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Gb. Autorizzato il primo progetto di clonazione terapeutica


BlairIn origine ci fu il Rapporto Donaldson e il primo ministro Tony Blair che decise di investire nelle cellule staminali e nel

BlairIn origine ci fu il Rapporto Donaldson e il primo ministro Tony Blair che decise di investire nelle cellule staminali e nella medicina rigenerativa, poi arrivo' il voto della Camera dei Lord e dopo tre anni e' arrivata la prima autorizzazione dall'Autorita' per l'embriologia e la fecondazione umana (Hfea), che il 10 agosto 2004 ha concesso a un gruppo di ricercatori dell'Universita' di Newcastle il permesso di clonare embrioni umani. La decisione era nell'aria, e nell'anno in cui la Corea del Sud aveva gia' clonato un embrione umano, ma lo aveva distrutto prima di derivarne le staminali embrionali, era solo questioni di giorni.
Ed il giorno e' stato anche particolare, oltreoceano era il Day After dei tre anni della restrittiva politica messa in piedi dalla Casa Bianca di Bush che il 9 agosto 2001 decise di stabilire quella data limite per la concessione dei finanziamenti federali alle sole linee di staminali embrionali create entro quel giorno.

Il progetto britannico e la sua autorizzazione
Le ricerche saranno condotte presso l'International Centre for Life di Newcastle dall'équipe guidata dalla professoressa Alison Murdoch dell'Istituto di Genetica umana dell'Universita' di Newcastle, con l'aiuto di esperti del Newcastle Fertility Centre, e saranno rivolte inizialmente alla cura del diabete. La procedura utilizzata prevede il trasferimento di tutto il materiale genetico, ottenuto da cellule somatiche (della pelle in particolare) di una persona affetta da diabete, in un ovulo umano denucleato, e cioe' svuotato del Dna originario. Dopo il trasferimento, l'ovulo verra' stimolato a svilupparsi in embrione. Quando si sara' trasformato in un agglomerato di alcune centinaia di cellule staminali, queste saranno estratte e coltivate. Per lo studio, hanno precisato i ricercatori, saranno usati ovuli ancora inutilizzati in procedure di fertilizzazione e per farlo sara' chiesto il consenso alle donatrici. Gli embrioni, secondo le disposizioni del comitato di bioetica inglese, verranno distrutti prima che compiano il quattordicesimo giorno di eta'. "Le opportunita' prospettate da questi studi -commenta Alison Murdoch- sono immense ed eccitanti. Potremo capire molto sulla genesi di numerose malattie e offrire una speranza a tutti quei pazienti che hanno fiducia nelle potenzialita' della clonazione terapeutica. Certo, i tempi sono ancora piuttosto lunghi: ci vorranno almeno cinque anni, se non di piu', prima che i pazienti possano essere sottoposti a una terapia basata su questa tecnica che sia davvero efficace".
"C'e' voluto un anno di lavoro -ha affermato il dottor Miodrag Stojkovic, responsabile dell'Institute of Human Genetics- sono felice che la Hfea abbia riconosciuto il potenziale di questa tecnologia nella medicina moderna". Il via libera dell'Autorita' e' giunto meno di sette mesi dopo la richiesta di Stojkovic, il quale e' deciso a cominciare il lavoro il piu' presto possibile. "Siamo pronti per partire non appena tutta la documentazione sara' pronta", ha commentato alla stampa britannica. Infatti, gia' l'anno scorso il gruppo di Newcastle era diventato uno dei primi nel Regno Unito a derivare cellule staminali da embrioni rimasti inutilizzati presso le cliniche specializzate nella fecondazione in vitro (Ivf). "Vogliamo vedere se queste cellule staminali embrioniche sono in grado di differenziarsi in cellule produttrici di insulina", ha commentato Stojkovic.
Sentito dal quotidiano La Stampa Stojkovic spiega che le cellule staminali "adulte non hanno la stessa capacita' di differenziarsi delle embrionali. E questo punto e' cruciale. La ricerca su tutte le staminali, embrionali e adulte, esiste da pochissimi anni: chi sostiene che bastano le adulte, non puo' avere gli elementi per dirlo, proprio perche' la ricerca e' all'inizio e per quello che sappiamo fino ad oggi le adulte non possono fare quello che fanno le embrionali". "Se rinunciamo allo studio delle embrionali in questa fase iniziale della ricerca, in cui di queste cellule sappiamo veramente poco, ci tagliamo fuori possibilita' tanto promettenti e rischiamo di fallire. Perseguendo entrambe le vie, invece, chi si occupa delle adulte puo' imparare da chi studia le embrionali e viceversa, arrivando a capire come funzionano tutte". "L'esperienza insegna che se la ricerca e' condotta in laboratori pubblici, allora i ricercatori possono parlare liberamente e i laboratori sono aperti ai visitatori e alle ispezioni, che garantiscono che nulla e' nascosto. Questo noi l'abbiamo toccato con mano proprio in occasione di questa autorizzazione: prima di procedere nella ricerca, abbiamo dovuto chiedere un permesso a un'autorita' preposta a vigilare, che prende decisioni in base a regole precise e si consulta con esperti che rappresentano tutta una pluralita' di opinioni. Quando invece la ricerca s'inabissa nel privato, diventa molto complicato capire chi fa cosa e perche': subentrano segreti commerciali, interessi e brevetti che impongono la segretezza". Di fronte all'accusa che distruggere un embrione e' uccidere una vita, Stojkovic risponde cosi': "La religione non e' la materia in cui sono piu' ferrato, comunque, ammesso che ci si debba affidare ad essa per stabilire cos'e' la vita e quando comincia, i cattolici dicono che incomincia al momento del concepimento, gli ebrei quaranta giorni dopo, i musulmani centoventi giorni dopo; a chi bisogna dar retta?".

