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	<title>Commenti a: Sperimentazione animale: l’Imperatrice è nuda o è rivestita di vaccate? (parte II)</title>
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	<description>La passione per la scienza in quattro parole</description>
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		<title>Di: nike free</title>
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		<dc:creator>nike free</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Apr 2013 02:03:53 +0000</pubDate>
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		<title>Di: Uomini, mezz&#8217;uomini e 5 stelle &#124; Qualcosa di Sinistra</title>
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		<dc:creator>Uomini, mezz&#8217;uomini e 5 stelle &#124; Qualcosa di Sinistra</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Feb 2013 08:19:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[[...] Vi sentite così piccoli da mettere sotto le scarpe le vostre conoscenze lasciando che sia il libercolo di un ex automobilista a dettare la linea del Movimento su questo [...]]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] Vi sentite così piccoli da mettere sotto le scarpe le vostre conoscenze lasciando che sia il libercolo di un ex automobilista a dettare la linea del Movimento su questo [...]</p>
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		<title>Di: Sperimentazione animale: l’Imperatrice è nuda o è rivestita di vaccate? (parte VIII) &#124; OMG! Science!</title>
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		<dc:creator>Sperimentazione animale: l’Imperatrice è nuda o è rivestita di vaccate? (parte VIII) &#124; OMG! Science!</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Dec 2012 10:04:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[[...] animale: l’Imperatrice è nuda o è rivestita di vaccate? parte I &#124; parte II &#124; parte III &#124; parte IV &#124; parte V &#124; parte VI &#124; parte VII &#124; parte VIII &#124; parte [...]]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] animale: l’Imperatrice è nuda o è rivestita di vaccate? parte I | parte II | parte III | parte IV | parte V | parte VI | parte VII | parte VIII | parte [...]</p>
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	<item>
		<title>Di: Sperimentazione animale: l’Imperatrice è nuda o è rivestita di vaccate? (parte VII) &#124; OMG! Science!</title>
		<link>https://www.molecularlab.it/omgscience/?p=2823#comment-1637</link>
		<dc:creator>Sperimentazione animale: l’Imperatrice è nuda o è rivestita di vaccate? (parte VII) &#124; OMG! Science!</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Sep 2012 12:22:47 +0000</pubDate>
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		<title>Di: cassandra</title>
		<link>https://www.molecularlab.it/omgscience/?p=2823#comment-1395</link>
		<dc:creator>cassandra</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Aug 2012 14:45:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sarà inutile citare che “il più grande nemico della conoscenza non è l’ignoranza,ma l’illusione della conoscenza” (Stephen Hawking)xchè magari ,annche questa ti sembra una &quot;vaccata&quot;?!
tuttavia ritengo che a chi tiene alla propria SALUTE (e al diavolo consensi,arti e mestieri,ecc) può essere utile sapere queste cose:

&quot;L’ipotesi di predittività del modello animale per quanto riguarda le reazioni a farmaci e sostanze ed i processi patologici umani (modello animale causale analogo CAM) non è mai stata verificata (Balls 2004, Matthews 2008; Shanks et al. 2009, Pound et al. 2004; Knight 2007) e rimane attualmente un fatto controverso (van Der Worp et al. 2010). Non è infatti possibile reperire in letteratura alcuno studio di predittività/validazione1 del modello animale, seppure quest’ultimo sia notoriamente acclamato quale predittivo ed universalmente accettato come standard aureo non siano reperibili in letteratura veri e propri studi di predittività/validazione per quanto riguarda il modello animale causale analogo, esistono non poche evidenze e studi che sembrerebbero, semmai, dimostrare l’infondatezza dell’ipotesi di predittività.

Ecco soltanto alcuni esempi presi in letteratura:

Revisione sistematica, 2006: emerge che la concordanza tra i risultati positivi ottenuti sui modelli animali e quelli riscontrati poi sull’uomo nella pratica clinica è appena del 33%. Gli stessi autori concludono che un simile risultato dovrebbe far riflettere sul grado di estrapolabilità all’uomo dei dati ottenuti da studi su animali ed invitano alla cautela (Hackam &amp; Redelmeier 2006).
Da studi di concordanza tra modelli animali e uomo per gli effetti di 6 tipologie diverse di interventi e/o cure mediche (1 – corticosteroidi in trauma cranico, 2 – antifibrinolitici in emorragia, 3-trombolisi in ictus ischemico acuto, 4 -tirilazad in ictus ischemico acuto, 5 – corticosteroidi prenatali per prevenire la sindrome da stress respiratorio nei neonati, e 6 – trattamento con bifosfonati per prevenire l’osteoporosi) emerge che per quanto riguarda i casi 1, 2,4,5 non vi è concordanza tra gli effetti riscontrati sul modello animale e sull’uomo mentre nei restanti casi esiste una certa concordanza. Gli autori concludono che la discordanza osservata tra modelli animali e pratica clinica può essere dovuta a bias oppure all’incapacità del modello animale di riprodurre i processi fisio-patologici umani (Perel et al. 2007). Per interpretare le conclusioni di tale articolo riferirsi a Sena et al. 2010.
Studio sulla validità della s.a.: “L’uso di modelli animali non ha contribuito allo studio dell’ictus” [Use of Animal Models Has Not Contributed to Development of Acute Stroke. Stroke 2005, 36:2323-2324. American Heart Association].
Dall’analisi di 51 serie di esperimenti su animali condotta presso le Università di Wurzburg, Erlangen e Regensberg in Germania, è emerso che il 99,7% dei risultati prodotti dalla ricerca su 5000 animali, non erano applicabili alla clinica e che per il restante 0,3% non vi è stata alcuna applicazione (Lindl et al. 2006) Lo studio è stato menzionato più tardi sotto forma di lettera sulla rivista Altex, qui . L’autore conclude che i benefici per la salute collettiva derivanti dalla sperimentazione animale sono sovrastimati.
L’istituto nazionale americano del cancro (NCI) sperimentò su modelli murini 12 tipi di farmaci antitumorali utilizzati con successo sui pazienti umani. Furono impiegati topi con 48 tipologie differenti di tumore “umano” e furono somministrati loro i 12 farmaci. Nel 63% dei casi i modelli murini furono incapaci di predire accuratamente la risposta già nota sull’uomo [Science vol. 278, 7 November 1997: 1041-1042].
In uno studio dell’FDA furono presi in esame 6 farmaci i cui effetti avversi erano già noti sull’uomo. Dallo studio emersero i seguenti risultati: gli animali predissero correttamente 22 effetti collaterali, rivelarono 48 effetti avversi non presenti invece nell’uomo, mentre non identificarono 20 effetti avversi noti nell’uomo. Ciò significa che nel 76% dei casi gli animali hanno fornito una previsione scorretta [Lumley and Walker 1990].
Il 92% dei farmaci che passano con successo attraverso i test su animali non supera le successive fasi cliniche (sull’uomo) a causa di effetti avversi e/o inefficacia [Usha 2005, FDA].
I modelli animali forniscono dati di farmacocinetica inattendibili [Grass e Sinko 2002; Arun and Barry 2003 Shanks et al. 2009, vedi grafici qui]
Gli studi di tossicità condotti su animali non possono essere considerati predittivi a causa delle significative differenze tra le specie rispetto a parametri farmacocinetici quali assorbimento, distribuzione, metabolismo, escrezione dei composti chimici o dei farmaci. Le ampie variazioni delle LD50 (anche nelle specie tra loro affini come ratti e topi) ci dicono qualcosa sull’inattendibilità dei test di tossicità attualmente previsti (Hartung 2009).
La predittività degli animali negli studi di teratogenesi è inaccettabile [Dije 2006, Bailey et al. 2005]
Gli studi di cancerogenesi svolti su animali non sono in grado di predire il rischio di cancro nell’uomo e l’estrapolazione dei dati dall’animale all’uomo comporta notevoli difficoltà. [Salsburg 1983, Lester et al. 1988, Knight et al. 2005, Kight et al.2006]
Per decenni l’evidente correlazione tra fumo di sigaretta e cancro polmonare non è stata accettata. Ciò lo dobbiamo in gran parte al fatto che non è stato possibile riprodurre lo stesso fenomeno negli animali di laboratorio. Ciò risultò in un notevole ritardo nei provvedimenti legislativi a tutela della salute pubblica [Coulston and Shubick 1980].
Di 20 composti noti che non causano il cancro nell’uomo, 19 causano il cancro nei topi [Mutagenesis 1987;2:73-78] mentre di 19 composti noti cancerogeni nell’uomo soltanto 7 causano tumori nei ratti [Fund Appl Toxicol 1983;3:63-67]
Di 22 farmaci dimostratisi efficaci su modelli animali di lesione al midollo spinale, nemmeno uno si è rivelato efficace nell’uomo. [J Am Parapl Soc 11;23-25 1988]
Testando 6 tipologie di farmaci sugli animali e confrontando tali risultati con quelli noti sull’uomo si sono ottenuti per il modello animale valori di sensibilità del 52% mentre il valore predittivo positivo non superava il 31% (Heywood 1990).
Uno studio degli anni 90 rivelò che in soltanto 6 casi su 114 la tossicità di un farmaco riscontrata nelle fasi cliniche aveva un parallelo con la tossicità riscontrata nell’animale [Spriet-Pourra e Auriche 1994].
2012 – Studio sulla validità della sperimentazione compiuta sugli scimpanzé, specie animale, tra quelle usate in laboratorio, geneticamente più vicina all’uomo:
a) la maggior parte delle ricerche compiute su scimpanzé e pubblicate (in aggiunta quindi alle ricerche mai presentate o non accettate per la pubblicazione) non viene mai citata successivamente in studi di medicina umana. Nelle rare citazioni era chiaro che gli esperimenti su scimpanzé non avevano contribuito alla ricerca clinica umana.

b) La valutazione del ruolo degli scimpanzé negli studi per i vaccini contro l’AIDS dimostra il fallimento di tale modello. Ad oggi, 85 differenti vaccini hanno dimostrato di essere sicuri ed efficaci negli scimpanzé ed in altre scimmie. Tuttavia, in 197 studi clinici, nessuno di questi è risultato essere utile all’uomo.

c) La valutazione riguardo alla ricerca sul cancro ha dimostrato che gli scimpanzé, i nostri più vicini parenti genetici, hanno sprecato enormi finanziamenti per la ricerca. I tumori negli scimpanzé sono estremamente rari, e sono biologicamente diversi dai tumori umani.

d) La valutazione riguardo alla ricerca per l’epatite C ha dimostrato che il ruolo degli scimpanzé è totalmente esagerato. L’uso degli scimpanzé è continuato per convenzione, non per merito scientifico o per necessità.

[The Ban on the Use of Chimpanzees in Biomedical Research and Testing in the UK Should Be Made Permanent and Legally Binding. BUAV/FRAME. ATLA 40, 3–8, 2012]

Esempi di patologie umane per cui modelli animali sono da tempo riconosciuti fallimentari (e nonostante ciò vengono ancora utilizzati).

HIV in Primati e Felini (Kim et al. 2010, Bailey 2008, Bennet e Hart 1995 )

Sclerosi multipla in topo (Rice 2012)

Asma in varie specie (Holmes et al. 2011)

Malattie neurodegenerative in topi ed altri modelli (articolo qui)

Alzheimer in roditori e primati (Blennow et al. 2006, Hampel et al. 2010)

Sepsi in varie specie (Niels et al. 2003)

Ictus in varie specie (Horn et al. 2001, O’Collins et al. 2006, Sena et al. 2010)

Ipertensione in varie specie (Stingl et al. 2009)

Sistema cardiocircolatorio in topo ingegnerizzato (vedi articolo)

Distrofia muscolare in Roditori (Bohm et al. 2009)

Conclusioni

Considerato che la ricerca che utilizza il modello animale CAM assorbe ingenti quantità di denaro e risorse umane e che tali risorse sono limitate, vi sono dei validi motivi per sottoporre la pratica ad un’urgente revisione.

Note:

1 – Secondo gli standard della Comunità Scientifica ogni metodologia acclamata quale predittiva (compresi i candidati metodi sostitutivi della s.a.) deve passare attraverso rigorosi studi di validazione. In particolare la metodologia in questione viene testata per sensibilità e specificità, valore predittivo positivo, valore predittivo negativo e riproducibilità (deve cioe’ fornire sempre gli stessi risultati in laboratori diversi, tempi diversi e condizioni al contorno diverse) (Worth e Balls 2002). Queste procedure vengono effettuate in 3-4 laboratori diversi, confrontando i risultati del metodo in esame con quelli già noti, per una serie di sostanze “campione”. Per maggiori informazioni ed approfondimenti sul concetto di sensibilità e specificità http://en.wikipedia.org/wiki/Sensitivity_and_specificity , mentre per approfondimenti sul concetto di predittività http://www.wikihow.com/Calculate-Sensitivity,-Specificity,-Positive-Predictive-Value,-and-Negative-Predictive-Value

Riferimenti bibliografici

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Balls, M. (2004) Are animal tests inherently valid? ATLA: Alternatives to Laboratory Animals, 32(Suppl. 1B), 755–758.

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Grass GM, Sinko PJ. Physiologically-based pharmacokinetic simulation modelling. Adv Drug Deliv Rev. 2002 Mar 31;54(3):433–5.

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Hampel, Harald, Richard Frank, Karl Broich, Stefan J. Teipel, Russell G. Katz, John Hardy, Karl Herholz, Arun L. W. Bokde, Frank Jessen, Yvonne C. Hoessler, Wendy R. Sanhai, Henrik Zetterberg, Janet Woodcock, and Kaj Blennow. 2010. Biomarkers for Alzheimer’s disease: academic, industry and regulatory perspectives. Nat Rev Drug Discov 9 (7):560-574.

