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Dalla ricerca una chance per combattere la fame nel mondo


Ricerca scientifica per la lotta alla fame in Africa. Vicepresidente del CNR: “Organizzare un coordinamento programmatico territoriale”

Nell’operare per risolvere il problema della fame nel mondo occorre “superare l’episodicità degli interventi e organizzare un coordinamento programmatico attraverso reti territoriali di cooperazione, così da aiutare in modo sistematico tutti i paesi in via di sviluppo, in funzione delle loro esigenze più strette”. Così il Vice Presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche, professor Federico Rossi, nell’ambito del Convegno dal titolo “La ricerca e il CNR per la lotta alla fame in Africa”, promosso dal maggior Ente di Ricerca in Italia in occasione delle celebrazioni della Giornata Mondiale dell’Alimentazione, indette dalla FAO. Al convegno hanno partecipato illustri personalità, quali Madame Fatouma Mireille Ausseuil, Ambasciatrice del Niger, e Gian Tommaso Scarascia Mugnozza, Presidente dell’Accademia Nazionale delle Scienze, detta dei XL, esperti della cooperazione internazionale, quali Fabio Bonanno, portavoce della Viceministra degli Esteri Patrizia Sentinelli, con delega alla cooperazione internazionale e all’Africa sub-sahariana. E ancora, Keith Cressman, rappresentante FAO del programma EMPRES (Emergency Prevention System), oltre al Direttore del Dipartimento Agroalimentare del CNR, Alcide Bertani, ad alcuni Direttori di istituti del CNR e ricercatori – Franco Prodi, Direttore dell’Istituto delle Scienze dell’Atmosfera e del Clima del CNR (ISAC), Giampiero Maracchi, direttore dell’Istituto di Biometeorologia del CNR (IBIMET), Andrea Di Vecchia, ricercatore dell’IBIMET esperto di cooperazione.

“La ricerca scientifica – ha affermato il Vice Presidente del CNR - deve dare risposte ai bisogni emergenti della collettività. Il problema della malnutrizione, che quotidianamente colpisce 850 milioni di persone nel mondo, è un’ istanza drammaticamente urgente a cui la scienza deve tentare in ogni modo di offrire soluzioni. Molti passi sono stati fatti, molti progetti sono stati avviati.
In particolare, il Consiglio Nazionale delle Ricerche da anni ha indirizzato sempre più la propria attività di ricerca verso l’individuazione di risposte globali alle sfide che la crescente precarietà del pianeta impone. L’Ente è oggi impegnato in progetti di cooperazione internazionale, con una serie di attività che vanno dallo sviluppo di tecnologie di rilevante impatto socio-economico in settori critici dei PVS, quali acqua, cibo, energia, medicina, alla stipula di Accordi bilaterali di cooperazione Scientifica e Tecnologica con Enti omologhi stranieri per il finanziamento di progetti comuni di ricerca. Nell’ambito delle celebrazioni per la Giornata Mondiale dell’Alimentazione, il CNR ha promosso anche una serie di iniziative mirate a sensibilizzare i giovani sull’importanza della ricerca quale strumento di risposta ai problemi ed alle disuguaglianze che affliggono il pianeta”.

“Il problema della sicurezza alimentare mondiale, intesa come capacità di approvvigionamento adeguato di alimenti – ha affermato il Direttore del Dipartimento Agroalimentare del CNR, Alcide Bertani - potrebbe proporsi in tutta la sua complessità in futuro, visto sia l’aumento demografico mondiale, sia l’aumento di consumi alimentari dovuti ad un miglior tenore di vita, di grandi paesi (Cina, India), fino a qualche tempo fa considerati in via di sviluppo, sia a seguito della tendenza di utilizzo di una parte non irrilevante della produzione agroalimentare per la produzione di bioenergia. La superficie coltivabile del pianeta - ha ricordato inoltre Bertani - è in costante diminuzione a causa di urbanizzazione, desertificazione e inquinamento, e i già registrati aumenti nei fenomeni di siccità, salinizzazione, allagamenti e dilavamenti dei suoli, comparsa di parassiti con aumentata virulenza, tutti aspetti di un ambiente che cambia, iniziano e potranno avere grandi riflessi negativi sulla produttività e qualità dei prodotti alimentari.

Il mantenimento, la conoscenza e la valorizzazione della biodiversità – questo il senso dell’intervento del professor Gian Tommaso Scarascia Mugnozza – costituisce un formidabile strumento per dare risposte concrete a quei paesi nei quali alle difficoltà endemiche di nutrizione si aggiunge la frequenza di catastrofi naturali, che aggravano condizioni di vita già molto critiche. Dopo lo tsunami di tre anni fa nell’oceano indiano – ha ricordato il professor Scarascia Mugnozza - grazie alla ricerca scientifica furono individuate dieci varietà di riso capaci di attecchire su terreni intrisi di acqua salata, consentendo così di assicurare cibo alle popolazioni.

Fabio Bonanno, portavoce della Vice Ministra agli Esteri, Patrizia Sentinelli, ha evidenziato come “la cooperazione italiana abbia considerevolmente rafforzato il proprio impegno nel settore della sicurezza alimentare e della malnutrizione, agendo sia in via bilaterale che in collaborazione con le organizzazioni del Polo agro-alimentare dell’Onu, con sede a Roma”. Ha inoltre auspicato che i governi comprendano “che la ricerca non è semplice accademia ma, al contrario, ne percepiscano i suoi prodotti quali mezzi fondamentali a disposizione della società”.

L’ambasciatrice del NIGER, Madame Fatouma Mireille Ausseuil, ha espresso i ringraziamenti alla cooperazione italiana e al CNR, ricordando il “caso più significativo di eccellente cooperazione rappresentato dal programma comunemente denominato “Progetto Keita”, avviato 25 anni fa. Uno dei meriti del Progetto Keita – ha concluso l’Ambasciatrice - sta nel fatto che azioni come la lotta contro la desertificazione, i cambiamenti climatici, la biodiversità sono stati affrontati assai prima della Conferenza di Rio del 1992 e delle Convenzioni che ne sono scaturite”.

Redazione MolecularLab.it (17/12/2007)
Pubblicato in Analisi e Commenti
Tag: Keita, Africa
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