Suzi Leather, presidente dell'Autorita' per l'embriologia e la fecondazione umana, ribadisce che la deroga di un anno e' stata concessa "in seguito a un'attenta considerazione di tutti gli aspetti scientifici, tecnici, etici, legali e medici del progetto presentato dal gruppo dell'Universita' di Newcastle. Le staminali embrionali rappresentano un'area di ricerca di fondamentale importanza e l'uso delle tecniche di clonazione prospettato nel progetto di Alison Murdoch ci e' sembrato responsabile". "Si tratta di un'area di ricerca importante e di un uso responsabile della tecnologia. L'HFEA e' qui per garantire che ogni ricerca sugli embrioni umani sia esaminata e opportunamente regolata", ha aggiunto.
Per il dottor Colin McGuckin, lettore di biologia delle cellule staminali alla Kingston University, "la prospettiva di clonare cellule umane per capire le malattie genetiche, in particolare le malattie rare, e' eccitante, e il passo verso la clonazione terapeutica come mezzo di ricerca per arrivare a curare le malattie genetiche e' estremamente importante. Non bisogna pero' credere che costituisca una risposta a tutte le malattie genetiche, e certamente non alle malattie degenerative, perche' in un prevedibile futuro la complessita' di queste alterazioni potra' difficilmente essere risolta dalla terapia genetica".
Secondo Stephen Minger, del King’s College di Londra “e’ strano che l’authority abbia deciso di dare la licenza solo per un anno. Credo che siano molto cauti e che in fondo temano una reazione collettiva spropositata. Ma capisco anche che sia giusto prorogare la licenza a tre anni dopo che avranno analizzato il lavoro svolto nei prossimi 6 mesi; i ragazzi di Newcastle pero’ sono in gamba e riusciranno senza dubbio a raggiungere obbiettivi importanti. Sono i piu’ competenti e i piu’ preparati in questo campo. Il fatto che l’HFEA abbia impiegato molto tempo per decidere non e’ un fattore negativo: in Gran Bretagna c’e’ una legge chiara, ma ci sono anche delle persone consapevoli che ponderano a lungo. Questi due fattori rendono il nostro Paese il migliore per questo tipo di ricerca”.
Un portavoce della British Medical Association ha detto alla BBC: "Siamo a favore di una severa regolamentazione, in modo che la clonazione terapeutica per estrarre cellule staminali embrionali destinate a trattamenti in grado di salvare vite, che la maggior parte dei cittadini appoggia, possa proseguire, mentre la clonazione riproduttiva umana, che la maggior parte dei cittadini non appoggia, venga impedita".
Il parlamentare Ian Gibson, presidente del comitato per la scienza e tecnologia della Camera dei Comuni, si e' detto compiaciuto del fatto che il Regno Unito abbia autorizzato un tale sviluppo, ma ha ammesso che se da un lato i progressi medici che ne risulteranno potrebbero aiutare i malati di morbo di Alzheimer, di Parkinson e di varie altre malattie, dall'altro alcuni potrebbero considerare che "e' stato aperto il vaso di Pandora". Ha dunque promesso che il suo comitato procedera' a un riesame complessivo dell'intera questione.


Tra gli scienziati inglesi ve n'e' uno in particolare che gioisce per questa vittoria, e che guarda gia' al futuro lontano con occhi meno preoccupati. E' il prof. Austin Smith, direttore dell'Edinburgh's University Institute for Stem Cell Research, il primo ad aver chiesto ed ottenuto nel 1994 un'autorizzazione dall'Hfea sullo studio di embrioni umani. All'epoca le ricerche consistevano nel perfezionare le tecniche di coltura in vitro di embrioni umani, nessuno parlava di clonazione o trasferimento nucleare. "Riuscii a convincere quasi tutti, tranne il Papa e George Bush, che un embrione, prima dell'impianto, non e' una persona vivente. In Gran Bretagna questa concezione e' diventata legge solo dopo una meditazione accurata ed uno statuto chiaro, ed e' una legge talmente precisa per il momento, che un testo praticamente identico e' stato adottato anche a Singapore, il secondo Paese ad aver creato linee embrionali nuove. Gli Usa hanno paura della lobby anti-abortista, ma in Europa la situazione non e' da meno: la Chiesa Cattolica ha un potere di influenza determinante in certe zone. Con un clima del genere e' facile lasciarsi prendere a fobie politiche. Occorre che gli scienziati si presentino all'opinione pubblica in modo trasparente e persuasivo: la gente deve sapere perche' c'e' bisogno di lavorare sugli embrioni umani".
Ha ragione Smith quando vede la situazione statunitense e la trova ridicola: "Laggiu' la legge dice che non puoi toccare un embrione se ti paga lo Stato, ma se hai un privato che ti finanzia puoi fare quello che ti pare. Qui in Gran Bretagna invece il controllo e il rispetto delle norme valgono per tutti e le uniche linee embrionali sulla quali un ricercatore puo' chiedere una licenza sono quelle protette e conservate nella Uk Stem Cell Bank". Dal punto di vista teoretico Smith affronta anche la questione prettamente morale e spiega: "C'e' una distinzione formale tra il termine etico e il termine morale. Il primo si riferisce ad un sistema pubblico codificato di valori; il secondo ha a che fare con credenze e valori intimi piu' profondi. Ecco perche' e' possibile essere uno scienziato e avere problemi di coscienza a lavorare sugli embrioni. Ma non e' possibile al contrario essere uno scienziato e dire che 'eticamente' non abbiamo bisogno di studiarli: in questo caso mancherebbe l'onesta' intellettuale degli uomini di scienza".


Le reazioni in Italia
"La clonazione inglese, cosi' come presentata, ha solo uno scopo commerciale", questo il giudizio netto del ministro della Salute, Girolamo Sirchia . E sul perche' l'embrione non puo' essere usato a fini terapeutici, il ministro risponde cosi': "C'e' l'uomo li' dentro. Parlo da scienziato, non da bacchettone cattolico, da ayatollah. C'e' un continuum da primo istante in cui si forma la prima cellula dell'embrione al momento in cui nasce un bambino. Non ci sono dieci, quindici giorni per fissare un confine perche' e' totalmente illogico, ascientifico". Ma Sirchia ripropone anche il tema forte delle staminali adulte, quelle buone su cui la ricerca deve investire, e a cui sono stati destinati 12 milioni di euro. "Parlo per evidenza scientifica: non esiste alcun uso pratico delle cellule staminali embrionali. Nessuna applicazione clinica. Nemmeno per gli animali. Al contrario esistono prove che cellule staminali mature hanno effetti clinici straordinariamente importanti. […] Le cellule staminali mature hanno gia' dimostrato di essere efficaci. Le cellule embrionali no. Il perche' e' intuitivo. Le cellule mature sono gia' orientate. Sanno riparare il tessuto che le ospita. Le embrionali non si sa ancora verso quale tessuto si orienteranno e non conosciamo il modo per indirizzarlo".