Hartung, Thomas Toxicology for the twenty-first century Nature, Volume 460, Issue 7252, pp. 208-212 (2009).

Heywood R: Clinical Toxicity – Could it have been predicted? Post-marketing experience. In Animal Toxicity Studies: Their Relevance for Man Edited by Lumley CE, Walker S Lancaster, Quay. 1990, 57-67.

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Horn J., de Haan R.J., Vermeulen M., Luiten P.G. &amp; Limburg M. Nimodipine in animal model experiments of focal cerebral ischemia: a systematic review. Stroke 2001; 32(10): 2433-2438. [Comment: Stroke 2002; 33(2): 639-640.] (concordanza positiva)

Knight A, Bailey J, Balcombe J. Animal carcinogenicity studies: 1. Poor human predictivity. Altern Lab Anim 2006; 34(1): 19-27

Knight A, Bailey J, Balcombe J. Animal carcinogenicity studies: 2. Obstacles to extrapolation of data to humans. ATLA: Altern Lab Anim 2006; 34(1):29-38.

Knight A, Bailey J, Balcombe J. Which drugs cause cancer? Animal tests yield misleading results. BMJ USA 2005; 331: E389-E391.

Knight A, Bailey J, Balcombe J: Animal carcinogenicity studies: 1. Poor human predictivity. Altern Lab Anim 2006, 34:19-27.

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Worth A.P. and M. Balls The Principles of Validation and the ECVAM Validation Process Altern Lab Anim. 2002 Dec ;30 Suppl 2 :15-21
L’ipotesi di predittività del modello animale per quanto riguarda le reazioni a farmaci e sostanze ed i processi patologici umani (modello animale causale analogo CAM) non è mai stata verificata (Balls 2004, Matthews 2008; Shanks et al. 2009, Pound et al. 2004; Knight 2007) e rimane attualmente un fatto controverso (van Der Worp et al. 2010). Non è infatti possibile reperire in letteratura alcuno studio di predittività/validazione1 del modello animale, seppure quest’ultimo sia notoriamente acclamato quale predittivo ed universalmente accettato come standard aureo non siano reperibili in letteratura veri e propri studi di predittività/validazione per quanto riguarda il modello animale causale analogo, esistono non poche evidenze e studi che sembrerebbero, semmai, dimostrare l’infondatezza dell’ipotesi di predittività.

Ecco soltanto alcuni esempi presi in letteratura:

Revisione sistematica, 2006: emerge che la concordanza tra i risultati positivi ottenuti sui modelli animali e quelli riscontrati poi sull’uomo nella pratica clinica è appena del 33%. Gli stessi autori concludono che un simile risultato dovrebbe far riflettere sul grado di estrapolabilità all’uomo dei dati ottenuti da studi su animali ed invitano alla cautela (Hackam &amp; Redelmeier 2006).
Da studi di concordanza tra modelli animali e uomo per gli effetti di 6 tipologie diverse di interventi e/o cure mediche (1 – corticosteroidi in trauma cranico, 2 – antifibrinolitici in emorragia, 3-trombolisi in ictus ischemico acuto, 4 -tirilazad in ictus ischemico acuto, 5 – corticosteroidi prenatali per prevenire la sindrome da stress respiratorio nei neonati, e 6 – trattamento con bifosfonati per prevenire l’osteoporosi) emerge che per quanto riguarda i casi 1, 2,4,5 non vi è concordanza tra gli effetti riscontrati sul modello animale e sull’uomo mentre nei restanti casi esiste una certa concordanza. Gli autori concludono che la discordanza osservata tra modelli animali e pratica clinica può essere dovuta a bias oppure all’incapacità del modello animale di riprodurre i processi fisio-patologici umani (Perel et al. 2007). Per interpretare le conclusioni di tale articolo riferirsi a Sena et al. 2010.
Studio sulla validità della s.a.: “L’uso di modelli animali non ha contribuito allo studio dell’ictus” [Use of Animal Models Has Not Contributed to Development of Acute Stroke. Stroke 2005, 36:2323-2324. American Heart Association].
Dall’analisi di 51 serie di esperimenti su animali condotta presso le Università di Wurzburg, Erlangen e Regensberg in Germania, è emerso che il 99,7% dei risultati prodotti dalla ricerca su 5000 animali, non erano applicabili alla clinica e che per il restante 0,3% non vi è stata alcuna applicazione (Lindl et al. 2006) Lo studio è stato menzionato più tardi sotto forma di lettera sulla rivista Altex, qui . L’autore conclude che i benefici per la salute collettiva derivanti dalla sperimentazione animale sono sovrastimati.
L’istituto nazionale americano del cancro (NCI) sperimentò su modelli murini 12 tipi di farmaci antitumorali utilizzati con successo sui pazienti umani. Furono impiegati topi con 48 tipologie differenti di tumore “umano” e furono somministrati loro i 12 farmaci. Nel 63% dei casi i modelli murini furono incapaci di predire accuratamente la risposta già nota sull’uomo [Science vol. 278, 7 November 1997: 1041-1042].
In uno studio dell’FDA furono presi in esame 6 farmaci i cui effetti avversi erano già noti sull’uomo. Dallo studio emersero i seguenti risultati: gli animali predissero correttamente 22 effetti collaterali, rivelarono 48 effetti avversi non presenti invece nell’uomo, mentre non identificarono 20 effetti avversi noti nell’uomo. Ciò significa che nel 76% dei casi gli animali hanno fornito una previsione scorretta [Lumley and Walker 1990].
Il 92% dei farmaci che passano con successo attraverso i test su animali non supera le successive fasi cliniche (sull’uomo) a causa di effetti avversi e/o inefficacia [Usha 2005, FDA].
I modelli animali forniscono dati di farmacocinetica inattendibili [Grass e Sinko 2002; Arun and Barry 2003 Shanks et al. 2009, vedi grafici qui]
Gli studi di tossicità condotti su animali non possono essere considerati predittivi a causa delle significative differenze tra le specie rispetto a parametri farmacocinetici quali assorbimento, distribuzione, metabolismo, escrezione dei composti chimici o dei farmaci. Le ampie variazioni delle LD50 (anche nelle specie tra loro affini come ratti e topi) ci dicono qualcosa sull’inattendibilità dei test di tossicità attualmente previsti (Hartung 2009).
La predittività degli animali negli studi di teratogenesi è inaccettabile [Dije 2006, Bailey et al. 2005]
Gli studi di cancerogenesi svolti su animali non sono in grado di predire il rischio di cancro nell’uomo e l’estrapolazione dei dati dall’animale all’uomo comporta notevoli difficoltà. [Salsburg 1983, Lester et al. 1988, Knight et al. 2005, Kight et al.2006]
Per decenni l’evidente correlazione tra fumo di sigaretta e cancro polmonare non è stata accettata. Ciò lo dobbiamo in gran parte al fatto che non è stato possibile riprodurre lo stesso fenomeno negli animali di laboratorio. Ciò risultò in un notevole ritardo nei provvedimenti legislativi a tutela della salute pubblica [Coulston and Shubick 1980].
Di 20 composti noti che non causano il cancro nell’uomo, 19 causano il cancro nei topi [Mutagenesis 1987;2:73-78] mentre di 19 composti noti cancerogeni nell’uomo soltanto 7 causano tumori nei ratti [Fund Appl Toxicol 1983;3:63-67]
Di 22 farmaci dimostratisi efficaci su modelli animali di lesione al midollo spinale, nemmeno uno si è rivelato efficace nell’uomo. [J Am Parapl Soc 11;23-25 1988]
Testando 6 tipologie di farmaci sugli animali e confrontando tali risultati con quelli noti sull’uomo si sono ottenuti per il modello animale valori di sensibilità del 52% mentre il valore predittivo positivo non superava il 31% (Heywood 1990).
Uno studio degli anni 90 rivelò che in soltanto 6 casi su 114 la tossicità di un farmaco riscontrata nelle fasi cliniche aveva un parallelo con la tossicità riscontrata nell’animale [Spriet-Pourra e Auriche 1994].
2012 – Studio sulla validità della sperimentazione compiuta sugli scimpanzé, specie animale, tra quelle usate in laboratorio, geneticamente più vicina all’uomo:
a) la maggior parte delle ricerche compiute su scimpanzé e pubblicate (in aggiunta quindi alle ricerche mai presentate o non accettate per la pubblicazione) non viene mai citata successivamente in studi di medicina umana. Nelle rare citazioni era chiaro che gli esperimenti su scimpanzé non avevano contribuito alla ricerca clinica umana.

b) La valutazione del ruolo degli scimpanzé negli studi per i vaccini contro l’AIDS dimostra il fallimento di tale modello. Ad oggi, 85 differenti vaccini hanno dimostrato di essere sicuri ed efficaci negli scimpanzé ed in altre scimmie. Tuttavia, in 197 studi clinici, nessuno di questi è risultato essere utile all’uomo.

c) La valutazione riguardo alla ricerca sul cancro ha dimostrato che gli scimpanzé, i nostri più vicini parenti genetici, hanno sprecato enormi finanziamenti per la ricerca. I tumori negli scimpanzé sono estremamente rari, e sono biologicamente diversi dai tumori umani.

d) La valutazione riguardo alla ricerca per l’epatite C ha dimostrato che il ruolo degli scimpanzé è totalmente esagerato. L’uso degli scimpanzé è continuato per convenzione, non per merito scientifico o per necessità.

[The Ban on the Use of Chimpanzees in Biomedical Research and Testing in the UK Should Be Made Permanent and Legally Binding. BUAV/FRAME. ATLA 40, 3–8, 2012]

Esempi di patologie umane per cui modelli animali sono da tempo riconosciuti fallimentari (e nonostante ciò vengono ancora utilizzati).

HIV in Primati e Felini (Kim et al. 2010, Bailey 2008, Bennet e Hart 1995 )

Sclerosi multipla in topo (Rice 2012)

Asma in varie specie (Holmes et al. 2011)

Malattie neurodegenerative in topi ed altri modelli (articolo qui)

Alzheimer in roditori e primati (Blennow et al. 2006, Hampel et al. 2010)

Sepsi in varie specie (Niels et al. 2003)

Ictus in varie specie (Horn et al. 2001, O’Collins et al. 2006, Sena et al. 2010)

Ipertensione in varie specie (Stingl et al. 2009)

Sistema cardiocircolatorio in topo ingegnerizzato (vedi articolo)

Distrofia muscolare in Roditori (Bohm et al. 2009)

Conclusioni

Considerato che la ricerca che utilizza il modello animale CAM assorbe ingenti quantità di denaro e risorse umane e che tali risorse sono limitate, vi sono dei validi motivi per sottoporre la pratica ad un’urgente revisione.

Note:

1 – Secondo gli standard della Comunità Scientifica ogni metodologia acclamata quale predittiva (compresi i candidati metodi sostitutivi della s.a.) deve passare attraverso rigorosi studi di validazione. In particolare la metodologia in questione viene testata per sensibilità e specificità, valore predittivo positivo, valore predittivo negativo e riproducibilità (deve cioe’ fornire sempre gli stessi risultati in laboratori diversi, tempi diversi e condizioni al contorno diverse) (Worth e Balls 2002). Queste procedure vengono effettuate in 3-4 laboratori diversi, confrontando i risultati del metodo in esame con quelli già noti, per una serie di sostanze “campione”. Per maggiori informazioni ed approfondimenti sul concetto di sensibilità e specificità http://en.wikipedia.org/wiki/Sensitivity_and_specificity , mentre per approfondimenti sul concetto di predittività http://www.wikihow.com/Calculate-Sensitivity,-Specificity,-Positive-Predictive-Value,-and-Negative-Predictive-Value

Riferimenti bibliografici

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Knight A, Bailey J, Balcombe J. Animal carcinogenicity studies: 1. Poor human predictivity. Altern Lab Anim 2006; 34(1): 19-27

