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	<title>Commenti a: Purtroppo non sta scherzando, Mr. Feynman</title>
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	<description>La passione per la scienza in quattro parole</description>
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		<title>Di: Sabrina</title>
		<link>https://www.molecularlab.it/omgscience/?p=2087#comment-538</link>
		<dc:creator>Sabrina</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 19:09:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[condivido, ma specifico -- autoquotandomi -- che &quot;Robert Wilson stesso &lt;i&gt;tento’&lt;/i&gt; di mandare a monte il progetto Manhattan quando seppe che la Germania si era arresa.&quot;]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>condivido, ma specifico &#8212; autoquotandomi &#8212; che &#8220;Robert Wilson stesso <i>tento’</i> di mandare a monte il progetto Manhattan quando seppe che la Germania si era arresa.&#8221;</p>
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		<title>Di: Giovanni Argento</title>
		<link>https://www.molecularlab.it/omgscience/?p=2087#comment-537</link>
		<dc:creator>Giovanni Argento</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 18:29:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[quoto quasi in toto la posizione di Camilla.
Thumbs up!

(non che c&#039;entri troppo con la discussione, ma faccio notare che, quando fu sganciata la bomba, i nazisti si erano gia&#039; arresi)]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>quoto quasi in toto la posizione di Camilla.<br />
Thumbs up!</p>
<p>(non che c&#8217;entri troppo con la discussione, ma faccio notare che, quando fu sganciata la bomba, i nazisti si erano gia&#8217; arresi)</p>
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		<title>Di: Diego</title>
		<link>https://www.molecularlab.it/omgscience/?p=2087#comment-536</link>
		<dc:creator>Diego</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 17:55:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[rigore è quando arbitro fischia... scienza è fin dove etica permette?
Io sono per la responsabilità individuale a tutto campo, non digerisco l&#039; autoassoluzione da parte di nessuno, le responsabilità sono di chi se le prende consciamente o meno, dal primo all&#039; ultimo.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>rigore è quando arbitro fischia&#8230; scienza è fin dove etica permette?<br />
Io sono per la responsabilità individuale a tutto campo, non digerisco l&#8217; autoassoluzione da parte di nessuno, le responsabilità sono di chi se le prende consciamente o meno, dal primo all&#8217; ultimo.</p>
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		<title>Di: Sabrina</title>
		<link>https://www.molecularlab.it/omgscience/?p=2087#comment-535</link>
		<dc:creator>Sabrina</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 16:04:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[sentiti libero di approfondire.
come dicevo sopra, l&#039;episodio di Feynman e&#039; solo un pretesto per affrontare una discussione; pretesto che mi si e&#039; presentato visto che in questi giorni sto leggendo quel libro.

mi riallaccio anche brevemente al tuo bellissimo commento di prima:
&lt;i&gt;Diversamente da ciò che dice Sabrina nel primo post, è proprio il contesto storico che deve essere analizzato per giudicare il comportamento dell’uomo-scienziato (come pure del politico).&lt;/i&gt;
non intendevo dire che si dovesse ignorare il contesto storico, anzi; cercavo solo di scoraggiare eventuali considerazioni troppo specifiche -- per non restare incagliati in un&#039;analisi del Manhattan Project -- ed incoraggiare considerazioni di portata piu&#039;ampia.
in questo mi trovo molto d&#039;accordo con vittorio circa il fatto che &lt;i&gt;non credo che il Manhattan Project, per la sua eccezionalità, possa essere considerato un paradigma efficiente per valutare il modo in cui gli scienziati si rapportano con l’etica, anche se è un ottimo modo per cominciare a parlarne.&lt;/i&gt;]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>sentiti libero di approfondire.<br />
come dicevo sopra, l&#8217;episodio di Feynman e&#8217; solo un pretesto per affrontare una discussione; pretesto che mi si e&#8217; presentato visto che in questi giorni sto leggendo quel libro.</p>
<p>mi riallaccio anche brevemente al tuo bellissimo commento di prima:<br />
<i>Diversamente da ciò che dice Sabrina nel primo post, è proprio il contesto storico che deve essere analizzato per giudicare il comportamento dell’uomo-scienziato (come pure del politico).</i><br />
non intendevo dire che si dovesse ignorare il contesto storico, anzi; cercavo solo di scoraggiare eventuali considerazioni troppo specifiche &#8212; per non restare incagliati in un&#8217;analisi del Manhattan Project &#8212; ed incoraggiare considerazioni di portata piu&#8217;ampia.<br />
in questo mi trovo molto d&#8217;accordo con vittorio circa il fatto che <i>non credo che il Manhattan Project, per la sua eccezionalità, possa essere considerato un paradigma efficiente per valutare il modo in cui gli scienziati si rapportano con l’etica, anche se è un ottimo modo per cominciare a parlarne.</i></p>
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		<title>Di: Umberto</title>