E dire che prima di Sirchia a quel dicastero c'era stato il professor Umberto Veronesi, ministro proprio quando la Gran Bretagna di Blair decise di seguire la strada della ricerca scientifica con il rapporto Donaldson. E Intervistato Sul Corriere della Sera ricorda come "l’Italia aveva la possibilita' di partire prima di altri nella ricerca sulle cellule staminali di embrione adottando una strada innovativa ed originale messa a punto dalla Commissione Dulbecco nel 2001, quando io ero ministro della Sanita'". Quali malattie potrebbero trarre giovamento dalle ricerche con le staminali embrionali? "Tutte le malattie cronico-degenerative, le neurologiche, le epatiche, le cardiache, le endocrino-metaboliche (qualche esempio: arteriosclerosi, Alzheimer, Parkinson, cirrosi, infarto, diabete). E' vero peraltro che le cellule staminali si possono ottenere da sorgenti diverse (anche da cellule adulte riprogrammate), ma l’ovulo fecondato certamente e' la fonte piu' sicura nei risultati e piu' "ricca". La Commissione Dulbecco aveva inoltre raccomandato l’utilizzo di migliaia di ovuli fecondati, attualmente congelati e abbandonati nei centri antisterilita' italiani (i cosiddetti embrioni "orfani"), tutti destinati a essere distrutti. Il loro impiego ai fini della ricerca sulle cellule staminali avrebbe fornito una base indispensabile per accelerare il processo scientifico e il loro utilizzo clinico. Le cellule staminali, infatti, possono differenziarsi in qualsiasi altro tipo di cellula, ma bisogna saperle attivare e controllare e questo e' ancora oggetto di studio: il segreto e' nell’embrione". E quando gli viene ricordato che la legge sulla fecondazione assistita impedisce la sperimentazione negli embrioni e quindi anche la clonazione a fini terapeutici, Veronesi replica come questa scelta sia "un grave errore. Ancora una volta la scienza medica italiana non potra' arricchirsi di progetti innovativi (e alla propria portata), ma sara' costretta a restare al rimorchio dei Paesi piu' evoluti".

E il premio Nobel Renato Dulbecco intervistato da La Stampa spiega: "Secondo me per dare un giudizio occorre ricordare che la procedura approvata in Gran Bretagna per ottenere cellule staminali non passa attraverso un vero e proprio processo di fecondazione, in quanto nell’oocita, cioe' nell’ovulo, non viene introdotto uno spermatozoo ma il nucleo di una cellula somatica. Si puo' discutere quindi se cio' che si forma sia un vero embrione o non piuttosto una coltura di cellule staminali. A mio modo di vedere non siamo di fronte alla creazione di un autentico embrione, e quindi la procedura approvata dall’Autorita' britannica non e' coperta dai precetti etici che invece giustamente devono tutelare gli embrioni umani e in generale la vita delle persone. L’obiettivo e' curare gravi malattie. Quindi giudico eticamente accettabile la procedura per poter disporre in laboratorio di cellule staminali totipotenti, come sono quelle degli embrioni". "E’ importante che si possa fare liberamente, senza incorrere in sanzioni, questo tipo di ricerche, perche' le cellule staminali promettono realmente una cura per molte gravi malattie, dall’infarto al Parkinson, a molte malattie genetiche. Finora se ne e' parlato molto ma non si e' fatto niente: finche' non c’e' una sperimentazione si rimane nel campo delle ipotesi". Ma Dulbecco interviene anche sulla vexata questio delle cellule staminali adulte uguali, se non migliori, delle embrionali: "Non e' vero, non e' la stessa cosa. Prima di tutto non e' ancora chiaro se le cellule staminali adulte possono -per cosi' dire- cambiare campo e diventare qualsiasi altro tipo di cellula. E’ probabile che la trasformazione possa avvenire soltanto in alcuni tipi di cellule e non in altri. Ma anche se non fosse cosi', le cellule staminali adulte sono molto piu' limitate come numero, mentre le cellule embrionali ci offrono la massima disponibilita' e plasticita'".
"Rivolgo un appello a chi e' chiamato a prendere decisioni su questo tema" affinche' l'Italia segua l'esempio britannico aggiunge il premio Nobel.

"L'Italia e' ferma, ma nei laboratori internazionali la ricerca va avanti -spiega Giuseppe Novelli, genetista dell'Universita' di Roma Tor Vergata ed ex componente della Commissione Dulbecco- Non si puo' bloccare tutto a scatola chiusa, per paura dei 'pirati della clonazione' o dei bebe' fotocopia: basta fare come in Gran Bretagna o in Francia: autorizzare progetti mirati, con precisi paletti, ma anche modi e tempi definiti". Per Novelli "si tratta di un settore molto promettente contro malattie gravissime, quali diabete, Parkinson e Alzheimer e sarebbe davvero immorale bloccare del tutto questi studi. Servono paletti, dunque, ma anche una maggiore apertura. Anche perche' se il nostro Paese si ferma, questo non accade all'estero".

Sulla stessa linea il ginecologo Severino Antinori, presidente della Societa' italiana di medicina della riproduzione e direttore dell'Associazione Mondiale della medicina riproduttiva. "Sono anni che mi batto per promuovere la clonazione umana a fine terapeutici. Quella che arriva dall'Inghilterra e' una notizia magnifica perche' le potenzialita' di questo tipo di ricerca sono eccezionali. Peccato che mentre il mondo va avanti, oggi che anche l'Inghilterra ha 'tolto il burka', i 'talebani' italiani continuino a tenere il nostro Paese nell'oscurantismo".