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Worth A.P. and M. Balls The Principles of Validation and the ECVAM Validation Process Altern Lab Anim. 2002 Dec ;30 Suppl 2 :15-21]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sarà inutile citare che “il più grande nemico della conoscenza non è l’ignoranza,ma l’illusione della conoscenza” (Stephen Hawking)xchè magari ,annche questa ti sembra una &#8220;vaccata&#8221;?!<br />
tuttavia ritengo che a chi tiene alla propria SALUTE (e al diavolo consensi,arti e mestieri,ecc) può essere utile sapere queste cose:</p>
<p>&#8220;L’ipotesi di predittività del modello animale per quanto riguarda le reazioni a farmaci e sostanze ed i processi patologici umani (modello animale causale analogo CAM) non è mai stata verificata (Balls 2004, Matthews 2008; Shanks et al. 2009, Pound et al. 2004; Knight 2007) e rimane attualmente un fatto controverso (van Der Worp et al. 2010). Non è infatti possibile reperire in letteratura alcuno studio di predittività/validazione1 del modello animale, seppure quest’ultimo sia notoriamente acclamato quale predittivo ed universalmente accettato come standard aureo non siano reperibili in letteratura veri e propri studi di predittività/validazione per quanto riguarda il modello animale causale analogo, esistono non poche evidenze e studi che sembrerebbero, semmai, dimostrare l’infondatezza dell’ipotesi di predittività.</p>
<p>Ecco soltanto alcuni esempi presi in letteratura:</p>
<p>Revisione sistematica, 2006: emerge che la concordanza tra i risultati positivi ottenuti sui modelli animali e quelli riscontrati poi sull’uomo nella pratica clinica è appena del 33%. Gli stessi autori concludono che un simile risultato dovrebbe far riflettere sul grado di estrapolabilità all’uomo dei dati ottenuti da studi su animali ed invitano alla cautela (Hackam &amp; Redelmeier 2006).<br />
Da studi di concordanza tra modelli animali e uomo per gli effetti di 6 tipologie diverse di interventi e/o cure mediche (1 – corticosteroidi in trauma cranico, 2 – antifibrinolitici in emorragia, 3-trombolisi in ictus ischemico acuto, 4 -tirilazad in ictus ischemico acuto, 5 – corticosteroidi prenatali per prevenire la sindrome da stress respiratorio nei neonati, e 6 – trattamento con bifosfonati per prevenire l’osteoporosi) emerge che per quanto riguarda i casi 1, 2,4,5 non vi è concordanza tra gli effetti riscontrati sul modello animale e sull’uomo mentre nei restanti casi esiste una certa concordanza. Gli autori concludono che la discordanza osservata tra modelli animali e pratica clinica può essere dovuta a bias oppure all’incapacità del modello animale di riprodurre i processi fisio-patologici umani (Perel et al. 2007). Per interpretare le conclusioni di tale articolo riferirsi a Sena et al. 2010.<br />
Studio sulla validità della s.a.: “L’uso di modelli animali non ha contribuito allo studio dell’ictus” [Use of Animal Models Has Not Contributed to Development of Acute Stroke. Stroke 2005, 36:2323-2324. American Heart Association].<br />
Dall’analisi di 51 serie di esperimenti su animali condotta presso le Università di Wurzburg, Erlangen e Regensberg in Germania, è emerso che il 99,7% dei risultati prodotti dalla ricerca su 5000 animali, non erano applicabili alla clinica e che per il restante 0,3% non vi è stata alcuna applicazione (Lindl et al. 2006) Lo studio è stato menzionato più tardi sotto forma di lettera sulla rivista Altex, qui . L’autore conclude che i benefici per la salute collettiva derivanti dalla sperimentazione animale sono sovrastimati.<br />
L’istituto nazionale americano del cancro (NCI) sperimentò su modelli murini 12 tipi di farmaci antitumorali utilizzati con successo sui pazienti umani. Furono impiegati topi con 48 tipologie differenti di tumore “umano” e furono somministrati loro i 12 farmaci. Nel 63% dei casi i modelli murini furono incapaci di predire accuratamente la risposta già nota sull’uomo [Science vol. 278, 7 November 1997: 1041-1042].<br />
In uno studio dell’FDA furono presi in esame 6 farmaci i cui effetti avversi erano già noti sull’uomo. Dallo studio emersero i seguenti risultati: gli animali predissero correttamente 22 effetti collaterali, rivelarono 48 effetti avversi non presenti invece nell’uomo, mentre non identificarono 20 effetti avversi noti nell’uomo. Ciò significa che nel 76% dei casi gli animali hanno fornito una previsione scorretta [Lumley and Walker 1990].<br />
Il 92% dei farmaci che passano con successo attraverso i test su animali non supera le successive fasi cliniche (sull’uomo) a causa di effetti avversi e/o inefficacia [Usha 2005, FDA].<br />
I modelli animali forniscono dati di farmacocinetica inattendibili [Grass e Sinko 2002; Arun and Barry 2003 Shanks et al. 2009, vedi grafici qui]<br />
Gli studi di tossicità condotti su animali non possono essere considerati predittivi a causa delle significative differenze tra le specie rispetto a parametri farmacocinetici quali assorbimento, distribuzione, metabolismo, escrezione dei composti chimici o dei farmaci. Le ampie variazioni delle LD50 (anche nelle specie tra loro affini come ratti e topi) ci dicono qualcosa sull’inattendibilità dei test di tossicità attualmente previsti (Hartung 2009).<br />
La predittività degli animali negli studi di teratogenesi è inaccettabile [Dije 2006, Bailey et al. 2005]<br />
Gli studi di cancerogenesi svolti su animali non sono in grado di predire il rischio di cancro nell’uomo e l’estrapolazione dei dati dall’animale all’uomo comporta notevoli difficoltà. [Salsburg 1983, Lester et al. 1988, Knight et al. 2005, Kight et al.2006]<br />
Per decenni l’evidente correlazione tra fumo di sigaretta e cancro polmonare non è stata accettata. Ciò lo dobbiamo in gran parte al fatto che non è stato possibile riprodurre lo stesso fenomeno negli animali di laboratorio. Ciò risultò in un notevole ritardo nei provvedimenti legislativi a tutela della salute pubblica [Coulston and Shubick 1980].<br />
Di 20 composti noti che non causano il cancro nell’uomo, 19 causano il cancro nei topi [Mutagenesis 1987;2:73-78] mentre di 19 composti noti cancerogeni nell’uomo soltanto 7 causano tumori nei ratti [Fund Appl Toxicol 1983;3:63-67]<br />
Di 22 farmaci dimostratisi efficaci su modelli animali di lesione al midollo spinale, nemmeno uno si è rivelato efficace nell’uomo. [J Am Parapl Soc 11;23-25 1988]<br />
Testando 6 tipologie di farmaci sugli animali e confrontando tali risultati con quelli noti sull’uomo si sono ottenuti per il modello animale valori di sensibilità del 52% mentre il valore predittivo positivo non superava il 31% (Heywood 1990).<br />
Uno studio degli anni 90 rivelò che in soltanto 6 casi su 114 la tossicità di un farmaco riscontrata nelle fasi cliniche aveva un parallelo con la tossicità riscontrata nell’animale [Spriet-Pourra e Auriche 1994].<br />
2012 – Studio sulla validità della sperimentazione compiuta sugli scimpanzé, specie animale, tra quelle usate in laboratorio, geneticamente più vicina all’uomo:<br />
a) la maggior parte delle ricerche compiute su scimpanzé e pubblicate (in aggiunta quindi alle ricerche mai presentate o non accettate per la pubblicazione) non viene mai citata successivamente in studi di medicina umana. Nelle rare citazioni era chiaro che gli esperimenti su scimpanzé non avevano contribuito alla ricerca clinica umana.</p>
<p>b) La valutazione del ruolo degli scimpanzé negli studi per i vaccini contro l’AIDS dimostra il fallimento di tale modello. Ad oggi, 85 differenti vaccini hanno dimostrato di essere sicuri ed efficaci negli scimpanzé ed in altre scimmie. Tuttavia, in 197 studi clinici, nessuno di questi è risultato essere utile all’uomo.</p>
<p>c) La valutazione riguardo alla ricerca sul cancro ha dimostrato che gli scimpanzé, i nostri più vicini parenti genetici, hanno sprecato enormi finanziamenti per la ricerca. I tumori negli scimpanzé sono estremamente rari, e sono biologicamente diversi dai tumori umani.</p>
<p>d) La valutazione riguardo alla ricerca per l’epatite C ha dimostrato che il ruolo degli scimpanzé è totalmente esagerato. L’uso degli scimpanzé è continuato per convenzione, non per merito scientifico o per necessità.</p>
<p>[The Ban on the Use of Chimpanzees in Biomedical Research and Testing in the UK Should Be Made Permanent and Legally Binding. BUAV/FRAME. ATLA 40, 3–8, 2012]</p>
<p>Esempi di patologie umane per cui modelli animali sono da tempo riconosciuti fallimentari (e nonostante ciò vengono ancora utilizzati).</p>
<p>HIV in Primati e Felini (Kim et al. 2010, Bailey 2008, Bennet e Hart 1995 )</p>
<p>Sclerosi multipla in topo (Rice 2012)</p>
<p>Asma in varie specie (Holmes et al. 2011)</p>
<p>Malattie neurodegenerative in topi ed altri modelli (articolo qui)</p>
<p>Alzheimer in roditori e primati (Blennow et al. 2006, Hampel et al. 2010)</p>
<p>Sepsi in varie specie (Niels et al. 2003)</p>
<p>Ictus in varie specie (Horn et al. 2001, O’Collins et al. 2006, Sena et al. 2010)</p>
<p>Ipertensione in varie specie (Stingl et al. 2009)</p>
<p>Sistema cardiocircolatorio in topo ingegnerizzato (vedi articolo)</p>
<p>Distrofia muscolare in Roditori (Bohm et al. 2009)</p>
<p>Conclusioni</p>
<p>Considerato che la ricerca che utilizza il modello animale CAM assorbe ingenti quantità di denaro e risorse umane e che tali risorse sono limitate, vi sono dei validi motivi per sottoporre la pratica ad un’urgente revisione.</p>
<p>Note:</p>
<p>1 – Secondo gli standard della Comunità Scientifica ogni metodologia acclamata quale predittiva (compresi i candidati metodi sostitutivi della s.a.) deve passare attraverso rigorosi studi di validazione. In particolare la metodologia in questione viene testata per sensibilità e specificità, valore predittivo positivo, valore predittivo negativo e riproducibilità (deve cioe’ fornire sempre gli stessi risultati in laboratori diversi, tempi diversi e condizioni al contorno diverse) (Worth e Balls 2002). Queste procedure vengono effettuate in 3-4 laboratori diversi, confrontando i risultati del metodo in esame con quelli già noti, per una serie di sostanze “campione”. Per maggiori informazioni ed approfondimenti sul concetto di sensibilità e specificità <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Sensitivity_and_specificity" rel="nofollow">http://en.wikipedia.org/wiki/Sensitivity_and_specificity</a> , mentre per approfondimenti sul concetto di predittività <a href="http://www.wikihow.com/Calculate-Sensitivity,-Specificity,-Positive-Predictive-Value,-and-Negative-Predictive-Value" rel="nofollow">http://www.wikihow.com/Calculate-Sensitivity,-Specificity,-Positive-Predictive-Value,-and-Negative-Predictive-Value</a></p>
<p>Riferimenti bibliografici</p>
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<p>Knight A, Bailey J, Balcombe J. Animal carcinogenicity studies: 1. Poor human predictivity. Altern Lab Anim 2006; 34(1): 19-27</p>
<p>Knight A, Bailey J, Balcombe J. Animal carcinogenicity studies: 2. Obstacles to extrapolation of data to humans. ATLA: Altern Lab Anim 2006; 34(1):29-38.</p>
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<p>Knight A, Bailey J, Balcombe J: Animal carcinogenicity studies: 1. Poor human predictivity. Altern Lab Anim 2006, 34:19-27.</p>
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<p>Niels C. Riedemann, Ren-Feng Guo and Peter A. Ward The enigma of sepsis Published in Volume 112, Issue 4 (August 15, 2003) J Clin Invest. 2003;112(4):460–467. doi:10.1172/JCI19523.Department of Pathology, University of Michigan Medical School, Ann Arbor, Michigan, USA), Opportunities to Replace the Use of Animals in Sepsis Research.</p>
<p>O’Collins VE, Macleod MR, Donnan GA, Horky LL, van der Worp Bart H &amp; Howells DW. 1,026 experimental treatments in acute stroke. Ann Neurol 2006; 59: 467–77.</p>
<p>Odom et al., “Tissue-specific transcriptional regulation has diverged significantly between human and mouse,” Nat Genet, 39:730?2, June 2007.</p>
<p>Perel P, Roberts I, Sena E, Wheble P, Briscoe C, Sandercock P, Macleod M, Mignini LE, Jayaram P, Khan KS. Comparison of treatment effects between animal experiments and clinical trials: systematic review. BMJ. 2007 Jan 27;334(7586):197. Epub 2006 Dec 15.</p>
<p>Pound Pandora, Shah Ebrahim, Peter Sandercock, Michael B Bracken, Ian Roberts Where is the evidence that animal research benefits humans? BMJ. 2004 February 28; 328(7438): 514–517.</p>
<p>Rice J., Animal models: Not close enough. Nature. 2012 Apr 12;484(7393):S9.</p>
<p>Salsburg D. The lifetime feeding study in mice and rats–an examination of its validity as a bioassay for human carcinogens. Fundam Appl Toxicol. 1983 Jan-Feb;3(1):63-7.</p>
<p>Sena ES, van der Worp HB, Bath PMW, Howells DW, Macleod MR. Publication bias in reports of animal stroke studies leads to major overstatement of efficacy. PLoS Biol 2010; 8(3): e1000344.</p>
<p>Shanks Niall, Greek Ray, Greek Jean, Are animal models predictive for humans? Philos Ethics Humanit Med. 2009; 4: 2. Published online 2009 January 15. doi: 10.1186/1747-5341-4-2</p>
<p>Spriet-Pourra C, Auriche M: Drug Withdrawal from Sale. New York 2nd edition. 1994</p>
<p>Stingl L, Völkel M &amp; Lindl T. 20 years of hypertension research using genetically modified animals: no clinically promising approaches in sight. ALTEX 2009; 26(1): 41-51.</p>
<p>Usha Sankar. The Delicate Toxicity Balance in Drug Discovery. The Scientist 2005, 19(15):32</p>
<p>van der Worp HB, Howells DW, Sena ES, Porritt MJ, Rewell S, O’Collins V et al.: Can animal models of disease reliably inform human studies? PLoS Med 2010, 7: e1000245</p>
<p>Worth A.P. and M. Balls The Principles of Validation and the ECVAM Validation Process Altern Lab Anim. 2002 Dec ;30 Suppl 2 :15-21<br />
L’ipotesi di predittività del modello animale per quanto riguarda le reazioni a farmaci e sostanze ed i processi patologici umani (modello animale causale analogo CAM) non è mai stata verificata (Balls 2004, Matthews 2008; Shanks et al. 2009, Pound et al. 2004; Knight 2007) e rimane attualmente un fatto controverso (van Der Worp et al. 2010). Non è infatti possibile reperire in letteratura alcuno studio di predittività/validazione1 del modello animale, seppure quest’ultimo sia notoriamente acclamato quale predittivo ed universalmente accettato come standard aureo non siano reperibili in letteratura veri e propri studi di predittività/validazione per quanto riguarda il modello animale causale analogo, esistono non poche evidenze e studi che sembrerebbero, semmai, dimostrare l’infondatezza dell’ipotesi di predittività.</p>
<p>Ecco soltanto alcuni esempi presi in letteratura:</p>
<p>Revisione sistematica, 2006: emerge che la concordanza tra i risultati positivi ottenuti sui modelli animali e quelli riscontrati poi sull’uomo nella pratica clinica è appena del 33%. Gli stessi autori concludono che un simile risultato dovrebbe far riflettere sul grado di estrapolabilità all’uomo dei dati ottenuti da studi su animali ed invitano alla cautela (Hackam &amp; Redelmeier 2006).<br />
Da studi di concordanza tra modelli animali e uomo per gli effetti di 6 tipologie diverse di interventi e/o cure mediche (1 – corticosteroidi in trauma cranico, 2 – antifibrinolitici in emorragia, 3-trombolisi in ictus ischemico acuto, 4 -tirilazad in ictus ischemico acuto, 5 – corticosteroidi prenatali per prevenire la sindrome da stress respiratorio nei neonati, e 6 – trattamento con bifosfonati per prevenire l’osteoporosi) emerge che per quanto riguarda i casi 1, 2,4,5 non vi è concordanza tra gli effetti riscontrati sul modello animale e sull’uomo mentre nei restanti casi esiste una certa concordanza. Gli autori concludono che la discordanza osservata tra modelli animali e pratica clinica può essere dovuta a bias oppure all’incapacità del modello animale di riprodurre i processi fisio-patologici umani (Perel et al. 2007). Per interpretare le conclusioni di tale articolo riferirsi a Sena et al. 2010.<br />