		<link>https://www.molecularlab.it/omgscience/?p=2087#comment-534</link>
		<dc:creator>Umberto</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 15:44:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Comunque, sul tema della responsabilità dello scienziato rispetto alla sua invenzione, sarebbe stato interessante parlare anche di Von Braun e della costruzione delle V2. Dato che Von Braun, diversamente da Feynman, si trovava al servizio dei nazisti e si rendeva ben conto che la sua ricerca favoriva un folle come Hitler.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Comunque, sul tema della responsabilità dello scienziato rispetto alla sua invenzione, sarebbe stato interessante parlare anche di Von Braun e della costruzione delle V2. Dato che Von Braun, diversamente da Feynman, si trovava al servizio dei nazisti e si rendeva ben conto che la sua ricerca favoriva un folle come Hitler.</p>
]]></content:encoded>
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	<item>
		<title>Di: Vittorio</title>
		<link>https://www.molecularlab.it/omgscience/?p=2087#comment-533</link>
		<dc:creator>Vittorio</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 13:50:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&lt;i&gt;Forse, dopotutto, la Scienza è davvero un’entità al di sopra del  bene e del male? Uno scienziato può esimersi dall’avere responsabilità sociale, delegandola a (e lavorando nel rispetto di quella) degli organi etici e governativi?&lt;/i&gt;

La domanda è molto complessa, e una risposta dovrebbe esserlo altrettanto. Non ho gli strumenti filosofici e nemmeno quelli cognitivi per farlo, ma posso fare quattro considerazioni, le prime tre legate in generale al problema del rapporto tra conoscenza e etica, la quarta legato al caso specifico di Feynman e del Manhattan Project.
La &lt;b&gt;prima&lt;/b&gt; è che no, che essere scienziati, naturalmente, non esime dal principio di responsabilità di Weber. Ogni essere umano dovrebbe considerare con la massima coscienza le conseguenze chiaramente prevedibili di ogni suo gesto, prima di compierlo, e valutare se è in grado e se desidera assumersi le responsabilità da esso derivanti. Ma non mi sembra che fuori dai film di fantascienza e da Ghiaccio Nove questo sia il problema centrale della questione: questo, a causa della seconda e della terza osservazione.
La &lt;b&gt;seconda osservazione&lt;/b&gt; è che ogni cittadino, non solo gli scienziati, una volta applicato il principio di responsabilità individuale, &lt;b&gt;deve&lt;/b&gt;, se non vuole porsi fuori dal consesso civile, per usare il linguaggio di Sabrina, &lt;i&gt;&quot;delegare alle leggi e all&#039;autorità che riconosce la statuizione delle regole all&#039;interno delle quali operare&quot;&lt;/i&gt;. Ci mancherebbe altro che non lo facesse. Sia chi parte soldato, sia chi costruisce mine anti-uomo, sia chi dirige un carcere, sia chi uccide in un conflitto a fuoco un tizio che ha appena rapinato una banca delega alle leggi e all&#039;autorità il compito di valutare le sue azioni. Io non dirigerei mai un carcere, non ucciderei mai una persona che ha rapinato una banca, non vorrei mai partire in guerra e non costruirei mai mine anti-uomo, e questo fa parte dell&#039;applicazione preventiva del mio principio di responsabilità, ma non posso far finta di non vivere in una comunità che ammette queste cose nel suo sistema giuridico e che, a larga maggioranza, probabilmente, ritiene queste cose non solo accettabili, ma, spesso, meritorie.
Tornando alla scienza, nessuno potrebbe seriamente affermare che studiare e conoscere sempre meglio i meccanismi attraverso i quali gli esseri umani si riproducono dovrebbe suscitare in uno scienziato problemi morali, anzi, è lì per questo, e spesso riceve soldi pubblici per questo, e tutti si lamentano perché sono troppo pochi. Come esseri umani imperfetti, dovremmo essere contenti che il funzionamento del nostro corpo sia soggetto a studi così approfonditi.
Se questi scienziati, poi, usano le loro conoscenze per produrre metodi sempre più efficienti e indolori per far abortire degli esseri umani, lo fanno all&#039;interno di un sistema normativo scaturito da un confronto democratico e da un referendum molto sofferto in cui la maggioranza dei cittadini ha deciso che tale pratica è possibile; la pratica dell&#039;aborto, così come tutte le altre pratiche sul corpo e sulla riproduzione rese possibili dalla tecnica, non hanno nulla a che fare con la moralità gli scienziati e con lo sviluppo tecnico, ma hanno tutto a che fare con le decisioni liberamente prese da una libera comunità di cittadini.
Poi, è giusto che un medico possa scegliere se praticare o no l&#039;aborto, ma non si può accusare chi lo pratica e chi lo studia per renderlo meno doloroso di essere uno stregone incosciente, perché agisce nel modo in cui la comunità entro cui pratica ha statuito democraticamente che possa agire.
&lt;b&gt;Terza osservazione&lt;/b&gt;: quindi, QUINDI, non nascondiamoci dietro a un dito, e non agitiamo il fantasma di Frankenstein. La responsabilità principale per la creazione della bomba atomica, e, soprattutto, per il suo uso (a scopo puramente intimidatorio) in Giappone non è degli scienziati, ma del sistema decisionale (basato su criteri democratici, tra l&#039;altro) che ha avviato il processo.