"Non sono stupito della decisione di autorizzare la clonazione di embrioni per ottenere cellule staminali ma del fatto che in Italia sta prevalendo una posizione che e' solo di alcuni e cioe' considerare l'embrione come uno di noi e non considerare le posizioni degli altri", cosi' il ginecologo, Carlo Flamigni. "Nel Regno Unito non ci sono in materia norme precise ma commissioni che di volta in volta prendono in esame e autorizzano le richieste degli scienziati". "Comunque quasi tutti i Paesi europei accettano di importare linee cellulari embrionali a fini di ricerca. Ho la sensazione che anche noi faremo lo stesso perche' nel dicembre scorso tra i ministri della ricerca Ue non si trovo' un accordo comune". "E se domani dalle cellule staminali embrionali si dovesse scoprire una fonte di importanti cure quale persona malata rifiutera' di essere curata e guarita? Siamo alle soglie di scoperte importanti per problemi non risolvibili e sulla base della pressione dei malati e delle industrie si arrivera' al loro uso. Certo, sarebbe meglio un intervento dello Stato piuttosto che lasciare l'iniziativa ai privati".

"Grazie Blair!" e' il commento liberatorio di Luca Coscioni, presidente dell'associazione che porta il suo nome e che si batte per la liberta' della ricerca scientifica. "Dobbiamo tutti ringraziare la Gran Bretagna per la scelta di autorizzare l’inizio della ricerca di clonazione di embrioni umani a fini terapeutici. Ed io, dalla carrozzina alla quale mi costringe il macigno della sclerosi laterale amiotrofica, personalmente, ringrazio il Primo Ministro Blair che consente a me e a milioni di persone in Italia e nel mondo di avere davanti una luce, se non per noi per coloro che saranno in futuro colpiti da malattie oggi incurabili. Se fosse per il Vaticano (che le leggi le chiede), e i suoi portavoce Berlusconi-Rutelli (che le leggi le fanno, con il consenso, apprendiamo, di Giovanni Berlinguer) la possibilita' di una cura attraverso la clonazione terapeutica sarebbe, come in Italia, questione relativa al peccato e “dunque” al reato". "La legge 40/2004 sulla fecondazione assistita, che vieta tra l’altro la ricerca sulle cellule staminali embrionali e la clonazione terapeutica, e' il frutto di una concezione confessionale che attraverso il referendum, promosso da Radicali italiani e dall’Associazione Luca Coscioni, puo' essere sconfitta".

E proprio per ricordare l'urgenza e la necessita' di firmare i referendum e' Daniele Capezzone, segretario dei Radicali italiani, plaude per il via libera in Gran Bretagna alla clonazione di embrioni umani per fini terapeutici e rinnova l'appello a firmare subito, nelle segreterie comunali o presso i tavoli, il referendum radicale. "Oggi e' un altro grande giorno per l'umanita' l'esperimento autorizzato in Inghilterra (di clonazione terapeutica: da non confondere con la clonazione volta a produrre sosia, duplicati di uomini!) puo' ridare una speranza a donne e uomini colpiti da malattie terribili, da quelle neurodegenerative a quelle cardiovascolari, passando per cancro e diabete". Capezzone sottolinea come la "politica o gli orientamenti confessionali non possono e non debbono proibire terapie o imporre sofferenze. Si lasci che prosegua il cammino della scienza (in questo caso, incoraggiato da una parte non solo maggioritaria, ma schiacciante dei ricercatori), e poi ciascuno (in base alle proprie convinzioni etiche) decidera' per se' se avvalersi o meno di quei rimedi. Per essere chiari, Rosy Bindi e Rocco Buttiglione (ai quali auguro di non entrare mai nel tunnel della malattia) resteranno comunque liberi di non avvalersi di questo tipo di cure; ma il guaio e' che loro, oggi, con la legge che hanno promosso e votato insieme all'Ayatollah Sirchia, vogliono impedire di curarsi a chi lo vorrebbe. E in cio' non vedo nulla di liberale o di cristiano".

"La notizia di oggi sulla autorizzazione in Inghilterra della clonazione di embrioni umani a fini terapeutici mostra quanto sia anacronistico, inutile e autoritario pensare di isolare l'Italia dalle legislazioni europee e dalla sperimentazione della comunita' scientifica internazionale". Lo afferma Barbara Pollastrini, coordinatrice delle Donne Ds e componente della segreteria nazionale. "Io sono fiduciosa nel progresso e nella scienza e nell'uso delle cellule staminali per trovare cure a malattie oggi inguaribili. Limiti e garanzie dovrebbero essere frutto di norme europee, avanzate, condivise e costantemente aggiornate". "La legge sulla fecondazione assistita oggi produce turismo procreativo per le coppie, fuga di cervelli tra ricercatori e studiosi, e penalizza la ricerca italiana. Anche per questo ha senso la grande campagna per i referendum, specie quelli mirati a cancellare i reparti piu' crudeli e contraddittori della legge. Che insieme significa voler dare al paese una nuova buona legge, ispirata ad un diritto mite, di poche norme utili, perche' con le opportunita' della medicina e della scienza vengano assicurate garanzie e sicurezze".

La vicenda britannica "da' la misura della distanza tra l'Italia ed un Paese civile". E' l'opinione di Roberto Polillo, Responsabile Nazionale delle politiche della salute CGIL. Il dirigente sindacale, in una nota, rileva che "mentre in Inghilterra agli scienziati viene consentito, pur nel rispetto assoluto di limiti precisi, di utilizzare pre-embrioni umani di pochi giorni per salvare vite umane e dare speranza a milioni di uomini oggi affetti da malattie incurabili, in Italia il ministro della Salute, massima autorita' scientifica del Paese, considera anche l'aborto un omicidio". "C'e' da chiederci come puo' un ministro promuovere ricerca ed innovazione scientifica se i suoi punti di riferimento sono i dogmi della verita' rivelata ed i desiderata di Oltretevere. E se il suo pensiero e' cosi' compartecipe al dogma religioso non sarebbe piu' coerente per lui rinunciare all'incarico, alle soddisfazioni terrene e dedicarsi alla vita contemplativa?". "Nel nostro Paese regna ormai il conformismo religioso a cui si accompagna, come al solito, una forte dose di opportunismo e di cinismo. Tutti i cittadini infatti sanno che in caso di necessita' non c'e' politico, anche il piu' intransigente, che per curarsi rifiuterebbe, magari andando all'estero, le cure realizzate proprio con la sperimentazione degli embrioni e cellule staminali che con tanta ipocrisia invece si avversa".