Studio sulla validità della s.a.: “L’uso di modelli animali non ha contribuito allo studio dell’ictus” [Use of Animal Models Has Not Contributed to Development of Acute Stroke. Stroke 2005, 36:2323-2324. American Heart Association].<br />
Dall’analisi di 51 serie di esperimenti su animali condotta presso le Università di Wurzburg, Erlangen e Regensberg in Germania, è emerso che il 99,7% dei risultati prodotti dalla ricerca su 5000 animali, non erano applicabili alla clinica e che per il restante 0,3% non vi è stata alcuna applicazione (Lindl et al. 2006) Lo studio è stato menzionato più tardi sotto forma di lettera sulla rivista Altex, qui . L’autore conclude che i benefici per la salute collettiva derivanti dalla sperimentazione animale sono sovrastimati.<br />
L’istituto nazionale americano del cancro (NCI) sperimentò su modelli murini 12 tipi di farmaci antitumorali utilizzati con successo sui pazienti umani. Furono impiegati topi con 48 tipologie differenti di tumore “umano” e furono somministrati loro i 12 farmaci. Nel 63% dei casi i modelli murini furono incapaci di predire accuratamente la risposta già nota sull’uomo [Science vol. 278, 7 November 1997: 1041-1042].<br />
In uno studio dell’FDA furono presi in esame 6 farmaci i cui effetti avversi erano già noti sull’uomo. Dallo studio emersero i seguenti risultati: gli animali predissero correttamente 22 effetti collaterali, rivelarono 48 effetti avversi non presenti invece nell’uomo, mentre non identificarono 20 effetti avversi noti nell’uomo. Ciò significa che nel 76% dei casi gli animali hanno fornito una previsione scorretta [Lumley and Walker 1990].<br />
Il 92% dei farmaci che passano con successo attraverso i test su animali non supera le successive fasi cliniche (sull’uomo) a causa di effetti avversi e/o inefficacia [Usha 2005, FDA].<br />
I modelli animali forniscono dati di farmacocinetica inattendibili [Grass e Sinko 2002; Arun and Barry 2003 Shanks et al. 2009, vedi grafici qui]<br />
Gli studi di tossicità condotti su animali non possono essere considerati predittivi a causa delle significative differenze tra le specie rispetto a parametri farmacocinetici quali assorbimento, distribuzione, metabolismo, escrezione dei composti chimici o dei farmaci. Le ampie variazioni delle LD50 (anche nelle specie tra loro affini come ratti e topi) ci dicono qualcosa sull’inattendibilità dei test di tossicità attualmente previsti (Hartung 2009).<br />
La predittività degli animali negli studi di teratogenesi è inaccettabile [Dije 2006, Bailey et al. 2005]<br />
Gli studi di cancerogenesi svolti su animali non sono in grado di predire il rischio di cancro nell’uomo e l’estrapolazione dei dati dall’animale all’uomo comporta notevoli difficoltà. [Salsburg 1983, Lester et al. 1988, Knight et al. 2005, Kight et al.2006]<br />
Per decenni l’evidente correlazione tra fumo di sigaretta e cancro polmonare non è stata accettata. Ciò lo dobbiamo in gran parte al fatto che non è stato possibile riprodurre lo stesso fenomeno negli animali di laboratorio. Ciò risultò in un notevole ritardo nei provvedimenti legislativi a tutela della salute pubblica [Coulston and Shubick 1980].<br />
Di 20 composti noti che non causano il cancro nell’uomo, 19 causano il cancro nei topi [Mutagenesis 1987;2:73-78] mentre di 19 composti noti cancerogeni nell’uomo soltanto 7 causano tumori nei ratti [Fund Appl Toxicol 1983;3:63-67]<br />
Di 22 farmaci dimostratisi efficaci su modelli animali di lesione al midollo spinale, nemmeno uno si è rivelato efficace nell’uomo. [J Am Parapl Soc 11;23-25 1988]<br />
Testando 6 tipologie di farmaci sugli animali e confrontando tali risultati con quelli noti sull’uomo si sono ottenuti per il modello animale valori di sensibilità del 52% mentre il valore predittivo positivo non superava il 31% (Heywood 1990).<br />
Uno studio degli anni 90 rivelò che in soltanto 6 casi su 114 la tossicità di un farmaco riscontrata nelle fasi cliniche aveva un parallelo con la tossicità riscontrata nell’animale [Spriet-Pourra e Auriche 1994].<br />
2012 – Studio sulla validità della sperimentazione compiuta sugli scimpanzé, specie animale, tra quelle usate in laboratorio, geneticamente più vicina all’uomo:<br />
a) la maggior parte delle ricerche compiute su scimpanzé e pubblicate (in aggiunta quindi alle ricerche mai presentate o non accettate per la pubblicazione) non viene mai citata successivamente in studi di medicina umana. Nelle rare citazioni era chiaro che gli esperimenti su scimpanzé non avevano contribuito alla ricerca clinica umana.</p>
<p>b) La valutazione del ruolo degli scimpanzé negli studi per i vaccini contro l’AIDS dimostra il fallimento di tale modello. Ad oggi, 85 differenti vaccini hanno dimostrato di essere sicuri ed efficaci negli scimpanzé ed in altre scimmie. Tuttavia, in 197 studi clinici, nessuno di questi è risultato essere utile all’uomo.</p>
<p>c) La valutazione riguardo alla ricerca sul cancro ha dimostrato che gli scimpanzé, i nostri più vicini parenti genetici, hanno sprecato enormi finanziamenti per la ricerca. I tumori negli scimpanzé sono estremamente rari, e sono biologicamente diversi dai tumori umani.</p>
<p>d) La valutazione riguardo alla ricerca per l’epatite C ha dimostrato che il ruolo degli scimpanzé è totalmente esagerato. L’uso degli scimpanzé è continuato per convenzione, non per merito scientifico o per necessità.</p>
<p>[The Ban on the Use of Chimpanzees in Biomedical Research and Testing in the UK Should Be Made Permanent and Legally Binding. BUAV/FRAME. ATLA 40, 3–8, 2012]</p>
<p>Esempi di patologie umane per cui modelli animali sono da tempo riconosciuti fallimentari (e nonostante ciò vengono ancora utilizzati).</p>
<p>HIV in Primati e Felini (Kim et al. 2010, Bailey 2008, Bennet e Hart 1995 )</p>
<p>Sclerosi multipla in topo (Rice 2012)</p>
<p>Asma in varie specie (Holmes et al. 2011)</p>
<p>Malattie neurodegenerative in topi ed altri modelli (articolo qui)</p>
<p>Alzheimer in roditori e primati (Blennow et al. 2006, Hampel et al. 2010)</p>
<p>Sepsi in varie specie (Niels et al. 2003)</p>
<p>Ictus in varie specie (Horn et al. 2001, O’Collins et al. 2006, Sena et al. 2010)</p>
<p>Ipertensione in varie specie (Stingl et al. 2009)</p>
<p>Sistema cardiocircolatorio in topo ingegnerizzato (vedi articolo)</p>
<p>Distrofia muscolare in Roditori (Bohm et al. 2009)</p>
<p>Conclusioni</p>
<p>Considerato che la ricerca che utilizza il modello animale CAM assorbe ingenti quantità di denaro e risorse umane e che tali risorse sono limitate, vi sono dei validi motivi per sottoporre la pratica ad un’urgente revisione.</p>
<p>Note:</p>
<p>1 – Secondo gli standard della Comunità Scientifica ogni metodologia acclamata quale predittiva (compresi i candidati metodi sostitutivi della s.a.) deve passare attraverso rigorosi studi di validazione. In particolare la metodologia in questione viene testata per sensibilità e specificità, valore predittivo positivo, valore predittivo negativo e riproducibilità (deve cioe’ fornire sempre gli stessi risultati in laboratori diversi, tempi diversi e condizioni al contorno diverse) (Worth e Balls 2002). Queste procedure vengono effettuate in 3-4 laboratori diversi, confrontando i risultati del metodo in esame con quelli già noti, per una serie di sostanze “campione”. Per maggiori informazioni ed approfondimenti sul concetto di sensibilità e specificità <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Sensitivity_and_specificity" rel="nofollow">http://en.wikipedia.org/wiki/Sensitivity_and_specificity</a> , mentre per approfondimenti sul concetto di predittività <a href="http://www.wikihow.com/Calculate-Sensitivity,-Specificity,-Positive-Predictive-Value,-and-Negative-Predictive-Value" rel="nofollow">http://www.wikihow.com/Calculate-Sensitivity,-Specificity,-Positive-Predictive-Value,-and-Negative-Predictive-Value</a></p>
<p>Riferimenti bibliografici</p>
<p>Arun K Mandagere e Barry Jones da Drug Bioavailability: Estimation of Solubility, Permeability, Absorption and Bioavailability (Methods and Principles in Medicinal Chemistry) Wiley-VCS 2003. P444–60.</p>
<p>Bailey J, Knight A, Balcombe J. The future of teratology research is in vitro. Biogenic Amines 2005; 19(2): 97–145.</p>
<p>Bailey J., “An Assessment of the Role of Chimpanzees in AIDS Vaccine Research,”Alternatives to Laboratory Animals 36 (2008): 381-428.</p>
<p>Balls, M. (2004) Are animal tests inherently valid? ATLA: Alternatives to Laboratory Animals, 32(Suppl. 1B), 755–758.</p>
<p>Bennett M., Hart C. A. Feline immunodeficiency virus infection- a model for HIV and AIDS? Journal of Medical Microbiology 1995;42:233-236.</p>
<p>Blennow, K., M. J. de Leon, and H. Zetterberg. 2006. Alzheimer’s disease. Lancet 368 (9533):387-403.</p>
<p>Böhm SV, Constantinou P, Tan S, Jin H, Roberts RG. Profound human/mouse differences in alpha-dystrobrevin isoforms: a novel syntrophin-binding site and promoter missing in mouse and rat. BMC Biol. 2009 Dec 4;7:85.</p>
<p>Coulston and Shubick, Human Epidemiology and Animal Laboratory Correlations in Chemical Carcinogenesis, Ablex Pub 1980, p. 263.</p>
<p>Dije Ndreu, Keeping Bad Science out of the Courtroom: Why Post-Daubert Courts Are Correct inExcluding Opinions Based on Animal Studies From Birth-Defects Cases, 36 Golden Gate U. L. Rev.(2006)</p>
<p>Grass GM, Sinko PJ. Physiologically-based pharmacokinetic simulation modelling. Adv Drug Deliv Rev. 2002 Mar 31;54(3):433–5.</p>
<p>Hackam &amp; Redelmeier. Translation of research evidence from animals to humans. [research letter]. JAMA 2006;296(14):1731-2.</p>
<p>Hampel, Harald, Richard Frank, Karl Broich, Stefan J. Teipel, Russell G. Katz, John Hardy, Karl Herholz, Arun L. W. Bokde, Frank Jessen, Yvonne C. Hoessler, Wendy R. Sanhai, Henrik Zetterberg, Janet Woodcock, and Kaj Blennow. 2010. Biomarkers for Alzheimer’s disease: academic, industry and regulatory perspectives. Nat Rev Drug Discov 9 (7):560-574.</p>
<p>Hartung, Thomas Toxicology for the twenty-first century Nature, Volume 460, Issue 7252, pp. 208-212 (2009).</p>
<p>Heywood R: Clinical Toxicity – Could it have been predicted? Post-marketing experience. In Animal Toxicity Studies: Their Relevance for Man Edited by Lumley CE, Walker S Lancaster, Quay. 1990, 57-67.</p>
<p>Holmes, A.M., Solari, R. &amp; Holgate, S.T. Animal models of asthma: value, limitations and opportunities for alternative approaches. Drug Discovery Today, Vol 16, 659-670 (2011)</p>
<p>Horn J., de Haan R.J., Vermeulen M., Luiten P.G. &amp; Limburg M. Nimodipine in animal model experiments of focal cerebral ischemia: a systematic review. Stroke 2001; 32(10): 2433-2438. [Comment: Stroke 2002; 33(2): 639-640.] (concordanza positiva)</p>
<p>Knight A, Bailey J, Balcombe J. Animal carcinogenicity studies: 1. Poor human predictivity. Altern Lab Anim 2006; 34(1): 19-27</p>
<p>Knight A, Bailey J, Balcombe J. Animal carcinogenicity studies: 2. Obstacles to extrapolation of data to humans. ATLA: Altern Lab Anim 2006; 34(1):29-38.</p>
<p>Knight A, Bailey J, Balcombe J. Which drugs cause cancer? Animal tests yield misleading results. BMJ USA 2005; 331: E389-E391.</p>
<p>Knight A, Bailey J, Balcombe J: Animal carcinogenicity studies: 1. Poor human predictivity. Altern Lab Anim 2006, 34:19-27.</p>
<p>Knight A. Systematic reviews of animal experiments demonstrate poor human clinical and toxicological utility. Altern Lab Anim 2007; 35(6): 641-659.</p>
<p>Lester B. Lave, Fanny K. Ennever, Herbert S. Rosenkranz &amp; Gilbert S. Omenn Information value of the rodent bioassay Nature 336, 631 – 633 (15 December 1988);</p>
<p>Lindl, T., Völkel, M. &amp; Kolar, R. (2006) Animal experiments in biomedical research. An evaluation of the clinical relevance of approved animal experimental projects: No evident implementation in human medicine within more than 10 years. [Lecture abstract]. ALTEX: Alternatives to Animal Experimentation, 23(2), 111.</p>
<p>Lumley and Walker. Animal toxicity studies: their relevance for men. Quay 1990 p.73</p>
<p>Matthews RA. Medical progress depends on animal models – doesn’t it? J R Soc Med 2008: 101: 95–8.</p>
<p>Niels C. Riedemann, Ren-Feng Guo and Peter A. Ward The enigma of sepsis Published in Volume 112, Issue 4 (August 15, 2003) J Clin Invest. 2003;112(4):460–467. doi:10.1172/JCI19523.Department of Pathology, University of Michigan Medical School, Ann Arbor, Michigan, USA), Opportunities to Replace the Use of Animals in Sepsis Research.</p>
<p>O’Collins VE, Macleod MR, Donnan GA, Horky LL, van der Worp Bart H &amp; Howells DW. 1,026 experimental treatments in acute stroke. Ann Neurol 2006; 59: 467–77.</p>
<p>Odom et al., “Tissue-specific transcriptional regulation has diverged significantly between human and mouse,” Nat Genet, 39:730?2, June 2007.</p>
<p>Perel P, Roberts I, Sena E, Wheble P, Briscoe C, Sandercock P, Macleod M, Mignini LE, Jayaram P, Khan KS. Comparison of treatment effects between animal experiments and clinical trials: systematic review. BMJ. 2007 Jan 27;334(7586):197. Epub 2006 Dec 15.</p>
<p>Pound Pandora, Shah Ebrahim, Peter Sandercock, Michael B Bracken, Ian Roberts Where is the evidence that animal research benefits humans? BMJ. 2004 February 28; 328(7438): 514–517.</p>
<p>Rice J., Animal models: Not close enough. Nature. 2012 Apr 12;484(7393):S9.</p>
<p>Salsburg D. The lifetime feeding study in mice and rats–an examination of its validity as a bioassay for human carcinogens. Fundam Appl Toxicol. 1983 Jan-Feb;3(1):63-7.</p>
<p>Sena ES, van der Worp HB, Bath PMW, Howells DW, Macleod MR. Publication bias in reports of animal stroke studies leads to major overstatement of efficacy. PLoS Biol 2010; 8(3): e1000344.</p>
<p>Shanks Niall, Greek Ray, Greek Jean, Are animal models predictive for humans? Philos Ethics Humanit Med. 2009; 4: 2. Published online 2009 January 15. doi: 10.1186/1747-5341-4-2</p>
<p>Spriet-Pourra C, Auriche M: Drug Withdrawal from Sale. New York 2nd edition. 1994</p>
<p>Stingl L, Völkel M &amp; Lindl T. 20 years of hypertension research using genetically modified animals: no clinically promising approaches in sight. ALTEX 2009; 26(1): 41-51.</p>
<p>Usha Sankar. The Delicate Toxicity Balance in Drug Discovery. The Scientist 2005, 19(15):32</p>
<p>van der Worp HB, Howells DW, Sena ES, Porritt MJ, Rewell S, O’Collins V et al.: Can animal models of disease reliably inform human studies? PLoS Med 2010, 7: e1000245</p>
<p>Worth A.P. and M. Balls The Principles of Validation and the ECVAM Validation Process Altern Lab Anim. 2002 Dec ;30 Suppl 2 :15-21</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: cassandra</title>
		<link>https://www.molecularlab.it/omgscience/?p=2823#comment-1392</link>
		<dc:creator>cassandra</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Aug 2012 21:37:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L’ipotesi di predittività del modello animale per quanto riguarda le reazioni a farmaci e sostanze ed i processi patologici umani (modello animale causale analogo CAM) non è mai stata verificata (Balls 2004, Matthews 2008; Shanks et al. 2009, Pound et al. 2004; Knight 2007) e rimane attualmente un fatto controverso (van Der Worp et al. 2010). Non è infatti possibile reperire in letteratura alcuno studio di predittività/validazione1  del modello animale, seppure quest’ultimo sia notoriamente acclamato quale predittivo ed universalmente accettato come standard aureo non siano reperibili in letteratura veri e propri studi di predittività/validazione per quanto riguarda il modello animale causale analogo, esistono non poche evidenze e studi che sembrerebbero, semmai, dimostrare l’infondatezza dell’ipotesi di predittività.

