determinato tipo di esperimento&#8230; se si cambia il tipo di esperimento o alcune condizioni la formula potrebbe o no rispondere ai nuovi dati sperimentali. E&#8217; difficile fare la strada al contrario, ovvero fidarsi di un modello basato su dati sperimentali e poi tentare di applicarli per ottenere dei nuovi dati.</p>
<p>Tutto è possibile, anche che il modello matematico semplifichi qualcosa che è già di per sé sotto gli occhi del ricercatore, però la statistica ci insegna che è più probabile il contrario, ovvero che i nuovi dati sperimentali daranno un modello matematico sempre più complesso che risponde nuovamente ai nuovi dati.</p>
<p>Per me questo articolo dà la possibilità di ottenere diverse nuove tesi, e quindi lavori scientifici, tentando di dimostrare tale teoria nuova&#8230; magari esce qualcosa di davvero interessante.</p>
<p>Pasquale</p>
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	<item>
		<title>Di: nico</title>
		<link>https://www.molecularlab.it/insideneuroscience/?p=12&#038;cpage=1#comment-20</link>
		<dc:creator>nico</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Dec 2007 02:10:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sono d&#039;accordo con quello che dici, personalmente non sono un grandissimo fan di molti modelli matematici, o meglio, dell&#039;uso che viene fatto di molti modelli.
Un modello è sempre un modello, cioè una rappresentazione semplificata della realtà, quindi non ho troppi problemi sul fatto che non sia esattamente IDENTICO alla realtà. Il problema è: può un modello essere anche predittivo (come propongono gli autori del paper che citavo) oppure no?

Hai ragione, cambiando lo spazio dei parametri è possibile far venire fuori qualsiasi cosa... ed è possibile modellare la stessa cosa in molti modi diversi, ma non è detto che questo voglia dire che il modello è sbagliato. Il nostro cervello è pieno zeppo di circuiti ridondanti, magari il modello trova diverse soluzioni perchè in effetti ci sono diversi modi di ottenere lo stesso output (mi sa che scriverò un post a riguardo...).

Ciò detto, sono il primo a dire che non mi fiderei mai di un&#039;evidenza data esclusivamente da un modello matematico senza un supporto di prove non &quot;virtuali&quot;...]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sono d&#8217;accordo con quello che dici, personalmente non sono un grandissimo fan di molti modelli matematici, o meglio, dell&#8217;uso che viene fatto di molti modelli.<br />
Un modello è sempre un modello, cioè una rappresentazione semplificata della realtà, quindi non ho troppi problemi sul fatto che non sia esattamente IDENTICO alla realtà. Il problema è: può un modello essere anche predittivo (come propongono gli autori del paper che citavo) oppure no?</p>
<p>Hai ragione, cambiando lo spazio dei parametri è possibile far venire fuori qualsiasi cosa&#8230; ed è possibile modellare la stessa cosa in molti modi diversi, ma non è detto che questo voglia dire che il modello è sbagliato. Il nostro cervello è pieno zeppo di circuiti ridondanti, magari il modello trova diverse soluzioni perchè in effetti ci sono diversi modi di ottenere lo stesso output (mi sa che scriverò un post a riguardo&#8230;).</p>
<p>Ciò detto, sono il primo a dire che non mi fiderei mai di un&#8217;evidenza data esclusivamente da un modello matematico senza un supporto di prove non &#8220;virtuali&#8221;&#8230;</p>
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	<item>
		<title>Di: fuliggians</title>
		<link>https://www.molecularlab.it/insideneuroscience/?p=12&#038;cpage=1#comment-19</link>
		<dc:creator>fuliggians</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Dec 2007 17:31:39 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[ops, noto ora che certe righe della mia reply sono proprio scritte da cani, errori e quant&#039;altro. Sorry.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>ops, noto ora che certe righe della mia reply sono proprio scritte da cani, errori e quant&#8217;altro. Sorry.</p>
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		<title>Di: fuliggians</title>
		<link>https://www.molecularlab.it/insideneuroscience/?p=12&#038;cpage=1#comment-18</link>
		<dc:creator>fuliggians</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Dec 2007 17:29:51 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.molecularlab.it/insideneuroscience/?p=12#comment-18</guid>
		<description><![CDATA[guarda, la mia esperienza mi dice che questo è sempre un approccio molto pericoloso, farsi condurre negli esperimenti da modelli che si accordano meglio ai dati sperimentali a disposizione è un approccio abbastanza debole. Primo perchè il modello alternativo che si propone è sempre indicativo delle &quot;speranze&quot; del ricercatore, secondo perchè esisteranno sempre N modelli che modello ugualmente bene il fenomeno e che alla base possono avere da fenomeni fisiologici opposti a quello proposto, oltre M altri modelli matematici che lo modellerebbero meglio. Te lo dice un pessimo bioingegnere che ha speso ai tempi della tesi quasi 2 anni modellando il segnale neurale rilevato da una fRMI di risposta al movimento di un dito (stiamo parlando quindi di un &quot;macro&quot; evento con evidente facilmente riscontrabili). E nonstante tutto alla fine non si riusciva a proporre un modello univoco che fosse uno. :-(
Tutto questo per dire che l&#039;approccio che hai descritto, è tipico della system biology, ma che in qualche modo è anche il suo limite. Tantissimi ricercatori approcciano le più varie problematiche come hai detto, ma i più non si discostano da esso (personalmente penso che la ragione sia che molti di essi non sono addentro alla matematica come dovrebbero per fare veramente bene il loro lavoro di modellazione).
Naturalmente questa è una piccola critica costruttiva al &quot;metodo&quot;, non al tuo post, che mi ha dato la scusa di sfogare la mia anima ing per una volta! :-)]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>guarda, la mia esperienza mi dice che questo è sempre un approccio molto pericoloso, farsi condurre negli esperimenti da modelli che si accordano meglio ai dati sperimentali a disposizione è un approccio abbastanza debole. Primo perchè il modello alternativo che si propone è sempre indicativo delle &#8220;speranze&#8221; del ricercatore, secondo perchè esisteranno sempre N modelli che modello ugualmente bene il fenomeno e che alla base possono avere da fenomeni fisiologici opposti a quello proposto, oltre M altri modelli matematici che lo modellerebbero meglio. Te lo dice un pessimo bioingegnere che ha speso ai tempi della tesi quasi 2 anni modellando il segnale neurale rilevato da una fRMI di risposta al movimento di un dito (stiamo parlando quindi di un &#8220;macro&#8221; evento con evidente facilmente riscontrabili). E nonstante tutto alla fine non si riusciva a proporre un modello univoco che fosse uno. <img src='https://www.molecularlab.it/insideneuroscience/wp-includes/images/smilies/icon_sad.gif' alt=':-(' class='wp-smiley' /><br />
Tutto questo per dire che l&#8217;approccio che hai descritto, è tipico della system biology, ma che in qualche modo è anche il suo limite. Tantissimi ricercatori approcciano le più varie problematiche come hai detto, ma i più non si discostano da esso (personalmente penso che la ragione sia che molti di essi non sono addentro alla matematica come dovrebbero per fare veramente bene il loro lavoro di modellazione).<br />
Naturalmente questa è una piccola critica costruttiva al &#8220;metodo&#8221;, non al tuo post, che mi ha dato la scusa di sfogare la mia anima ing per una volta! <img src='https://www.molecularlab.it/insideneuroscience/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> </p>
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