La ricerca sulla clonazione umana a scopo terapeutico riguarda da vicino 180-200 milioni di diabetici in tutto il mondo. "Si tratta di un esercito di malati, destinato a moltiplicarsi fino a quota 300 milioni nei prossimi 15 anni. Per questo guardiamo con interesse alla ricerca, ma siamo anche molto prudenti sull'uso degli embrioni umani. Ci sono aspetti etici e ideologici ancora da chiarire". Cosi' Massimo Massi Benedetti, diabetologo e vicepresidente mondiale della Idf (lnternational Diabetes Federation). "All'interno della Federazione e' aperto il dibattito. Anche perche' fra i nostri obiettivi non c'e' solo la cura del diabete, ma anche la sua prevenzione. Dunque questi studi ci 'toccano' da vicino".

"No ai facili entusiasmi: c'e' il rischio di una orribile deregulation". Cosi' Luana Zanella, coordinatrice dei deputati Verdi. "I Verdi invocano il principio di cautela su questo tema cosi' delicato che non puo' essere affrontato con l'ideologia del progresso: e' vero, in ballo c'e' la possibilita' di sconfiggere malattie feroci, ma la scientificita' della ricerca non e' una garanzia contro la deriva della clonazione selvaggia, una frontiera questa che l'umanita' non puo' accettare".

Duro il commento del presidente del Comitato nazionale di bioetica, Francesco D'Agostino che accusa la Gran Bretagna di "atteggiamento utilitaristico". "Con l'obiettivo di incentivare la propria ricerca e nella speranza di ottenere significativi progressi scientifici, si passa sopra ad alcuni temi bioetici di estrema delicatezza". "Questioni che sono affrontate in altri contesti culturali con molta cautela e un atteggiamento di forte precauzione". Per il bioeticista, "non abbiamo alcuna certezza che questo tipo di ricerche vadano a buon fine, mentre abbiamo la certezza che si infrange il rifiuto di ogni forma di clonazione umana, senza distinzione fra terapeutica e riproduttiva, proclamato dalla Convenzione europea di bioetica".

"Non sono favorevole -ha spiegato seccamente il premio Nobel Rita Levi Montalcini- alla creazione di embrioni umani per ricavare cellule staminali a fini terapeutici". La scienziata si e' detta anche contraria anche all'uso degli embrioni congelati in sovrannumero prodotti per la procreazione assistita.

"La ricerca deve essere lasciata libera, ma si deve fermare sulla clonazione, che puo' aprire scenari terrificanti", e' il commento di Serafino Zucchelli, segretario nazionale dell'Anaao-assomed. "L'unico limite che la ricerca deve avere e' il rispetto della unicita' della persona umana e con la clonazione tale limite si oltrepassa. In Gran Bretagna si parla di fini scientifici, ma temo che una volta partiti su questa strada, sia difficile fermarsi".

Nettamente contrario e' il commento secco di Giuseppe Del Barone, presidente della Fnomceo (Federazione degli ordini dei medici). "Sono sempre infastidito da queste notizie4 ferragostane, che vanno verificate bene. In ogni caso il mio giudizio non cambia: sono assolutamente favorevole all'uso delle cellule staminali per fini terapeutici, ma continuo ad essere fortemente contrario al concetto di clonazione".
"Quella autorizzata in Gb e' una sperimentazione disumana", dice il professor Roberto Colombo, genetista dell'universita' cattolica di Milano. "Non esiste differenza tra clonazione per la nascita di un bambino e la clonazione per la produzione di cellule staminali. Si genera sempre un essere umano. Per questo si tratta di una sperimentazione disumana che non rispetta l'essere".

"La scienza e' libera e sovrana ma non puo' prescindere dall'etica": e' la riflessione della parlamentare europea della Margherita Patrizia Toia. "Se l'uomo non puo' essere ridotto a strumento c'e' da chiedersi se si possa lecitamente usare 'qualcosa' che e' un progetto di vita come l'embrione per un'altra vita umana. E' un grande interrogativo che anche in questi giorni si ripropone. La recente decisione dell'autorita' inglese preposta al settore di autorizzare la clonazione di embrioni appositamente creati (e poi distrutti) sia pure per fini terapeutici ci pone gravissime preoccupazioni e, per quanto mi riguarda, porta ad una valutazione di contrarieta', anche alla luce della Convenzione internazionale di Oviedo che vieta clonazione di embrioni". Toia crede che siano tante le ragioni per dire no. "Creare per distruggere nel campo dell'umano, come hanno osservato alcuni scienziati e' una strada che apre le porte ad applicazioni inquietanti. La pretesa di questa sperimentazione e' terapeutica ma non e' difficile immaginare che i confini saranno quanto mai fragili e incontrollati rispetto ad altre applicazioni. Infine, e' prevedibile e probabile che imboccare la strada dell'utilizzo per la ricerca di cellule da embrione portera' ad abbandonare quella gia' oggi possibile dell'uso di cellule staminali da adulti, che non pone indicazioni etiche e che puo' rispondere alle stesse finalita' terapeutiche".

"La vita non puo' essere affidata all'arbitrio dell'uomo", o almeno cosi' la pensa Mario Mantovani, responsabile per le politiche sociali di Forza Italia. "Il problema non consiste nell'uso delle cellule staminali per la cura di alcune malattie, che potrebbe anche essere cosa buona. Il problema vero e' che non tutti i ricercatori possiedono quel necessario equilibrio e quell'indispensabile spessore etico e morale per poter loro consentire di sostituirsi alla spontaneita' della vita e alla perfezione del ciclo naturale che la origina. Vi sono certamente altre soluzioni per la cura delle malattie. Che l'intelligenza dell'uomo sia pertanto messa al servizio della vita e non viceversa", commenta cripticamente l'esponente forzista.