Ecco soltanto alcuni esempi presi in letteratura:

Revisione sistematica, 2006: emerge che la concordanza tra i risultati positivi ottenuti sui modelli animali e quelli riscontrati poi sull’uomo nella pratica clinica è appena del 33%. Gli stessi autori concludono che un simile risultato dovrebbe far riflettere sul grado di estrapolabilità all’uomo dei dati ottenuti da studi su animali ed invitano alla cautela (Hackam &amp; Redelmeier 2006).
Da studi di concordanza tra modelli animali e uomo per gli effetti di 6 tipologie diverse di interventi e/o cure mediche (1 – corticosteroidi in trauma cranico, 2 – antifibrinolitici in emorragia, 3-trombolisi in ictus ischemico acuto, 4 -tirilazad in ictus ischemico acuto, 5 – corticosteroidi  prenatali per prevenire la sindrome da stress respiratorio nei neonati, e 6 – trattamento con bifosfonati per prevenire l’osteoporosi) emerge che per quanto riguarda i casi 1, 2,4,5 non vi è concordanza tra gli effetti riscontrati sul modello animale e sull’uomo mentre nei restanti casi esiste una certa concordanza.  Gli autori concludono che la discordanza osservata tra modelli animali e pratica clinica può essere dovuta a bias oppure all’incapacità del modello animale di riprodurre i processi fisio-patologici umani (Perel et al. 2007). Per interpretare le conclusioni di tale articolo riferirsi a Sena et al. 2010.
Studio sulla validità della s.a.:  “L’uso di modelli animali non ha contribuito allo studio dell’ictus” [Use of Animal Models Has Not Contributed to Development of Acute Stroke. Stroke 2005, 36:2323-2324. American Heart Association].
Dall’analisi di 51 serie di esperimenti su animali condotta presso le Università di Wurzburg, Erlangen e Regensberg in Germania, è emerso che il 99,7% dei risultati prodotti dalla ricerca su 5000 animali, non erano applicabili alla clinica e che per il restante 0,3% non vi è stata alcuna applicazione (Lindl et al. 2006) Lo studio è stato menzionato più tardi sotto forma di lettera sulla rivista Altex, qui . L’autore conclude che i benefici per la salute collettiva derivanti dalla sperimentazione animale sono sovrastimati.
L’istituto nazionale americano del cancro (NCI) sperimentò su modelli murini 12 tipi di farmaci antitumorali utilizzati con successo sui pazienti umani. Furono impiegati topi con 48 tipologie differenti di tumore “umano” e furono somministrati loro i 12 farmaci. Nel 63% dei casi i modelli murini furono incapaci di predire accuratamente la risposta già nota sull’uomo [Science vol. 278, 7 November 1997: 1041-1042].
In uno studio dell’FDA furono presi in esame 6 farmaci i cui effetti avversi erano già noti sull’uomo. Dallo studio emersero i seguenti risultati: gli animali predissero correttamente 22 effetti collaterali, rivelarono 48 effetti avversi non presenti invece nell’uomo, mentre non identificarono 20 effetti avversi noti nell’uomo. Ciò significa che nel 76% dei casi gli animali hanno fornito una previsione scorretta [Lumley and Walker 1990].
Il 92% dei farmaci che passano con successo attraverso i test su animali non supera le successive fasi cliniche (sull’uomo) a causa di effetti avversi e/o inefficacia [Usha 2005, FDA].
I modelli animali forniscono dati di farmacocinetica inattendibili [Grass e Sinko 2002; Arun and Barry 2003 Shanks et al. 2009, vedi grafici qui]
Gli studi di tossicità condotti su animali non possono essere considerati predittivi a causa delle significative differenze tra le specie rispetto a parametri farmacocinetici quali assorbimento, distribuzione, metabolismo, escrezione dei composti chimici o dei farmaci. Le ampie variazioni delle LD50 (anche nelle specie tra loro affini come ratti e topi) ci dicono qualcosa sull’inattendibilità dei test di tossicità attualmente previsti (Hartung 2009).
La predittività degli animali negli studi di teratogenesi è inaccettabile [Dije 2006, Bailey et al. 2005]
Gli studi di cancerogenesi svolti su animali non sono in grado di predire il rischio di cancro nell’uomo e l’estrapolazione dei dati dall’animale all’uomo comporta notevoli difficoltà. [Salsburg 1983, Lester et al. 1988, Knight et al. 2005, Kight et al.2006]
Per decenni l’evidente correlazione tra fumo di sigaretta e cancro polmonare non è stata accettata. Ciò lo dobbiamo in gran parte al fatto che non è stato possibile riprodurre lo stesso fenomeno negli animali di laboratorio. Ciò risultò in un notevole ritardo nei provvedimenti legislativi a tutela della salute pubblica [Coulston and Shubick 1980].
Di 20 composti noti che non causano il cancro nell’uomo, 19 causano il cancro nei topi [Mutagenesis 1987;2:73-78] mentre di 19 composti noti cancerogeni nell’uomo soltanto 7 causano tumori nei ratti [Fund Appl Toxicol 1983;3:63-67]
Di 22 farmaci dimostratisi efficaci su modelli animali di lesione al midollo spinale, nemmeno uno si è rivelato efficace nell’uomo. [J Am Parapl Soc 11;23-25 1988]
Testando 6 tipologie di farmaci sugli animali e confrontando tali risultati con quelli noti sull’uomo si sono ottenuti per il modello animale valori di sensibilità del 52% mentre il valore predittivo positivo non superava il 31% (Heywood 1990).
Uno studio degli anni 90 rivelò che in soltanto 6 casi su 114 la tossicità di un farmaco riscontrata nelle fasi cliniche aveva un parallelo con la tossicità riscontrata nell’animale [Spriet-Pourra e Auriche 1994].
2012  – Studio sulla validità della sperimentazione compiuta sugli scimpanzé, specie animale, tra quelle usate in laboratorio, geneticamente più vicina all’uomo:
a)  la maggior parte delle ricerche compiute su scimpanzé e pubblicate (in aggiunta quindi alle ricerche mai presentate o non accettate per la pubblicazione) non viene mai citata successivamente in studi di medicina umana. Nelle rare citazioni era chiaro che gli esperimenti su scimpanzé non avevano contribuito alla ricerca clinica umana.

b) La valutazione del ruolo degli scimpanzé negli studi per i vaccini contro l’AIDS dimostra il fallimento di tale modello. Ad oggi, 85 differenti vaccini hanno dimostrato di essere sicuri ed efficaci negli scimpanzé ed in altre scimmie. Tuttavia, in 197 studi clinici, nessuno di questi è risultato essere utile all’uomo.

c) La valutazione riguardo alla ricerca sul cancro ha dimostrato che gli scimpanzé, i nostri più vicini parenti genetici, hanno sprecato enormi finanziamenti per la ricerca. I tumori negli scimpanzé sono estremamente rari, e sono biologicamente diversi dai tumori umani.

d) La valutazione riguardo alla ricerca per l’epatite C ha dimostrato che il ruolo degli scimpanzé è totalmente esagerato. L’uso degli scimpanzé è continuato per convenzione, non per merito scientifico o per necessità.

[The Ban on the Use of Chimpanzees in Biomedical Research and Testing in the UK Should Be Made Permanent and Legally Binding. BUAV/FRAME. ATLA 40, 3–8, 2012]

Esempi di patologie umane per cui modelli animali sono da tempo riconosciuti fallimentari (e nonostante ciò vengono ancora utilizzati).