Per il resto, io, come chiunque, penso, anzi, sono sicuro che la ricerca scientifica via via porrà alle comunità di cittadini problemi sempre più seri: mi viene in mente la possibilità di intervenire sui geni di un embrione, o la scoperta di fonti di energia ancora più potenzialmente pericolose di quella nucleare. Ma i casi sono due: o interrompiamo la &quot;ricerca pura&quot; grazie ai risultati della quale qualsiasi buon tecnico sarà in grado di dare a mio figlio gli occhi blu, la visione di gioco di Platini e il membro di John Holmes, con permesso parlando — ma interrompere la &quot;ricerca pura&quot; è impossibile, perché l&#039;indagine della natura è una caratteristica ineliminabile dell&#039;animo umano — o facciamo sì che il sistema etico e normativo sia il più possibile pronto a raccogliere le nuove &quot;sfide&quot; poste dalla ricerca scientifica e dall&#039;ampliamento della conoscenza, elaborando statuti del corpo e della riproduzione che da un lato ne tengano conto, dall&#039;altro impediscano che &quot;libito sia licito&quot;, che a ogni voler essere corrisponda un essere, insomma, che le scoperte scientifiche siano applicate &quot;arbitrariamente&quot;, ma vengano usate in un contesto etico e, soprattutto, giuridico, controllato.
Questo, naturalmente, è difficilissimo, perché né il legislatore né il cittadino medio ha la cultura scientifica necessaria, spesso, per valutare la portata delle scoperte e delle loro possibili ricadute sulla vita di una comunità, ma è questo (intendo dire l&#039;adeguatezza delle modalità di formazione del sistema normativo e del consenso) il problema fondamentale con il quale avere a che fare nella questione del rapporto tra etica e scienza, perché nessun sistema al mondo può stare in piedi solo &quot;sperando&quot; che tutti gli scienziati (che tutti i membri di qualsiasi comunità, se è per questo) siano responsabili e morali come un reverendo mormone.
E è questo il problema rispetto al quale e in funzione del quale, possibilmente, si deve ripensare il sistema della formazione, dell&#039;informazione e del processo legislativo: una scienza sempre più complessa e sempre più invasiva non ha bisogno di scienziati più morali, ha bisogno di cittadini più pronti a capire quello che sta succedendo, e di legislatori più preparati a regolarlo in modo utile e civile.
Se, poi, qualche scienziato si muove al di fuori del sistema di regole che si è formato nella comunità in cui lavora, lo si blinda e lo si carcera, che problema c&#039;è. Se poi gli scienziati sbaglieranno, come avvenne nel caso del talidomide, pagheranno se si scoprirà che le valutazioni teratogeniche sono state fatte male o affrettatamente, se no, bisogna dirlo anche a rischio di sembrare cinici, sono rischi da porre in conto, quando si vive in società tecnologicamente avanzate, nelle quali i processi di produzione di ogni cosa, non solo dei farmaci, sono molto al di là della possibilità di comprensione del 99% dei cittadini. Viviamo in media 84 anni invece che 65, come i miei nonni, o 45, come i miei trisnonni: forse ne vale la pena.
La comunità scientifica non può autonormarsi, insomma, come non può autonormarsi e darsi categorie etiche proprie nessuna categoria che operi in un contesto sociale complesso e democratico.
&lt;b&gt;Quarta osservazione&lt;/b&gt;, che ha, invece, a che fare con il caso specifico: una volta scoperto il meccanismo della produzione di energia attraverso la scissione indotta di atomi di uranio (scoperta che nessuna applicazione di nessun principio morale al mondo avrebbe potuto o dovuto impedire, perché attiene alla scoperta di come funzionano le leggi fondamentali che regolano l&#039;universo), la produzione di esplosivi di immane potenza era solo questione di tempo e di avere buoni tecnici.