Il deputato al Parlamento europeo del Ppe e vicepresidente della commissione Affari costituzionali di Strasburgo, Riccardo Ventre dice:"sono nettamente contrario: una cosa e' il progresso scientifico, altra cosa sono i valori fondanti della vita". "L'impegno che la ricerca sta profondendo nell'individuazione di cure innovative e valide per mali letali che attanagliano da secoli la popolazione mondiale e' apprezzabilissimo, ma non possiamo accettare soluzioni che trascendano la natura stessa dell'uomo. Nel caso della clonazione, e parlo da cattolico, credo che si debba andare ancora oltre le riserve manifestate dalla Chiesa sul tema dell'aborto, perche' il problema qui non e' capire quando inizia la vita ma se e' giusto crearla in maniera del tutto innaturale". "Chi ci assicura allora, che la clonazione di embrioni a fini terapeutici non dia il 'la', in nome di un malinteso progresso scientifico, ad un processo incontrollato ed incontrollabile che nulla potra' produrre se non conseguenze abominevoli? Non solo. In che cosa si diversificherebbero, in tal caso, questi soggetti geneticamente alterati dagli zombi o semivivi, alla cui presenza ogni coscienza si ribella?". "Dovrebbe essere il nostro essere uomini a dare una risposta netta ed inequivocabile all'invito, piu' o meno velato, che ci proviene dal mondo anglosassone. Come si puo' immaginare di confondere un laboratorio di ricerca scientifica con il set di hollywoodiano dove si sta girando l'ultima pellicola di grido del cinema di fantascienza? Il progresso puo' portare all'utilizzazione in medicina di cellule staminali ma non deve farci cedere alla provocazione nichilista della clonazione, sarebbe un paradosso. E come se dicessimo che perche' siamo favorevoli all'energia atomica accettiamo anche la bomba atomica".

"La clonazione embrionaria rappresenta l'aberrazione assoluta", a dirlo e' Alessandra Mussolini di Alternativa Sociale. "Dal punta di vista etico, e' inaccettabile la riproduzione di un essere umano perche' fa venire meno il concetto di individuo. Dal punto di vista scientifico e sociale, la clonazione da' la possibilita' di escludere dal processo generativo il maschio. Tale tecnica, infatti, consentirebbe alla sola donna di generare vita attraverso l'uso del suo ovocita mentre all'uomo cio' verrebbe negato: e' come immaginare che Adamo sia nato dalla costola di Eva e non viceversa. Tuttavia, anche questa procedura scientifica, che rifiuto, offre un ulteriore contributo di pensiero ad affermare la centralita' della donna nello sviluppo della societa', anche in quella piu' evoluta. Quindi, non rispettare la donna significa non rispettare la vita stessa".

"Sulla clonazione lo scontro non e' tra conservatori e progressisti, ma tra buona e cattiva pratica scientifica. Per ottenere cellule staminali indifferenziate ci sono molte vie alternative alla clonazione umana degli embrioni, destinati poi alla distruzione. Non vorremmo che questa corsa alla clonazione sia un bluff scientifico per nascondere finalita' meno nobili di ordine finanziario, importanti per promuovere la ricerca, di cui pero' va assicurato uno sviluppo compatibile con i principi della deontologia medico-scientifica". Cosi' si e' espresso Francesco Giro (Fi), responsabile per i rapporti con il mondo cattolico di Forza Italia. Critico anche il giudizio di Antonio Tomassini, presidente della commissione Sanita' al Senato per Forza Italia. "Non si puo' contrabbandare come scienza un attacco grave alla dignita' umana. La Comunita' europea deve intervenire per coordinare tali situazioni. E' stupefacente il grande tifo esercitato dai partiti dell'opposizione verso la clonazione, quando poi usano ogni mezzo ostruzionistico verso le biotecnologie".


Le reazioni nel resto del mondo

Ma la Commissione europea non intende intervenire nel dibattito sulla clonazione di embrioni umani a fini terapeutici e sull'opportunita' che la materia venga regolata centralmente a livello europeo. "Non abbiamo nessun tipo di progetto a livello comunitario riguardo alla clonazione, spetta agli Stati membri averne uno, noi rispettiamo le loro posizioni e i loro progetti": cosi' una portavoce della Commissione europea ha commentato da Bruxelles la decisione dell'autorita' britannica per l'embriologia e la fecondazione umana (Hfea).

"La cosa piu' interessante e' che questo episodio segna l'inizio di qualcosa che non sara' piu' possibile fermare", ha spiegato Marc Peschanski dell'Istituto francese per la Ricerca e la Salute (Inserm). "A livello internazionale, si perde il senso quando si proibisce alle équipe di scienziati di lavorare in questo campo".

