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Tumore della prostata piu' letale dopo 15 anni


Il tumore della prostata, lasciato in moltissimi casi senza trattamenti specifici per anni in quanto a crescita lenta soprattutto negli anziani, e risultato piu letale di quanto sinora ritenuto dopo

Il tumore della prostata, lasciato in moltissimi casi senza trattamenti specifici per anni in quanto a crescita lenta soprattutto negli anziani, e' risultato piu' letale di quanto sinora ritenuto dopo una quindicina di anni dal momento in cui viene diagnosticato.
A rivelarlo e' una nuova indagine che promette di avere conseguenze sui protocolli sinora adottati per questa malattia che spesso, appunto, viene tenuta semplicemente sotto controllo con esami periodici ma senza sottoporre i pazienti a radiazioni o interventi chirurgici.
La ricerca svedese, pubblicata su Jama. la rivista dei medici Usa, seguendo la salute di 223 uomini con il tumore non sottoposti ad alcuna terapia ha scoperto che dopo 15 anni la mortalita' tra i malati, dovuta specificamente al cancro, si impenna al 16,7%.
Nei primi cinque anni dalla diagnosi la mortalita' e' pari al 5- 7%.
Lo studio osserva cosi' che questi dati suggeriscono l'adozione di trattamenti piu' aggressivi per gli uomini a cui viene diagnosticato il cancro della prostata. Il primo test per determinare l' aggressivita' dei tumori alla prostata potrebbe essere sulla dirittura d' arrivo, grazie alla scoperta, da parte di un gruppo di scienziati britannici, di un gene che gioca un ruolo fondamentale nello sviluppo di questa malattia.

I ricercatori dell'Institute od Cancer Research (Icr) e dell' Universita' di Liverpool, si legge nella rivista scientifica online Oncogene, hanno scoperto che un gene, denominato E2F3, e' particolarmente attivo nel tumore alla prostata. Nel caso di una sovrapproduzione di proteina (che controlla la divisione delle cellule) da parte di questo gene, infatti, si registra una eccessiva proliferazione delle cellule, che a sua volta porta allo sviluppo del tumore. Misurando le quantita' di proteine E2F3 contenute nelle cellule del tumore alla prostata, sara' quindi possibile determinare se il grado di aggressivita' della malattia e quindi decidere se intervenire o meno.
Sempre nel campo dell'oncologia, il tabloid britannico Daily Mail riporta oggi che uno studio realizzato in Gran Bretagna, Stati Uniti e Canada ha indicato che il farmaco Femara riduce del 39% le probabilita' di morire in seguito al tumore al seno e del 40% il rischio che la malattia si diffonda in altre parti del corpo.

Fonte: Ansa (10/06/2004)
Pubblicato in Cancro & tumori
Tag: prostata
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