Non mi sorprende che a un cittadino americano in guerra contro la più allucinante dittatura della storia dell&#039;umanità, lì per lì l&#039;idea del MP sia sembrata il male minore, rispetto all&#039;eventualità di un&#039;analoga scoperta da parte degli scienziati del Führer. Non mi sorprende che, col senno di poi, molti dei partecipanti al Progetto siano stati divorati dai sensi di colpa, ma l&#039;uso sconsiderato che è stato fatto delle armi atomiche, come ho detto, non dipende dagli scienziati del progetto, spinti ANCHE da ragioni ideali, come mi sembrava che avesse spiegato Feynman, ma, soprattutto, dai governi che, negli anni successivi, se ne sono serviti. Poi, certo, si può discutere tutto, anche la moralità della partecipazione di un giovane scienziato a un progetto che gli è stato prospettato come il modo per salvare il mondo, ma non credo che il Manhattan Project, per la sua eccezionalità, possa essere considerato un paradigma efficiente per valutare il modo in cui gli scienziati si rapportano con l&#039;etica, anche se è un ottimo modo per cominciare a parlarne.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p><i>Forse, dopotutto, la Scienza è davvero un’entità al di sopra del  bene e del male? Uno scienziato può esimersi dall’avere responsabilità sociale, delegandola a (e lavorando nel rispetto di quella) degli organi etici e governativi?</i></p>
<p>La domanda è molto complessa, e una risposta dovrebbe esserlo altrettanto. Non ho gli strumenti filosofici e nemmeno quelli cognitivi per farlo, ma posso fare quattro considerazioni, le prime tre legate in generale al problema del rapporto tra conoscenza e etica, la quarta legato al caso specifico di Feynman e del Manhattan Project.<br />
La <b>prima</b> è che no, che essere scienziati, naturalmente, non esime dal principio di responsabilità di Weber. Ogni essere umano dovrebbe considerare con la massima coscienza le conseguenze chiaramente prevedibili di ogni suo gesto, prima di compierlo, e valutare se è in grado e se desidera assumersi le responsabilità da esso derivanti. Ma non mi sembra che fuori dai film di fantascienza e da Ghiaccio Nove questo sia il problema centrale della questione: questo, a causa della seconda e della terza osservazione.<br />
La <b>seconda osservazione</b> è che ogni cittadino, non solo gli scienziati, una volta applicato il principio di responsabilità individuale, <b>deve</b>, se non vuole porsi fuori dal consesso civile, per usare il linguaggio di Sabrina, <i>&#8220;delegare alle leggi e all&#8217;autorità che riconosce la statuizione delle regole all&#8217;interno delle quali operare&#8221;</i>. Ci mancherebbe altro che non lo facesse. Sia chi parte soldato, sia chi costruisce mine anti-uomo, sia chi dirige un carcere, sia chi uccide in un conflitto a fuoco un tizio che ha appena rapinato una banca delega alle leggi e all&#8217;autorità il compito di valutare le sue azioni. Io non dirigerei mai un carcere, non ucciderei mai una persona che ha rapinato una banca, non vorrei mai partire in guerra e non costruirei mai mine anti-uomo, e questo fa parte dell&#8217;applicazione preventiva del mio principio di responsabilità, ma non posso far finta di non vivere in una comunità che ammette queste cose nel suo sistema giuridico e che, a larga maggioranza, probabilmente, ritiene queste cose non solo accettabili, ma, spesso, meritorie.<br />
Tornando alla scienza, nessuno potrebbe seriamente affermare che studiare e conoscere sempre meglio i meccanismi attraverso i quali gli esseri umani si riproducono dovrebbe suscitare in uno scienziato problemi morali, anzi, è lì per questo, e spesso riceve soldi pubblici per questo, e tutti si lamentano perché sono troppo pochi. Come esseri umani imperfetti, dovremmo essere contenti che il funzionamento del nostro corpo sia soggetto a studi così approfonditi.<br />
Se questi scienziati, poi, usano le loro conoscenze per produrre metodi sempre più efficienti e indolori per far abortire degli esseri umani, lo fanno all&#8217;interno di un sistema normativo scaturito da un confronto democratico e da un referendum molto sofferto in cui la maggioranza dei cittadini ha deciso che tale pratica è possibile; la pratica dell&#8217;aborto, così come tutte le altre pratiche sul corpo e sulla riproduzione rese possibili dalla tecnica, non hanno nulla a che fare con la moralità gli scienziati e con lo sviluppo tecnico, ma hanno tutto a che fare con le decisioni liberamente prese da una libera comunità di cittadini.<br />
Poi, è giusto che un medico possa scegliere se praticare o no l&#8217;aborto, ma non si può accusare chi lo pratica e chi lo studia per renderlo meno doloroso di essere uno stregone incosciente, perché agisce nel modo in cui la comunità entro cui pratica ha statuito democraticamente che possa agire.<br />
<b>Terza osservazione</b>: quindi, QUINDI, non nascondiamoci dietro a un dito, e non agitiamo il fantasma di Frankenstein. La responsabilità principale per la creazione della bomba atomica, e, soprattutto, per il suo uso (a scopo puramente intimidatorio) in Giappone non è degli scienziati, ma del sistema decisionale (basato su criteri democratici, tra l&#8217;altro) che ha avviato il processo.<br />