HIV in Primati e Felini (Kim et al. 2010, Bailey 2008, Bennet e Hart 1995 )

Sclerosi multipla in topo (Rice 2012)

Asma in varie specie (Holmes et al. 2011)

Malattie neurodegenerative in topi ed altri modelli (articolo qui)

Alzheimer in roditori e primati (Blennow et al. 2006, Hampel et al. 2010)

Sepsi  in varie specie (Niels et al. 2003)

Ictus in varie specie (Horn et al. 2001, O’Collins et al. 2006, Sena et al. 2010)

Ipertensione in varie specie (Stingl et al. 2009)

Sistema cardiocircolatorio in topo ingegnerizzato (vedi articolo)

Distrofia muscolare in Roditori (Bohm et al. 2009)

Conclusioni

Considerato che la ricerca che utilizza il modello animale CAM assorbe ingenti quantità di denaro e risorse umane e che tali risorse sono limitate, vi sono dei validi motivi per sottoporre la pratica ad un’urgente revisione.

Note:

1      – Secondo gli  standard della Comunità Scientifica ogni metodologia acclamata quale predittiva (compresi i candidati metodi sostitutivi della s.a.) deve passare attraverso rigorosi studi di validazione. In particolare la metodologia in questione viene testata per sensibilità e specificità, valore predittivo positivo, valore predittivo negativo e riproducibilità (deve cioe’ fornire sempre gli stessi risultati in laboratori diversi, tempi diversi e condizioni al contorno diverse) (Worth e Balls 2002).  Queste procedure vengono effettuate in 3-4 laboratori diversi, confrontando i risultati del metodo in esame con quelli già noti, per una serie di sostanze “campione”.  Per maggiori informazioni ed approfondimenti sul concetto di sensibilità e specificità http://en.wikipedia.org/wiki/Sensitivity_and_specificity , mentre per approfondimenti sul concetto di predittività http://www.wikihow.com/Calculate-Sensitivity,-Specificity,-Positive-Predictive-Value,-and-Negative-Predictive-Value

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..ANCHE QUESTE SONO VACCATE???????????????]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>L’ipotesi di predittività del modello animale per quanto riguarda le reazioni a farmaci e sostanze ed i processi patologici umani (modello animale causale analogo CAM) non è mai stata verificata (Balls 2004, Matthews 2008; Shanks et al. 2009, Pound et al. 2004; Knight 2007) e rimane attualmente un fatto controverso (van Der Worp et al. 2010). Non è infatti possibile reperire in letteratura alcuno studio di predittività/validazione1  del modello animale, seppure quest’ultimo sia notoriamente acclamato quale predittivo ed universalmente accettato come standard aureo non siano reperibili in letteratura veri e propri studi di predittività/validazione per quanto riguarda il modello animale causale analogo, esistono non poche evidenze e studi che sembrerebbero, semmai, dimostrare l’infondatezza dell’ipotesi di predittività.</p>
<p>Ecco soltanto alcuni esempi presi in letteratura:</p>
<p>Revisione sistematica, 2006: emerge che la concordanza tra i risultati positivi ottenuti sui modelli animali e quelli riscontrati poi sull’uomo nella pratica clinica è appena del 33%. Gli stessi autori concludono che un simile risultato dovrebbe far riflettere sul grado di estrapolabilità all’uomo dei dati ottenuti da studi su animali ed invitano alla cautela (Hackam &amp; Redelmeier 2006).<br />
Da studi di concordanza tra modelli animali e uomo per gli effetti di 6 tipologie diverse di interventi e/o cure mediche (1 – corticosteroidi in trauma cranico, 2 – antifibrinolitici in emorragia, 3-trombolisi in ictus ischemico acuto, 4 -tirilazad in ictus ischemico acuto, 5 – corticosteroidi  prenatali per prevenire la sindrome da stress respiratorio nei neonati, e 6 – trattamento con bifosfonati per prevenire l’osteoporosi) emerge che per quanto riguarda i casi 1, 2,4,5 non vi è concordanza tra gli effetti riscontrati sul modello animale e sull’uomo mentre nei restanti casi esiste una certa concordanza.  Gli autori concludono che la discordanza osservata tra modelli animali e pratica clinica può essere dovuta a bias oppure all’incapacità del modello animale di riprodurre i processi fisio-patologici umani (Perel et al. 2007). Per interpretare le conclusioni di tale articolo riferirsi a Sena et al. 2010.<br />
Studio sulla validità della s.a.:  “L’uso di modelli animali non ha contribuito allo studio dell’ictus” [Use of Animal Models Has Not Contributed to Development of Acute Stroke. Stroke 2005, 36:2323-2324. American Heart Association].<br />
Dall’analisi di 51 serie di esperimenti su animali condotta presso le Università di Wurzburg, Erlangen e Regensberg in Germania, è emerso che il 99,7% dei risultati prodotti dalla ricerca su 5000 animali, non erano applicabili alla clinica e che per il restante 0,3% non vi è stata alcuna applicazione (Lindl et al. 2006) Lo studio è stato menzionato più tardi sotto forma di lettera sulla rivista Altex, qui . L’autore conclude che i benefici per la salute collettiva derivanti dalla sperimentazione animale sono sovrastimati.<br />
L’istituto nazionale americano del cancro (NCI) sperimentò su modelli murini 12 tipi di farmaci antitumorali utilizzati con successo sui pazienti umani. Furono impiegati topi con 48 tipologie differenti di tumore “umano” e furono somministrati loro i 12 farmaci. Nel 63% dei casi i modelli murini furono incapaci di predire accuratamente la risposta già nota sull’uomo [Science vol. 278, 7 November 1997: 1041-1042].<br />
In uno studio dell’FDA furono presi in esame 6 farmaci i cui effetti avversi erano già noti sull’uomo. Dallo studio emersero i seguenti risultati: gli animali predissero correttamente 22 effetti collaterali, rivelarono 48 effetti avversi non presenti invece nell’uomo, mentre non identificarono 20 effetti avversi noti nell’uomo. Ciò significa che nel 76% dei casi gli animali hanno fornito una previsione scorretta [Lumley and Walker 1990].<br />
Il 92% dei farmaci che passano con successo attraverso i test su animali non supera le successive fasi cliniche (sull’uomo) a causa di effetti avversi e/o inefficacia [Usha 2005, FDA].<br />
I modelli animali forniscono dati di farmacocinetica inattendibili [Grass e Sinko 2002; Arun and Barry 2003 Shanks et al. 2009, vedi grafici qui]<br />
Gli studi di tossicità condotti su animali non possono essere considerati predittivi a causa delle significative differenze tra le specie rispetto a parametri farmacocinetici quali assorbimento, distribuzione, metabolismo, escrezione dei composti chimici o dei farmaci. Le ampie variazioni delle LD50 (anche nelle specie tra loro affini come ratti e topi) ci dicono qualcosa sull’inattendibilità dei test di tossicità attualmente previsti (Hartung 2009).<br />
La predittività degli animali negli studi di teratogenesi è inaccettabile [Dije 2006, Bailey et al. 2005]<br />
Gli studi di cancerogenesi svolti su animali non sono in grado di predire il rischio di cancro nell’uomo e l’estrapolazione dei dati dall’animale all’uomo comporta notevoli difficoltà. [Salsburg 1983, Lester et al. 1988, Knight et al. 2005, Kight et al.2006]<br />
Per decenni l’evidente correlazione tra fumo di sigaretta e cancro polmonare non è stata accettata. Ciò lo dobbiamo in gran parte al fatto che non è stato possibile riprodurre lo stesso fenomeno negli animali di laboratorio. Ciò risultò in un notevole ritardo nei provvedimenti legislativi a tutela della salute pubblica [Coulston and Shubick 1980].<br />
Di 20 composti noti che non causano il cancro nell’uomo, 19 causano il cancro nei topi [Mutagenesis 1987;2:73-78] mentre di 19 composti noti cancerogeni nell’uomo soltanto 7 causano tumori nei ratti [Fund Appl Toxicol 1983;3:63-67]<br />
Di 22 farmaci dimostratisi efficaci su modelli animali di lesione al midollo spinale, nemmeno uno si è rivelato efficace nell’uomo. [J Am Parapl Soc 11;23-25 1988]<br />
Testando 6 tipologie di farmaci sugli animali e confrontando tali risultati con quelli noti sull’uomo si sono ottenuti per il modello animale valori di sensibilità del 52% mentre il valore predittivo positivo non superava il 31% (Heywood 1990).<br />
Uno studio degli anni 90 rivelò che in soltanto 6 casi su 114 la tossicità di un farmaco riscontrata nelle fasi cliniche aveva un parallelo con la tossicità riscontrata nell’animale [Spriet-Pourra e Auriche 1994].<br />
2012  – Studio sulla validità della sperimentazione compiuta sugli scimpanzé, specie animale, tra quelle usate in laboratorio, geneticamente più vicina all’uomo:<br />
a)  la maggior parte delle ricerche compiute su scimpanzé e pubblicate (in aggiunta quindi alle ricerche mai presentate o non accettate per la pubblicazione) non viene mai citata successivamente in studi di medicina umana. Nelle rare citazioni era chiaro che gli esperimenti su scimpanzé non avevano contribuito alla ricerca clinica umana.</p>
<p>b) La valutazione del ruolo degli scimpanzé negli studi per i vaccini contro l’AIDS dimostra il fallimento di tale modello. Ad oggi, 85 differenti vaccini hanno dimostrato di essere sicuri ed efficaci negli scimpanzé ed in altre scimmie. Tuttavia, in 197 studi clinici, nessuno di questi è risultato essere utile all’uomo.</p>
<p>c) La valutazione riguardo alla ricerca sul cancro ha dimostrato che gli scimpanzé, i nostri più vicini parenti genetici, hanno sprecato enormi finanziamenti per la ricerca. I tumori negli scimpanzé sono estremamente rari, e sono biologicamente diversi dai tumori umani.</p>
<p>d) La valutazione riguardo alla ricerca per l’epatite C ha dimostrato che il ruolo degli scimpanzé è totalmente esagerato. L’uso degli scimpanzé è continuato per convenzione, non per merito scientifico o per necessità.</p>
<p>[The Ban on the Use of Chimpanzees in Biomedical Research and Testing in the UK Should Be Made Permanent and Legally Binding. BUAV/FRAME. ATLA 40, 3–8, 2012]</p>
<p>Esempi di patologie umane per cui modelli animali sono da tempo riconosciuti fallimentari (e nonostante ciò vengono ancora utilizzati).</p>
<p>HIV in Primati e Felini (Kim et al. 2010, Bailey 2008, Bennet e Hart 1995 )</p>
<p>Sclerosi multipla in topo (Rice 2012)</p>
<p>Asma in varie specie (Holmes et al. 2011)</p>
<p>Malattie neurodegenerative in topi ed altri modelli (articolo qui)</p>
<p>Alzheimer in roditori e primati (Blennow et al. 2006, Hampel et al. 2010)</p>
<p>Sepsi  in varie specie (Niels et al. 2003)</p>
<p>Ictus in varie specie (Horn et al. 2001, O’Collins et al. 2006, Sena et al. 2010)</p>
<p>Ipertensione in varie specie (Stingl et al. 2009)</p>
<p>Sistema cardiocircolatorio in topo ingegnerizzato (vedi articolo)</p>
<p>Distrofia muscolare in Roditori (Bohm et al. 2009)</p>
<p>Conclusioni</p>
<p>Considerato che la ricerca che utilizza il modello animale CAM assorbe ingenti quantità di denaro e risorse umane e che tali risorse sono limitate, vi sono dei validi motivi per sottoporre la pratica ad un’urgente revisione.</p>
<p>Note:</p>
<p>1      – Secondo gli  standard della Comunità Scientifica ogni metodologia acclamata quale predittiva (compresi i candidati metodi sostitutivi della s.a.) deve passare attraverso rigorosi studi di validazione. In particolare la metodologia in questione viene testata per sensibilità e specificità, valore predittivo positivo, valore predittivo negativo e riproducibilità (deve cioe’ fornire sempre gli stessi risultati in laboratori diversi, tempi diversi e condizioni al contorno diverse) (Worth e Balls 2002).  Queste procedure vengono effettuate in 3-4 laboratori diversi, confrontando i risultati del metodo in esame con quelli già noti, per una serie di sostanze “campione”.  Per maggiori informazioni ed approfondimenti sul concetto di sensibilità e specificità <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Sensitivity_and_specificity" rel="nofollow">http://en.wikipedia.org/wiki/Sensitivity_and_specificity</a> , mentre per approfondimenti sul concetto di predittività <a href="http://www.wikihow.com/Calculate-Sensitivity,-Specificity,-Positive-Predictive-Value,-and-Negative-Predictive-Value" rel="nofollow">http://www.wikihow.com/Calculate-Sensitivity,-Specificity,-Positive-Predictive-Value,-and-Negative-Predictive-Value</a></p>
<p>Riferimenti bibliografici</p>
<p>Arun K Mandagere e Barry Jones da Drug Bioavailability: Estimation of Solubility, Permeability, Absorption and Bioavailability (Methods and Principles in Medicinal Chemistry) Wiley-VCS 2003. P444–60.</p>
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<p>Knight A, Bailey J, Balcombe J. Animal carcinogenicity studies: 1. Poor human predictivity. Altern Lab Anim 2006; 34(1): 19-27</p>
<p>Knight A, Bailey J, Balcombe J. Animal carcinogenicity studies: 2. Obstacles to extrapolation of data to humans. ATLA: Altern Lab Anim 2006; 34(1):29-38.</p>
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<p>Shanks Niall, Greek Ray, Greek Jean, Are animal models predictive for humans? Philos Ethics Humanit Med. 2009; 4: 2. Published online 2009 January 15. doi: 10.1186/1747-5341-4-2</p>
<p>Spriet-Pourra C, Auriche M: Drug Withdrawal from Sale. New York 2nd edition. 1994</p>
<p>Stingl L, Völkel M &amp; Lindl T. 20 years of hypertension research using genetically modified animals: no clinically promising approaches in sight. ALTEX 2009; 26(1): 41-51.</p>
<p>Usha Sankar. The Delicate Toxicity Balance in Drug Discovery. The Scientist 2005, 19(15):32</p>
<p>van der Worp HB, Howells DW, Sena ES, Porritt MJ, Rewell S, O’Collins V et al.: Can animal models of disease reliably inform human studies? PLoS Med 2010, 7: e1000245</p>
<p>Worth A.P. and M. Balls The Principles of Validation and the ECVAM Validation Process Altern Lab Anim. 2002 Dec ;30 Suppl 2 :15-21</p>
<p>..ANCHE QUESTE SONO VACCATE???????????????</p>
]]></content:encoded>
	</item>
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		<title>Di: cassandra</title>
		<link>https://www.molecularlab.it/omgscience/?p=2823#comment-1391</link>
		<dc:creator>cassandra</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Aug 2012 21:33:26 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.molecularlab.it/omgscience/?p=2823#comment-1391</guid>
		<description><![CDATA[PREMESSO CHE NON TENGO IN MINIMA CONSIDERAZIONE LE FONTI ANIMALISTE PERCHè DOVENDO SCEGLIERE TRA MIA MADRE E LA MIA VICINA NON CI PENSEREI UN SECONDO (..NON SONO POLITICAMENTE CORRETTA..)POSSO CHIEDERVI SE ANCHE QUESTE VI SEMBRANO &quot;VACCATE&quot;?
NON CREDO MA SELA RISPOSTA DOVESSE ESSERE  SI, POTRESTE SPIEGARMI COME MAI?GRAZIE