Il segretario generale del Gruppo Socialista alla camera spagnola, Diego Lopez Garrido, ha detto che il progetto autorizzato in Gran Bretagna "va nella giusta direzione", ma che in Spagna sara' necessario un ampio dibattito sociale e un largo consenso scientifico prima di dare il via ad una regolamentazione delle tecniche in questione. La necessita' di "un ampio consenso scientifico" e di "un vasto dibattito sociale" e' invocata anche da fonti del Ministero della Sanita' prima di dare disponibilita' a studiare la regolamentazione delle tecniche di clonazione di embrioni nel quadro della futura legge di indagine sulla biomedicina.
Garrido ha detto che benche' quelle provenienti dalla Gran Bretagna siano in linea di principio buone notizie4 per la cura di malattie sinora irreversibili, in Spagna sara' necessario conseguire "un consenso sociale e scientifico" grazie ad "un dibattito in seno alla Commissione nazionale di riproduzione assistita". La questione della clonazione infatti deve "essere focalizzata dal punto di vista dell'etica e della scienza di fronte alle posizioni religiose", che sono rispettabili ma non devono ipotecare la decisione politica. La clonazione terapeutica non e' per domani, ma "se ci sara' un grande accordo e sara' adeguatamente regolata, fara' del bene all'umanita"'. Le fonti del ministero della Sanita' hanno sottolineato d'altra parte che la clonazione terapeutica di embrioni non e' "ne' urgente ne' prioritaria",in quanto le tecniche di trasferimento nucleare "debbono ancora perfezionarsi" e attualmente ci sono "altre linee e tecniche di indagine nella medicina rigenerativa" come quelle basate su cellule madre adulte e embrionali.
Gli scienziati spagnoli chiedono una legge simile a quella britannica. Almeno in questa direzione si sono espressi Bernat Soria e Alberto Romeu. Soria, che dirige l'Istituto di Bioingegneria dell'Universita' Miguel Hernandez di Elche (Alicante) ha salutato come una "buona notizia" quella arrivata da oltremanica. Una prossima legge spagnola dovrebbe essere "corretta" e "molto rispettosa di tutte le sensibilita'", in maniera che si possa fare ricerca "definendo le procedure autorizzate, massimizzando i possibili benefici e riducendo i rischi". Una norma simile a quella britannica che "esige una procedura lenta e noisa che assicura che le ricerche vengano fatte solo da gruppi affidabili". Un'idea che secondo Soria e' condivisa "dal 95% dei ricercatori spagnoli".
Secondo Romeu, presidente dell'Associazione per lo studio della riproduzione umana (FAERH), questo "e' un buon momento per riaprire il dibattito su questo tipo di ricerche". Romeu e' anche componente della Commissione nazionale di riproduzione assistita che dovrebbe occuparsi di questa materia a partire da ottobre: "e' certo che si debba stabilire una cornice legale per la ricerca scientifica, ma questa deve essere amplia e rispecchiare la realta' sociale. Non puo' restare anchilosata ad un determinato dogma, ne' essere definito dalla Conferenza episcopale".
Sulla stessa linea il filosofo Javier Sádaba che nel corso di una conferenza sui "limiti etici e le nuove biotecnologie" a Buenos Aires ha segnalato come la clonazione a fini terapeutici debba essere analizzata dall'etica laica e non dall'etica teologica, "perche' l'etica morale (della gente) e' sufficiente e non ha bisogno di nessuna benedizione". Sádaba prevede che nel giro di poco tempo anche altri Paesi europei autorizzeranno l'uso di questa tecnica, visto che opporsi "sarebbe una contraddizione" quando in quasi tutta Europa e' accettato l'aborto. "In questo senso, la clonazione parziale, terapeutica, non mi pone nessun problema morale", mentre rispetto alla "clonazione totale", ossia quella riproduttiva, il filosofo ammette che la riflessione morale e' piu' complessa. E comunque Sádaba ha spiegato che i risultati della clonazione umana riproduttiva non sarebbero "diversi da quelli della generazione naturale dei gemelli". "Non si creerebbero ne' robots, ne' umani in serie", insomma anche perche' l'autonomia dei singoli individui non ne verrebbe compromessa visto che "la liberta' umana non e' nei geni".

In Germania le organizzazioni mediche hanno chiesto un divieto della clonazione su scala internazionale. Per il presidente della Camera federale dei medici Joerg-Dietrich Hoppe, e' indispensabile mantenere il divieto totale sia per la clonazione diretta alla riproduzione di bambini sia di quella a fini di ricerca, con pene severe per i trasgressori.
"L'indivisibilita' dei diritti umani viene intaccata sotto il mantello della liberta' di ricerca", ha aggiunto Frank Ulrich Montgomery, presidente del Marburger Bund, la piu' vasta associazione di medici in Germania, che ha anche invitato a promulgare una legislazione europea che protegga gli embrioni.
Wolfgang Wodarg, del partito socialdemocratico (SDP) e presidente del comitato di bioetica del Parlamento tedesco, ha definito la decisione inglese una "catastrofe". "Tocca ai politici tedeschi lavorare per coalizzare le nazioni che si sono pronunciate a sfavore della clonazione", ha dichiarato la portavoce dei Verdi Christa Nickels, presidente del comitato dei diritti umani del Bundestag. "Si tratta di uno sviluppo quanto mai allarmante e disastroso per l'Europa", ha commentato Maria Böhmer, vice presidente del gruppo parlamentare della CDU.
Il Partito Liberal Democratico (FDP) che si e' schierato per la sospensione in Germania della proibizione assoluta di clonazione, ritiene quello britannico "un passo logico". La presidente della commissione parlamentare dell'Educazione e della Ricerca, Ulrike Flach (FDP) si e' schierata per la clonazione delle staminali embrionali a fini terapeutici: "sarebbe da irresponsabili promuovere il 'turismo dei malati', che e' quello che succedera' se un Paese sviluppa terapie non disponibili in altri, mentre la Germania si rinchiude nella sua torre d'avorio". "I politici tedeschi dovranno rassegnarsi a cominciare ad affrontare le questioni di genetica terapeutica", ha aggiunto la Flach.. Ma anche Katherina Reiche (CDU), ha detto che tutti i Paesi hanno il diritto a fare qualsiasi ricerca che vada a beneficio della popolazione. Secondo la parlamentare democristiana la Germania potra' perdere molto in capacita' di innovazione se continua a resistere a questo tipo di cosa.

Rolando Rivera Pomar e' direttore del Centro Regionale di Studi Genomici (Creg), La Plata, Argentina. "Avere una legislazione che promuova i lavori di ricerca nella clonazione permettera' agli scienziati di iniziare a svelare gli enigmi che continuano a presentare le cellule embrionali". Avere una legge a sostegno della scienza e' molto importante per Rivera Pomar perche' puo' indirizzare una ricerca. "I precedenti sono la Gran Bretagna dove si e' data questa autorizzazione alla clonazione, e gli Stati Uniti, dove si vieta. Ma dove non esiste nessuna legge, puo' succedere qualsiasi coca". Ecco perche' "e' preferibile avere una legge che anticipi i fatti, perche' la tecnica della clonazione gia' esiste e si perfezionera' fino alla clonazione riproduttiva". Sulla possibilita' che una legge simile a quella britannica possa esserci anche in Argentina, Rivera Pomar e' scettico: "il dibattito che si generera' e le pressioni che nascerebbero contro sicuramente lo impedirebbero". La prima questione che verrebbe utilizzata sarebbe l'"incostituzionalita' che sosterrebbero i settori religiosi che hanno imposto -nella Carta Magna- il principio che la vita comincia nella concezione". E dire che in capacita' tecnica e scientifica l'Argentina non sarebbe messa male, la dimostrazione e' il grande lavoro portato avanti con la clonazione animale.