Per il resto, io, come chiunque, penso, anzi, sono sicuro che la ricerca scientifica via via porrà alle comunità di cittadini problemi sempre più seri: mi viene in mente la possibilità di intervenire sui geni di un embrione, o la scoperta di fonti di energia ancora più potenzialmente pericolose di quella nucleare. Ma i casi sono due: o interrompiamo la &#8220;ricerca pura&#8221; grazie ai risultati della quale qualsiasi buon tecnico sarà in grado di dare a mio figlio gli occhi blu, la visione di gioco di Platini e il membro di John Holmes, con permesso parlando — ma interrompere la &#8220;ricerca pura&#8221; è impossibile, perché l&#8217;indagine della natura è una caratteristica ineliminabile dell&#8217;animo umano — o facciamo sì che il sistema etico e normativo sia il più possibile pronto a raccogliere le nuove &#8220;sfide&#8221; poste dalla ricerca scientifica e dall&#8217;ampliamento della conoscenza, elaborando statuti del corpo e della riproduzione che da un lato ne tengano conto, dall&#8217;altro impediscano che &#8220;libito sia licito&#8221;, che a ogni voler essere corrisponda un essere, insomma, che le scoperte scientifiche siano applicate &#8220;arbitrariamente&#8221;, ma vengano usate in un contesto etico e, soprattutto, giuridico, controllato.<br />
Questo, naturalmente, è difficilissimo, perché né il legislatore né il cittadino medio ha la cultura scientifica necessaria, spesso, per valutare la portata delle scoperte e delle loro possibili ricadute sulla vita di una comunità, ma è questo (intendo dire l&#8217;adeguatezza delle modalità di formazione del sistema normativo e del consenso) il problema fondamentale con il quale avere a che fare nella questione del rapporto tra etica e scienza, perché nessun sistema al mondo può stare in piedi solo &#8220;sperando&#8221; che tutti gli scienziati (che tutti i membri di qualsiasi comunità, se è per questo) siano responsabili e morali come un reverendo mormone.<br />
E è questo il problema rispetto al quale e in funzione del quale, possibilmente, si deve ripensare il sistema della formazione, dell&#8217;informazione e del processo legislativo: una scienza sempre più complessa e sempre più invasiva non ha bisogno di scienziati più morali, ha bisogno di cittadini più pronti a capire quello che sta succedendo, e di legislatori più preparati a regolarlo in modo utile e civile.<br />
Se, poi, qualche scienziato si muove al di fuori del sistema di regole che si è formato nella comunità in cui lavora, lo si blinda e lo si carcera, che problema c&#8217;è. Se poi gli scienziati sbaglieranno, come avvenne nel caso del talidomide, pagheranno se si scoprirà che le valutazioni teratogeniche sono state fatte male o affrettatamente, se no, bisogna dirlo anche a rischio di sembrare cinici, sono rischi da porre in conto, quando si vive in società tecnologicamente avanzate, nelle quali i processi di produzione di ogni cosa, non solo dei farmaci, sono molto al di là della possibilità di comprensione del 99% dei cittadini. Viviamo in media 84 anni invece che 65, come i miei nonni, o 45, come i miei trisnonni: forse ne vale la pena.<br />
La comunità scientifica non può autonormarsi, insomma, come non può autonormarsi e darsi categorie etiche proprie nessuna categoria che operi in un contesto sociale complesso e democratico.<br />
<b>Quarta osservazione</b>, che ha, invece, a che fare con il caso specifico: una volta scoperto il meccanismo della produzione di energia attraverso la scissione indotta di atomi di uranio (scoperta che nessuna applicazione di nessun principio morale al mondo avrebbe potuto o dovuto impedire, perché attiene alla scoperta di come funzionano le leggi fondamentali che regolano l&#8217;universo), la produzione di esplosivi di immane potenza era solo questione di tempo e di avere buoni tecnici.<br />
Non mi sorprende che a un cittadino americano in guerra contro la più allucinante dittatura della storia dell&#8217;umanità, lì per lì l&#8217;idea del MP sia sembrata il male minore, rispetto all&#8217;eventualità di un&#8217;analoga scoperta da parte degli scienziati del Führer. Non mi sorprende che, col senno di poi, molti dei partecipanti al Progetto siano stati divorati dai sensi di colpa, ma l&#8217;uso sconsiderato che è stato fatto delle armi atomiche, come ho detto, non dipende dagli scienziati del progetto, spinti ANCHE da ragioni ideali, come mi sembrava che avesse spiegato Feynman, ma, soprattutto, dai governi che, negli anni successivi, se ne sono serviti. Poi, certo, si può discutere tutto, anche la moralità della partecipazione di un giovane scienziato a un progetto che gli è stato prospettato come il modo per salvare il mondo, ma non credo che il Manhattan Project, per la sua eccezionalità, possa essere considerato un paradigma efficiente per valutare il modo in cui gli scienziati si rapportano con l&#8217;etica, anche se è un ottimo modo per cominciare a parlarne.</p>
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		<title>Di: Umberto</title>
		<link>https://www.molecularlab.it/omgscience/?p=2087#comment-531</link>
		<dc:creator>Umberto</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 12:28:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ogni uomo è responsabile di cosa fa e cosa non fa, nel contesto in cui lo fa. Sarebbe come dire che gli ufficiali delle SS che eseguivano materialmente lo sterminio non fossero assassini in prima persona, solo perchè &quot;eseguivano ordini&quot; governativi. Un discorso del genere lo si potrebbe accettare, forse, per un soldato semplice, privo di potere decisionale - e pure qui, ho i miei dubbi - ma non per uno in comando. E così vale anche per lo scienziato che materialmente sta costruendo - sapendo di farlo - un&#039;arma tanto devastante.