...L’ipotesi di predittività del modello animale per quanto riguarda le reazioni a farmaci e sostanze ed i processi patologici umani (modello animale causale analogo CAM) non è mai stata verificata (Balls 2004, Matthews 2008; Shanks et al. 2009, Pound et al. 2004; Knight 2007) e rimane attualmente un fatto controverso (van Der Worp et al. 2010). Non è infatti possibile reperire in letteratura alcuno studio di predittività/validazione1  del modello animale, seppure quest’ultimo sia notoriamente acclamato quale predittivo ed universalmente accettato come standard aureo non siano reperibili in letteratura veri e propri studi di predittività/validazione per quanto riguarda il modello animale causale analogo, esistono non poche evidenze e studi che sembrerebbero, semmai, dimostrare l’infondatezza dell’ipotesi di predittività.

Ecco soltanto alcuni esempi presi in letteratura:

Revisione sistematica, 2006: emerge che la concordanza tra i risultati positivi ottenuti sui modelli animali e quelli riscontrati poi sull’uomo nella pratica clinica è appena del 33%. Gli stessi autori concludono che un simile risultato dovrebbe far riflettere sul grado di estrapolabilità all’uomo dei dati ottenuti da studi su animali ed invitano alla cautela (Hackam &amp; Redelmeier 2006).
Da studi di concordanza tra modelli animali e uomo per gli effetti di 6 tipologie diverse di interventi e/o cure mediche (1 – corticosteroidi in trauma cranico, 2 – antifibrinolitici in emorragia, 3-trombolisi in ictus ischemico acuto, 4 -tirilazad in ictus ischemico acuto, 5 – corticosteroidi  prenatali per prevenire la sindrome da stress respiratorio nei neonati, e 6 – trattamento con bifosfonati per prevenire l’osteoporosi) emerge che per quanto riguarda i casi 1, 2,4,5 non vi è concordanza tra gli effetti riscontrati sul modello animale e sull’uomo mentre nei restanti casi esiste una certa concordanza.  Gli autori concludono che la discordanza osservata tra modelli animali e pratica clinica può essere dovuta a bias oppure all’incapacità del modello animale di riprodurre i processi fisio-patologici umani (Perel et al. 2007). Per interpretare le conclusioni di tale articolo riferirsi a Sena et al. 2010.
Studio sulla validità della s.a.:  “L’uso di modelli animali non ha contribuito allo studio dell’ictus” [Use of Animal Models Has Not Contributed to Development of Acute Stroke. Stroke 2005, 36:2323-2324. American Heart Association].
Dall’analisi di 51 serie di esperimenti su animali condotta presso le Università di Wurzburg, Erlangen e Regensberg in Germania, è emerso che il 99,7% dei risultati prodotti dalla ricerca su 5000 animali, non erano applicabili alla clinica e che per il restante 0,3% non vi è stata alcuna applicazione (Lindl et al. 2006) Lo studio è stato menzionato più tardi sotto forma di lettera sulla rivista Altex, qui . L’autore conclude che i benefici per la salute collettiva derivanti dalla sperimentazione animale sono sovrastimati.
L’istituto nazionale americano del cancro (NCI) sperimentò su modelli murini 12 tipi di farmaci antitumorali utilizzati con successo sui pazienti umani. Furono impiegati topi con 48 tipologie differenti di tumore “umano” e furono somministrati loro i 12 farmaci. Nel 63% dei casi i modelli murini furono incapaci di predire accuratamente la risposta già nota sull’uomo [Science vol. 278, 7 November 1997: 1041-1042].
In uno studio dell’FDA furono presi in esame 6 farmaci i cui effetti avversi erano già noti sull’uomo. Dallo studio emersero i seguenti risultati: gli animali predissero correttamente 22 effetti collaterali, rivelarono 48 effetti avversi non presenti invece nell’uomo, mentre non identificarono 20 effetti avversi noti nell’uomo. Ciò significa che nel 76% dei casi gli animali hanno fornito una previsione scorretta [Lumley and Walker 1990].
Il 92% dei farmaci che passano con successo attraverso i test su animali non supera le successive fasi cliniche (sull’uomo) a causa di effetti avversi e/o inefficacia [Usha 2005, FDA].
I modelli animali forniscono dati di farmacocinetica inattendibili [Grass e Sinko 2002; Arun and Barry 2003 Shanks et al. 2009, vedi grafici qui]
Gli studi di tossicità condotti su animali non possono essere considerati predittivi a causa delle significative differenze tra le specie rispetto a parametri farmacocinetici quali assorbimento, distribuzione, metabolismo, escrezione dei composti chimici o dei farmaci. Le ampie variazioni delle LD50 (anche nelle specie tra loro affini come ratti e topi) ci dicono qualcosa sull’inattendibilità dei test di tossicità attualmente previsti (Hartung 2009).
La predittività degli animali negli studi di teratogenesi è inaccettabile [Dije 2006, Bailey et al. 2005]
Gli studi di cancerogenesi svolti su animali non sono in grado di predire il rischio di cancro nell’uomo e l’estrapolazione dei dati dall’animale all’uomo comporta notevoli difficoltà. [Salsburg 1983, Lester et al. 1988, Knight et al. 2005, Kight et al.2006]
Per decenni l’evidente correlazione tra fumo di sigaretta e cancro polmonare non è stata accettata. Ciò lo dobbiamo in gran parte al fatto che non è stato possibile riprodurre lo stesso fenomeno negli animali di laboratorio. Ciò risultò in un notevole ritardo nei provvedimenti legislativi a tutela della salute pubblica [Coulston and Shubick 1980].
Di 20 composti noti che non causano il cancro nell’uomo, 19 causano il cancro nei topi [Mutagenesis 1987;2:73-78] mentre di 19 composti noti cancerogeni nell’uomo soltanto 7 causano tumori nei ratti [Fund Appl Toxicol 1983;3:63-67]
Di 22 farmaci dimostratisi efficaci su modelli animali di lesione al midollo spinale, nemmeno uno si è rivelato efficace nell’uomo. [J Am Parapl Soc 11;23-25 1988]
Testando 6 tipologie di farmaci sugli animali e confrontando tali risultati con quelli noti sull’uomo si sono ottenuti per il modello animale valori di sensibilità del 52% mentre il valore predittivo positivo non superava il 31% (Heywood 1990).
Uno studio degli anni 90 rivelò che in soltanto 6 casi su 114 la tossicità di un farmaco riscontrata nelle fasi cliniche aveva un parallelo con la tossicità riscontrata nell’animale [Spriet-Pourra e Auriche 1994].
2012  – Studio sulla validità della sperimentazione compiuta sugli scimpanzé, specie animale, tra quelle usate in laboratorio, geneticamente più vicina all’uomo:
a)  la maggior parte delle ricerche compiute su scimpanzé e pubblicate (in aggiunta quindi alle ricerche mai presentate o non accettate per la pubblicazione) non viene mai citata successivamente in studi di medicina umana. Nelle rare citazioni era chiaro che gli esperimenti su scimpanzé non avevano contribuito alla ricerca clinica umana.

b) La valutazione del ruolo degli scimpanzé negli studi per i vaccini contro l’AIDS dimostra il fallimento di tale modello. Ad oggi, 85 differenti vaccini hanno dimostrato di essere sicuri ed efficaci negli scimpanzé ed in altre scimmie. Tuttavia, in 197 studi clinici, nessuno di questi è risultato essere utile all’uomo.

c) La valutazione riguardo alla ricerca sul cancro ha dimostrato che gli scimpanzé, i nostri più vicini parenti genetici, hanno sprecato enormi finanziamenti per la ricerca. I tumori negli scimpanzé sono estremamente rari, e sono biologicamente diversi dai tumori umani.

d) La valutazione riguardo alla ricerca per l’epatite C ha dimostrato che il ruolo degli scimpanzé è totalmente esagerato. L’uso degli scimpanzé è continuato per convenzione, non per merito scientifico o per necessità.

[The Ban on the Use of Chimpanzees in Biomedical Research and Testing in the UK Should Be Made Permanent and Legally Binding. BUAV/FRAME. ATLA 40, 3–8, 2012]

Esempi di patologie umane per cui modelli animali sono da tempo riconosciuti fallimentari (e nonostante ciò vengono ancora utilizzati).

HIV in Primati e Felini (Kim et al. 2010, Bailey 2008, Bennet e Hart 1995 )

Sclerosi multipla in topo (Rice 2012)

Asma in varie specie (Holmes et al. 2011)

Malattie neurodegenerative in topi ed altri modelli (articolo qui)

Alzheimer in roditori e primati (Blennow et al. 2006, Hampel et al. 2010)

Sepsi  in varie specie (Niels et al. 2003)

Ictus in varie specie (Horn et al. 2001, O’Collins et al. 2006, Sena et al. 2010)

Ipertensione in varie specie (Stingl et al. 2009)

Sistema cardiocircolatorio in topo ingegnerizzato (vedi articolo)

Distrofia muscolare in Roditori (Bohm et al. 2009)

Conclusioni

Considerato che la ricerca che utilizza il modello animale CAM assorbe ingenti quantità di denaro e risorse umane e che tali risorse sono limitate, vi sono dei validi motivi per sottoporre la pratica ad un’urgente revisione.

Note:

1      – Secondo gli  standard della Comunità Scientifica ogni metodologia acclamata quale predittiva (compresi i candidati metodi sostitutivi della s.a.) deve passare attraverso rigorosi studi di validazione. In particolare la metodologia in questione viene testata per sensibilità e specificità, valore predittivo positivo, valore predittivo negativo e riproducibilità (deve cioe’ fornire sempre gli stessi risultati in laboratori diversi, tempi diversi e condizioni al contorno diverse) (Worth e Balls 2002).  Queste procedure vengono effettuate in 3-4 laboratori diversi, confrontando i risultati del metodo in esame con quelli già noti, per una serie di sostanze “campione”.  Per maggiori informazioni ed approfondimenti sul concetto di sensibilità e specificità http://en.wikipedia.org/wiki/Sensitivity_and_specificity , mentre per approfondimenti sul concetto di predittività http://www.wikihow.com/Calculate-Sensitivity,-Specificity,-Positive-Predictive-Value,-and-Negative-Predictive-Value

Riferimenti bibliografici

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Bailey J, Knight A, Balcombe J. The future of teratology research is in vitro. Biogenic Amines 2005; 19(2): 97–145.

Bailey J., “An Assessment of the Role of Chimpanzees in AIDS Vaccine Research,”Alternatives to Laboratory Animals 36 (2008): 381-428.

Balls, M. (2004) Are animal tests inherently valid? ATLA: Alternatives to Laboratory Animals, 32(Suppl. 1B), 755–758.

Bennett M., Hart C. A. Feline immunodeficiency virus infection- a model for HIV and AIDS? Journal of Medical Microbiology 1995;42:233-236.

Blennow, K., M. J. de Leon, and H. Zetterberg. 2006. Alzheimer’s disease. Lancet 368 (9533):387-403.

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Coulston and Shubick, Human Epidemiology and Animal Laboratory Correlations in Chemical Carcinogenesis, Ablex Pub 1980, p. 263.

Dije Ndreu, Keeping Bad Science out of the Courtroom: Why Post-Daubert Courts Are Correct inExcluding Opinions Based on Animal Studies From Birth-Defects Cases, 36 Golden Gate U. L. Rev.(2006)

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Hackam &amp; Redelmeier. Translation of research evidence from animals to humans. [research letter]. JAMA 2006;296(14):1731-2.