Dura condanna della clonazione da parte della Federazione Internazionale delle Associazioni dei Medici Cattolici (Fiamc). "Come sempre, lo scopo umanitario e' solo una finzione, volta a manipolare l'opinione pubblica per coprire gli enormi interessi industriali e finanziari che stanno dietro alle cellule staminali". La Fiamc ha ribadito che "l'uccisione di qualunque essere umano, anche allo stato embrionale, non puo' essere eticamente accettata, anche se realizzata al fine di curare altri esseri umani". Per questo la Federazione ha invitato tutti i medici e i ricercatori cattolici a mobilitarsi, anche nel corso di scadenze elettorali, per ottenere un divieto generalizzato alla clonazione di embrioni umani anche a fini terapeutici". L'invito dei medici cattolici per i parlamentari e' quello di considerare "i rischi per l'umanita' derivanti dalla clonazione umana". La Fiamc ha invece incoraggiato "il finanziamento delle ricerche sulle cellule staminali adulte, il cui potenziale terapeutico e' gia' ampiamente riscontrato. Infine invitiamo a non dimenticare che con finanziamenti molto inferiori -ha detto Gian Luigi Gigli, presidente della Fiamc- potrebbero essere risolti definitivamente i problemi della malaria, dell' aids e della malnutrizione che devastano in particolare il continente africano".

A ricordarci che sulla clonazione c'e' uno scontro ancora aperto al Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite e' Marco Cappato, segretario dell’associazione Luca Coscioni, e "il fronte proibizionista, capeggiato dal Vaticano e dall’amministrazione Bush, sta gia' lavorando all’offensiva mondiale in sede di Nazioni Unite. E’ infatti gia' pronta la bozza di risoluzione da sottoporre all’Assemblea generale per la messa al bando della ricerca scientifica sugli embrioni umani che includerebbe la proibizione della clonazione terapeutica. Nel silenzio generale degli organi di informazione italiani, gia' quattro mesi fa l’Associazione Luca Coscioni e il Partito radicale transnazionale, davanti alla Commissione Diritti Umani delle Nazioni Unite di Ginevra, avevano lanciato l’allarme organizzando un conferenza (la prima di questo genere tenutasi in una sede ONU) alla quale parteciparono due tra i massimi ricercatori mondiali: José Cibelli, divulgatore del primo esperimento al mondo di clonazione terapeutica realizzato in Corea, e Bernat Soria, il massimo esperto di ricerca con le cellule staminali per la cura del diabete. In occasione di quella conferenza (i cui atti sono tuttora accessibili online sul sito dell’associazione http://www.lucacoscioni.it/cms/english/un_briefing.php e alla quale parteciparono decine di delegati dei Paesi membri dell’ONU), presentammo non soltanto i risultati dell’esperimento coreano e lo stato dell’arte della ricerca internazionale, ma anche un appello contro la messa al bando della clonazione terapeutica che sta già raccogliendo le firme di scienziati e Premi Nobel.


Uno Stato particolare, quello Vaticano

"Ancora una volta viene perpetrato il tentativo di scardinare il progetto creativo di Dio sull'uomo". E' il duro commento dell'Osservatore Romano.
La Chiesa condanna la clonazione umana, anche quella terapeutica, perche' "contraddice la dignita' della persona". Una condanna ripetuta piu' volte, sia dal papa, sia all'Assemblea dell'Onu, sia davanti al mondo scientifico. Una posizione, in particolare, ricordata nel corso dell'ultimo incontro fatto dal Vaticano sulle modificazioni genetiche, da mons. Elio Sgreccia, vicepresidente della pontificia Accademia per la vita. Ma la condanna piu' forte e' venuta dal papa lo scorso anno: "L'aborto, l'eutanasia o la clonazione umana", rischiano di "ridurre la persona umana ad un semplice oggetto", concetti ribaditi anche nella recente visita al Santuario di Lourdes. E "quando sono prive di ogni criterio morale, le ricerche scientifiche che manipolano le sorgenti della vita, sono una negazione dell'essere e della dignita' della persona".
Una reazione non di sorpresa ma "amara": e' quanto ha detto mons. Ignacio Carrasco de Paula, membro della Pontificia Accademia per la Vita, e direttore dell'Istituto di Bioetica dell'Universita' Cattolica del Sacro Cuore, intervistato da Radio Vaticana. "Se non e' stata una sorpresa, direi che la mia reazione e' una reazione amara, e, soprattutto per la mancanza di trasparenza nel giustificare questo permesso. Tutto viene coperto con questa parola miracolosa: terapeutica. In primo luogo bisogna tener conto che abbiamo altre tecniche che si sono gia' dimostrate molto piu' efficaci e che non ricorrono al sacrificio di embrioni umani. Abbiamo a disposizione delle cellule adulte che ci permettono, ormai, anche interventi con un chiaro specifico significato terapeutico". "La stragrande maggioranza di chi lavora in questo campo aderisce a questa linea perche', appunto, e' quella piu' ragionevole. Adesso c'e' ovviamente una ragione molto forte: ottenere dei brevetti, per esempio. Sappiamo benissimo che, in ambito genetico, per le molteplici applicazioni che si possono ottenere, disporre di un brevetto ha dei grandi vantaggi, per questo c'e' una corsa in questo senso".
Monsignor Stanislas Lalanne, portavoce della Conferenza episcopale francese: “il confine e’ stato superato. Il fine non giustifica i mezzi, e adesso il concetto di umanita’ e’ in grave pericolo. Quando si crea un embrione senza l’intenzione di darlo alla luce significa che lo consideriamo alla stregua di un oggetto”.
Cinzia Colosimo e Donatella Poretti

Fonte: Aduc (02/09/2004)
Pubblicato in Biotecnologie
Tag: clon%terapeutica, clonazione
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