Ma quella era una guerra - anzi, la guerra più terribile che l&#039;uomo avesse mai combattuto - e non si può liquidare con nettezza la posizione dello scienziato, il quale è innanzitutto un uomo con paure, ideali e coscienza, ed era, sopratutto, sul lato dei giusti. Nè la si può scindere dalla posizione di chi ha ordinato il bombardamento, anch&#039;egli uomo con paure, ideali e coscienza, ma soprattutto, con la responsabilità politica e storica di agire.
A riguardo, l&#039;osservazione di Asimov in uno dei suoi saggi, fu molto interessante. Si chiedeva perchè la gente condannasse gli scienziati che l&#039;avevano costruita e non i politici che avevano ordinato di sganciarla - anzi - di sganciarne ben due e su due città, di certo strategiche, ma non obiettivi militari puri.
Non ci interessano, per rispondere alla domanda del giorno, le speculazioni storiografiche, ma la storia ci ha raccontato anche di fisici tedeschi che hanno sabotato il programma nucleare nazista. E io vedo, in questa loro presa di coscienza, un fatto speculare a quello di chi, come Feynman (o più di Feynman) si è sentito in dovere di contribuire alla costruzione di un&#039;arma tanto terribile. Arma che, vorrei però ricordare, proprio per la sua incredbile capacità distruttiva ha garantito la pace fra le due superpotenze (in ossequio alla famosa teoria della &quot;mutua distruzione assicurata&quot;).
In conclusione, quindi, io non penso che lo scienziato possa lavarsi le mani di ciò che fa. Negli USA durante gli anni &#039;60 molti americani sono finiti per essere cavie inconsapevoli di esperimenti per capire gli effetti delle radiazioni sul corpo umano. Se ci fossimo stati noi al posto di quelle povere persone, in ospedale per curarsi, e invece, usate per ricerche illegali? Cosa penseremmo dei medici compiacenti? Dei ricercatori che ci hanno usato per i loro scopi?
Diversamente da ciò che dice Sabrina nel primo post, è proprio il contesto storico che deve essere analizzato per giudicare il comportamento dell&#039;uomo-scienziato (come pure del politico).
Se produrre un&#039;arma tanto potente (la potenza non la si conosceva, ma la si immaginava) può accorciare la guerra e salvare quindi milioni di vite, sacrificandone certo, parecchie migliaia, beh, lo scienziato, il politico, il militare, sul piano storico e umano deve essere assolto.
Truman, però, che ordinò il bombardamento in quei termini, può essere, forse, assolto sul piano storico, poichè diede ai futuri nemici sovietici, un segnale inequivocabile della potenza dell&#039;arsenale a disposizione del mondo libero per difendersi dall&#039;aggressione di altri dittatori. Ma sul piano umano, io non credo lo si possa giustificare. E&#039;, vero non abbiamo  la prova il Giappone si sarebbe arreso ugualmente senza vedere due sue città interamente distrutte, ma piuttosto vedendo un&#039;installazione militare, o una foresta, o una collina polverizzate dalla nuova arma. Ma certo, nemmeno l&#039;ha fatta questa prova Truman.
Al tempo stesso non mi sento di condannare le affermazioni di Feynman quando racconta dell&#039;euforia per il compimento delle sue ricerche o per il fatto che a un certo punto, studiare il fenomeno divenga un&#039;attività astratta dall&#039;obiettivo terribile che alla fine ci si poneva. Questa astrazione e la soddisfazione mi pare sia nella natura di qualunque attività. La sua sensibilità umana, invece, mi pare ripresa tutta quando parla dei ponti inutilmente in costruzione.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ogni uomo è responsabile di cosa fa e cosa non fa, nel contesto in cui lo fa. Sarebbe come dire che gli ufficiali delle SS che eseguivano materialmente lo sterminio non fossero assassini in prima persona, solo perchè &#8220;eseguivano ordini&#8221; governativi. Un discorso del genere lo si potrebbe accettare, forse, per un soldato semplice, privo di potere decisionale &#8211; e pure qui, ho i miei dubbi &#8211; ma non per uno in comando. E così vale anche per lo scienziato che materialmente sta costruendo &#8211; sapendo di farlo &#8211; un&#8217;arma tanto devastante.<br />
Ma quella era una guerra &#8211; anzi, la guerra più terribile che l&#8217;uomo avesse mai combattuto &#8211; e non si può liquidare con nettezza la posizione dello scienziato, il quale è innanzitutto un uomo con paure, ideali e coscienza, ed era, sopratutto, sul lato dei giusti. Nè la si può scindere dalla posizione di chi ha ordinato il bombardamento, anch&#8217;egli uomo con paure, ideali e coscienza, ma soprattutto, con la responsabilità politica e storica di agire.<br />
A riguardo, l&#8217;osservazione di Asimov in uno dei suoi saggi, fu molto interessante. Si chiedeva perchè la gente condannasse gli scienziati che l&#8217;avevano costruita e non i politici che avevano ordinato di sganciarla &#8211; anzi &#8211; di sganciarne ben due e su due città, di certo strategiche, ma non obiettivi militari puri.<br />