Hampel, Harald, Richard Frank, Karl Broich, Stefan J. Teipel, Russell G. Katz, John Hardy, Karl Herholz, Arun L. W. Bokde, Frank Jessen, Yvonne C. Hoessler, Wendy R. Sanhai, Henrik Zetterberg, Janet Woodcock, and Kaj Blennow. 2010. Biomarkers for Alzheimer’s disease: academic, industry and regulatory perspectives. Nat Rev Drug Discov 9 (7):560-574.

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Knight A, Bailey J, Balcombe J. Animal carcinogenicity studies: 1. Poor human predictivity. Altern Lab Anim 2006; 34(1): 19-27

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Knight A, Bailey J, Balcombe J. Which drugs cause cancer? Animal tests yield misleading results. BMJ USA 2005; 331: E389-E391.

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Shanks Niall, Greek Ray, Greek Jean, Are animal models predictive for humans? Philos Ethics Humanit Med. 2009; 4: 2. Published online 2009 January 15. doi: 10.1186/1747-5341-4-2

Spriet-Pourra C, Auriche M: Drug Withdrawal from Sale. New York 2nd edition. 1994

Stingl L, Völkel M &amp; Lindl T. 20 years of hypertension research using genetically modified animals: no clinically promising approaches in sight. ALTEX 2009; 26(1): 41-51.

Usha Sankar. The Delicate Toxicity Balance in Drug Discovery. The Scientist 2005, 19(15):32

van der Worp HB, Howells DW, Sena ES, Porritt MJ, Rewell S, O’Collins V et al.: Can animal models of disease reliably inform human studies? PLoS Med 2010, 7: e1000245

Worth A.P. and M. Balls The Principles of Validation and the ECVAM Validation Process Altern Lab Anim. 2002 Dec ;30 Suppl 2 :15-21]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>PREMESSO CHE NON TENGO IN MINIMA CONSIDERAZIONE LE FONTI ANIMALISTE PERCHè DOVENDO SCEGLIERE TRA MIA MADRE E LA MIA VICINA NON CI PENSEREI UN SECONDO (..NON SONO POLITICAMENTE CORRETTA..)POSSO CHIEDERVI SE ANCHE QUESTE VI SEMBRANO &#8220;VACCATE&#8221;?<br />
NON CREDO MA SELA RISPOSTA DOVESSE ESSERE  SI, POTRESTE SPIEGARMI COME MAI?GRAZIE</p>
<p>&#8230;L’ipotesi di predittività del modello animale per quanto riguarda le reazioni a farmaci e sostanze ed i processi patologici umani (modello animale causale analogo CAM) non è mai stata verificata (Balls 2004, Matthews 2008; Shanks et al. 2009, Pound et al. 2004; Knight 2007) e rimane attualmente un fatto controverso (van Der Worp et al. 2010). Non è infatti possibile reperire in letteratura alcuno studio di predittività/validazione1  del modello animale, seppure quest’ultimo sia notoriamente acclamato quale predittivo ed universalmente accettato come standard aureo non siano reperibili in letteratura veri e propri studi di predittività/validazione per quanto riguarda il modello animale causale analogo, esistono non poche evidenze e studi che sembrerebbero, semmai, dimostrare l’infondatezza dell’ipotesi di predittività.</p>
<p>Ecco soltanto alcuni esempi presi in letteratura:</p>
<p>Revisione sistematica, 2006: emerge che la concordanza tra i risultati positivi ottenuti sui modelli animali e quelli riscontrati poi sull’uomo nella pratica clinica è appena del 33%. Gli stessi autori concludono che un simile risultato dovrebbe far riflettere sul grado di estrapolabilità all’uomo dei dati ottenuti da studi su animali ed invitano alla cautela (Hackam &amp; Redelmeier 2006).<br />
Da studi di concordanza tra modelli animali e uomo per gli effetti di 6 tipologie diverse di interventi e/o cure mediche (1 – corticosteroidi in trauma cranico, 2 – antifibrinolitici in emorragia, 3-trombolisi in ictus ischemico acuto, 4 -tirilazad in ictus ischemico acuto, 5 – corticosteroidi  prenatali per prevenire la sindrome da stress respiratorio nei neonati, e 6 – trattamento con bifosfonati per prevenire l’osteoporosi) emerge che per quanto riguarda i casi 1, 2,4,5 non vi è concordanza tra gli effetti riscontrati sul modello animale e sull’uomo mentre nei restanti casi esiste una certa concordanza.  Gli autori concludono che la discordanza osservata tra modelli animali e pratica clinica può essere dovuta a bias oppure all’incapacità del modello animale di riprodurre i processi fisio-patologici umani (Perel et al. 2007). Per interpretare le conclusioni di tale articolo riferirsi a Sena et al. 2010.<br />
Studio sulla validità della s.a.:  “L’uso di modelli animali non ha contribuito allo studio dell’ictus” [Use of Animal Models Has Not Contributed to Development of Acute Stroke. Stroke 2005, 36:2323-2324. American Heart Association].<br />
Dall’analisi di 51 serie di esperimenti su animali condotta presso le Università di Wurzburg, Erlangen e Regensberg in Germania, è emerso che il 99,7% dei risultati prodotti dalla ricerca su 5000 animali, non erano applicabili alla clinica e che per il restante 0,3% non vi è stata alcuna applicazione (Lindl et al. 2006) Lo studio è stato menzionato più tardi sotto forma di lettera sulla rivista Altex, qui . L’autore conclude che i benefici per la salute collettiva derivanti dalla sperimentazione animale sono sovrastimati.<br />
L’istituto nazionale americano del cancro (NCI) sperimentò su modelli murini 12 tipi di farmaci antitumorali utilizzati con successo sui pazienti umani. Furono impiegati topi con 48 tipologie differenti di tumore “umano” e furono somministrati loro i 12 farmaci. Nel 63% dei casi i modelli murini furono incapaci di predire accuratamente la risposta già nota sull’uomo [Science vol. 278, 7 November 1997: 1041-1042].<br />
In uno studio dell’FDA furono presi in esame 6 farmaci i cui effetti avversi erano già noti sull’uomo. Dallo studio emersero i seguenti risultati: gli animali predissero correttamente 22 effetti collaterali, rivelarono 48 effetti avversi non presenti invece nell’uomo, mentre non identificarono 20 effetti avversi noti nell’uomo. Ciò significa che nel 76% dei casi gli animali hanno fornito una previsione scorretta [Lumley and Walker 1990].<br />
Il 92% dei farmaci che passano con successo attraverso i test su animali non supera le successive fasi cliniche (sull’uomo) a causa di effetti avversi e/o inefficacia [Usha 2005, FDA].<br />
I modelli animali forniscono dati di farmacocinetica inattendibili [Grass e Sinko 2002; Arun and Barry 2003 Shanks et al. 2009, vedi grafici qui]<br />
Gli studi di tossicità condotti su animali non possono essere considerati predittivi a causa delle significative differenze tra le specie rispetto a parametri farmacocinetici quali assorbimento, distribuzione, metabolismo, escrezione dei composti chimici o dei farmaci. Le ampie variazioni delle LD50 (anche nelle specie tra loro affini come ratti e topi) ci dicono qualcosa sull’inattendibilità dei test di tossicità attualmente previsti (Hartung 2009).<br />
La predittività degli animali negli studi di teratogenesi è inaccettabile [Dije 2006, Bailey et al. 2005]<br />
Gli studi di cancerogenesi svolti su animali non sono in grado di predire il rischio di cancro nell’uomo e l’estrapolazione dei dati dall’animale all’uomo comporta notevoli difficoltà. [Salsburg 1983, Lester et al. 1988, Knight et al. 2005, Kight et al.2006]<br />
Per decenni l’evidente correlazione tra fumo di sigaretta e cancro polmonare non è stata accettata. Ciò lo dobbiamo in gran parte al fatto che non è stato possibile riprodurre lo stesso fenomeno negli animali di laboratorio. Ciò risultò in un notevole ritardo nei provvedimenti legislativi a tutela della salute pubblica [Coulston and Shubick 1980].<br />
Di 20 composti noti che non causano il cancro nell’uomo, 19 causano il cancro nei topi [Mutagenesis 1987;2:73-78] mentre di 19 composti noti cancerogeni nell’uomo soltanto 7 causano tumori nei ratti [Fund Appl Toxicol 1983;3:63-67]<br />
Di 22 farmaci dimostratisi efficaci su modelli animali di lesione al midollo spinale, nemmeno uno si è rivelato efficace nell’uomo. [J Am Parapl Soc 11;23-25 1988]<br />
Testando 6 tipologie di farmaci sugli animali e confrontando tali risultati con quelli noti sull’uomo si sono ottenuti per il modello animale valori di sensibilità del 52% mentre il valore predittivo positivo non superava il 31% (Heywood 1990).<br />
Uno studio degli anni 90 rivelò che in soltanto 6 casi su 114 la tossicità di un farmaco riscontrata nelle fasi cliniche aveva un parallelo con la tossicità riscontrata nell’animale [Spriet-Pourra e Auriche 1994].<br />
2012  – Studio sulla validità della sperimentazione compiuta sugli scimpanzé, specie animale, tra quelle usate in laboratorio, geneticamente più vicina all’uomo:<br />
a)  la maggior parte delle ricerche compiute su scimpanzé e pubblicate (in aggiunta quindi alle ricerche mai presentate o non accettate per la pubblicazione) non viene mai citata successivamente in studi di medicina umana. Nelle rare citazioni era chiaro che gli esperimenti su scimpanzé non avevano contribuito alla ricerca clinica umana.</p>
<p>b) La valutazione del ruolo degli scimpanzé negli studi per i vaccini contro l’AIDS dimostra il fallimento di tale modello. Ad oggi, 85 differenti vaccini hanno dimostrato di essere sicuri ed efficaci negli scimpanzé ed in altre scimmie. Tuttavia, in 197 studi clinici, nessuno di questi è risultato essere utile all’uomo.</p>
<p>c) La valutazione riguardo alla ricerca sul cancro ha dimostrato che gli scimpanzé, i nostri più vicini parenti genetici, hanno sprecato enormi finanziamenti per la ricerca. I tumori negli scimpanzé sono estremamente rari, e sono biologicamente diversi dai tumori umani.</p>
<p>d) La valutazione riguardo alla ricerca per l’epatite C ha dimostrato che il ruolo degli scimpanzé è totalmente esagerato. L’uso degli scimpanzé è continuato per convenzione, non per merito scientifico o per necessità.</p>
<p>[The Ban on the Use of Chimpanzees in Biomedical Research and Testing in the UK Should Be Made Permanent and Legally Binding. BUAV/FRAME. ATLA 40, 3–8, 2012]</p>
<p>Esempi di patologie umane per cui modelli animali sono da tempo riconosciuti fallimentari (e nonostante ciò vengono ancora utilizzati).</p>
<p>HIV in Primati e Felini (Kim et al. 2010, Bailey 2008, Bennet e Hart 1995 )</p>
<p>Sclerosi multipla in topo (Rice 2012)</p>
<p>Asma in varie specie (Holmes et al. 2011)</p>
<p>Malattie neurodegenerative in topi ed altri modelli (articolo qui)</p>
<p>Alzheimer in roditori e primati (Blennow et al. 2006, Hampel et al. 2010)</p>
<p>Sepsi  in varie specie (Niels et al. 2003)</p>
<p>Ictus in varie specie (Horn et al. 2001, O’Collins et al. 2006, Sena et al. 2010)</p>
<p>Ipertensione in varie specie (Stingl et al. 2009)</p>
<p>Sistema cardiocircolatorio in topo ingegnerizzato (vedi articolo)</p>
<p>Distrofia muscolare in Roditori (Bohm et al. 2009)</p>
<p>Conclusioni</p>
<p>Considerato che la ricerca che utilizza il modello animale CAM assorbe ingenti quantità di denaro e risorse umane e che tali risorse sono limitate, vi sono dei validi motivi per sottoporre la pratica ad un’urgente revisione.</p>
<p>Note:</p>
<p>1      – Secondo gli  standard della Comunità Scientifica ogni metodologia acclamata quale predittiva (compresi i candidati metodi sostitutivi della s.a.) deve passare attraverso rigorosi studi di validazione. In particolare la metodologia in questione viene testata per sensibilità e specificità, valore predittivo positivo, valore predittivo negativo e riproducibilità (deve cioe’ fornire sempre gli stessi risultati in laboratori diversi, tempi diversi e condizioni al contorno diverse) (Worth e Balls 2002).  Queste procedure vengono effettuate in 3-4 laboratori diversi, confrontando i risultati del metodo in esame con quelli già noti, per una serie di sostanze “campione”.  Per maggiori informazioni ed approfondimenti sul concetto di sensibilità e specificità <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Sensitivity_and_specificity" rel="nofollow">http://en.wikipedia.org/wiki/Sensitivity_and_specificity</a> , mentre per approfondimenti sul concetto di predittività <a href="http://www.wikihow.com/Calculate-Sensitivity,-Specificity,-Positive-Predictive-Value,-and-Negative-Predictive-Value" rel="nofollow">http://www.wikihow.com/Calculate-Sensitivity,-Specificity,-Positive-Predictive-Value,-and-Negative-Predictive-Value</a></p>
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		<title>Di: Sperimentazione animale: l’Imperatrice è nuda o è rivestita di vaccate? (parte VI) &#124; OMG! Science!</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jul 2012 07:37:48 +0000</pubDate>
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		<pubDate>Sat, 30 Jun 2012 19:39:49 +0000</pubDate>
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		<pubDate>Sat, 16 Jun 2012 20:32:19 +0000</pubDate>
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