Non ci interessano, per rispondere alla domanda del giorno, le speculazioni storiografiche, ma la storia ci ha raccontato anche di fisici tedeschi che hanno sabotato il programma nucleare nazista. E io vedo, in questa loro presa di coscienza, un fatto speculare a quello di chi, come Feynman (o più di Feynman) si è sentito in dovere di contribuire alla costruzione di un&#8217;arma tanto terribile. Arma che, vorrei però ricordare, proprio per la sua incredbile capacità distruttiva ha garantito la pace fra le due superpotenze (in ossequio alla famosa teoria della &#8220;mutua distruzione assicurata&#8221;).<br />
In conclusione, quindi, io non penso che lo scienziato possa lavarsi le mani di ciò che fa. Negli USA durante gli anni &#8217;60 molti americani sono finiti per essere cavie inconsapevoli di esperimenti per capire gli effetti delle radiazioni sul corpo umano. Se ci fossimo stati noi al posto di quelle povere persone, in ospedale per curarsi, e invece, usate per ricerche illegali? Cosa penseremmo dei medici compiacenti? Dei ricercatori che ci hanno usato per i loro scopi?<br />
Diversamente da ciò che dice Sabrina nel primo post, è proprio il contesto storico che deve essere analizzato per giudicare il comportamento dell&#8217;uomo-scienziato (come pure del politico).<br />
Se produrre un&#8217;arma tanto potente (la potenza non la si conosceva, ma la si immaginava) può accorciare la guerra e salvare quindi milioni di vite, sacrificandone certo, parecchie migliaia, beh, lo scienziato, il politico, il militare, sul piano storico e umano deve essere assolto.<br />
Truman, però, che ordinò il bombardamento in quei termini, può essere, forse, assolto sul piano storico, poichè diede ai futuri nemici sovietici, un segnale inequivocabile della potenza dell&#8217;arsenale a disposizione del mondo libero per difendersi dall&#8217;aggressione di altri dittatori. Ma sul piano umano, io non credo lo si possa giustificare. E&#8217;, vero non abbiamo  la prova il Giappone si sarebbe arreso ugualmente senza vedere due sue città interamente distrutte, ma piuttosto vedendo un&#8217;installazione militare, o una foresta, o una collina polverizzate dalla nuova arma. Ma certo, nemmeno l&#8217;ha fatta questa prova Truman.<br />
Al tempo stesso non mi sento di condannare le affermazioni di Feynman quando racconta dell&#8217;euforia per il compimento delle sue ricerche o per il fatto che a un certo punto, studiare il fenomeno divenga un&#8217;attività astratta dall&#8217;obiettivo terribile che alla fine ci si poneva. Questa astrazione e la soddisfazione mi pare sia nella natura di qualunque attività. La sua sensibilità umana, invece, mi pare ripresa tutta quando parla dei ponti inutilmente in costruzione.</p>
]]></content:encoded>
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	<item>
		<title>Di: camilla</title>
		<link>https://www.molecularlab.it/omgscience/?p=2087#comment-530</link>
		<dc:creator>camilla</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 11:30:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Premetto che non ho letto il libro, ma ho visitato di Hiroshima e pare che lo scoppio della bomba non fosse così legato a salvare il mondo da Hitler, bensì che fosse un esperimento su cavie umane ben programmato già due anni prima: una specie di collaudo finale.

No, smettere di pensare non è mai giustificato e le responsabilità di chi sapeva esistono. 

Forse la scienza e il progresso VORREBBERO essere al di là del bene e del male, ma gli scienziati (e le loro esigenze) non lo sono e questo perchè purtroppo il progresso ha un prezzo ed è quello di sottostare al potere economico. 
Ecco allora che, da che mondo è mondo, la guerra fa soldi (e tanti) e i soldi fanno il progresso, anche quello scientifico.

La bomba atomica è solo il caso più eclatante.

Sul piano personale dello scienziato penso che il piacere di scoprire non debba mai trascendere dallo scopo per cui lo scienziato lavora. 

Lo scienziato però può decidere se è più importante rifiutarsi di lavorare perchè l&#039;utilizzo finale è bellico o accettare, magari perchè il PROGRESSO che porterà la sua scoperta va OLTRE l&#039;utilizzo previsto, insomma vale di più, in ogni caso.

Ecco che Feynman ha fatto la sua scelta, giusta o sbagliata che sia; inoltre lui era convinto di agire in difesa del suo Paese.

Credo che ogni scienziato debba poter fare la sua scelta in libertà e in privato.
Il progresso non può, e non deve essolutamente, essere bloccato da questioni morali DALL&#039;ALTO. 
Tuttal più regolato e valutato da esperti volta per volta. 
Anche perchè le applicazioni buone o cattive non possono essere sempre previste. 


Un altra cosa a cui tengo:
Il &quot;delirio di onnipotenza&quot; dello scienziato secondo me è un bufala venduta per dipingere l&#039;immagine di un vecchio spettinato in camice bianco che mesce provette fumanti e ride sguaiatamente dopo l&#039;esplosione.

Se c&#039;è qualcuno col delirio di onnipotenza è da cercare più il alto (purtroppo!) :)]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Premetto che non ho letto il libro, ma ho visitato di Hiroshima e pare che lo scoppio della bomba non fosse così legato a salvare il mondo da Hitler, bensì che fosse un esperimento su cavie umane ben programmato già due anni prima: una specie di collaudo finale.</p>
<p>No, smettere di pensare non è mai giustificato e le responsabilità di chi sapeva esistono. </p>
<p>Forse la scienza e il progresso VORREBBERO essere al di là del bene e del male, ma gli scienziati (e le loro esigenze) non lo sono e questo perchè purtroppo il progresso ha un prezzo ed è quello di sottostare al potere economico.<br />
Ecco allora che, da che mondo è mondo, la guerra fa soldi (e tanti) e i soldi fanno il progresso, anche quello scientifico.</p>
<p>La bomba atomica è solo il caso più eclatante.</p>
<p>Sul piano personale dello scienziato penso che il piacere di scoprire non debba mai trascendere dallo scopo per cui lo scienziato lavora. </p>
<p>Lo scienziato però può decidere se è più importante rifiutarsi di lavorare perchè l&#8217;utilizzo finale è bellico o accettare, magari perchè il PROGRESSO che porterà la sua scoperta va OLTRE l&#8217;utilizzo previsto, insomma vale di più, in ogni caso.</p>
<p>Ecco che Feynman ha fatto la sua scelta, giusta o sbagliata che sia; inoltre lui era convinto di agire in difesa del suo Paese.</p>
<p>Credo che ogni scienziato debba poter fare la sua scelta in libertà e in privato.<br />
Il progresso non può, e non deve essolutamente, essere bloccato da questioni morali DALL&#8217;ALTO.<br />
Tuttal più regolato e valutato da esperti volta per volta.<br />
Anche perchè le applicazioni buone o cattive non possono essere sempre previste. </p>
<p>Un altra cosa a cui tengo:<br />
Il &#8220;delirio di onnipotenza&#8221; dello scienziato secondo me è un bufala venduta per dipingere l&#8217;immagine di un vecchio spettinato in camice bianco che mesce provette fumanti e ride sguaiatamente dopo l&#8217;esplosione.</p>
<p>Se c&#8217;è qualcuno col delirio di onnipotenza è da cercare più il alto (purtroppo!) :)</p>
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		<title>Di: Lara</title>
		<link>https://www.molecularlab.it/omgscience/?p=2087#comment-529</link>
		<dc:creator>Lara</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 11:07:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Non faccio il processo alle intenzioni di Feynman, ma alle intenzioni in genere.
Si deve essere onesti con sè stessi e poi col prossimo e se si sceglie il sapere per il sapere, la ricerca per la ricerca, non ci si devono poi rifilare le intenzioni e il fine del sacrificio per l&#039;umanità

e questo nell&#039;interesse dello scienziato stesso, così i risparmia pure di rischiare di aver motivi di farsi problemi morali, di ritrovarsi coi sensi di colpa a posteriori e con le depressioni: cosa fatta capo ha e siccome siamo grandicelli, secondo me prima di mettere le mani su qualcosa (qualunque cosa ) un&#039;ideuzza sulle conseguenze ce la possiamo fare e anche sulla nostra capacità di poterle e volerle rischiare e sopportare...]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non faccio il processo alle intenzioni di Feynman, ma alle intenzioni in genere.<br />
Si deve essere onesti con sè stessi e poi col prossimo e se si sceglie il sapere per il sapere, la ricerca per la ricerca, non ci si devono poi rifilare le intenzioni e il fine del sacrificio per l&#8217;umanità</p>
<p>e questo nell&#8217;interesse dello scienziato stesso, così i risparmia pure di rischiare di aver motivi di farsi problemi morali, di ritrovarsi coi sensi di colpa a posteriori e con le depressioni: cosa fatta capo ha e siccome siamo grandicelli, secondo me prima di mettere le mani su qualcosa (qualunque cosa ) un&#8217;ideuzza sulle conseguenze ce la possiamo fare e anche sulla nostra capacità di poterle e volerle rischiare e sopportare&#8230;</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Sabrina</title>
		<link>https://www.molecularlab.it/omgscience/?p=2087#comment-528</link>
		<dc:creator>Sabrina</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 10:54:40 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[pero&#039; in linea generale direi di non stare a fare il processo alle intenzioni di Feynman.
ho riportato il brano perche&#039; e&#039; quello che mi ha innescato la riflessione.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>pero&#8217; in linea generale direi di non stare a fare il processo alle intenzioni di Feynman.<br />
ho riportato il brano perche&#8217; e&#8217; quello che mi ha innescato la riflessione.</p>
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