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Studio italiano, una proteina predice infarto 'killer'


Un gruppo di ricercatori italiani ha identificato una molecola la cui presenza moltiplica per quattro il rischio di morte in caso di infarto. E la proteina PTX3, gia identificata in Italia negli ann

Un gruppo di ricercatori italiani ha identificato una molecola la cui presenza moltiplica per quattro il rischio di morte in caso di infarto. E' la proteina PTX3, gia' identificata in Italia negli anni Novanta e nota come 'proteina dell'infiammazione', ma la cui predittivita del rischio di morte nell'infarto acuto non era stata dimostrata.
La dimostrazione e' arrivata ora con uno studio pubblicato sulla rivista internazionale Circulation e coordinato da Roberto Latini, Alberto Mantovani e Aldo Maggioni. Studio che ha visto, con il coordinamento dell'Istituto Mario Negri di Milano, la collaborazione dell' Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri (ANMCO) e delle universita' di Milano e Milano Bicocca.
Grazie alle cure oggi disponibili - spiega una nota del Mario Negri - chi ha un infarto cardiaco e si fa rapidamente ricoverare in ospedale ha moltissime probabilita' di sopravvivere. Rimane pero' una quota minoritaria di pazienti che, nonostante le migliori cure, non ce la fa a superare la fase acuta e muore.
Proprio alla possibilita' di identificare questi pazienti fin dalle prime ore dall'insorgenza dei sintomi, per poterli sottoporre a trattamenti piu' aggressivi ed efficaci, si e' dedicato il gruppo di Mantovani, lo stesso che negli anni Novanta scopri' la PTX3, proteina prodotta dall'organismo in risposta a situazioni infiammatorie.
E la constatazione che l' infiammazione ha un ruolo fondamentale nello scatenarsi di un infarto miocardico acuto, ha ora indotto i ricercatori ha indagare il ruolo che essa ha nell'infarto.
''E' la felice conclusione - afferma Mantovani - di una storia di ricerca tutta italiana: abbiamo osservato il comportamento di questa proteina dell'infiammazione e ci siamo chiesti se poteva essere considerata un nuovo marcatore di rischio. Cosi' abbiamo considerato un grande studio clinico fatto in precedenza dai cardiologi ospedalieri dell' ANMCO, lo studio Latin (relativo al ruolo dei lipidi nel rischio cardiovascolare) e siamo andati a cercare, nella banca di campioni di quello studio, la presenza della PTX3 in 712 pazienti con infarto miocardico''.
Misurando i livelli della proteina in quei pazienti, i ricercatori del Mario Negri hanno dunque trovato una correlazione fra la sua presenza e un rischio di morte circa quattro volte superiore. Hanno cosi' potuto dimostrare che la proteina in questione e' un ''predittore indipendente di mortalita' e di rischio di sviluppare scompenso cardiaco dopo infarto miocardico acuto, indipendentemente dai principali indicatori di rischio e da marcatori di rischio di recente acquisizione, come il peptide natriuretico di tipo B, la proteina C reattiva e la troponina T''.
La scoperta, secondo Mantovani, avra' molto peso nella clinica e la PTX3 si candida a diventare un marcatore indipendente molto importante (molto piu' che la proteina C reattiva) nella diagnosi dell'infarto. Trovando questa sostanza nel sangue degli infartuati, i cardiologi potranno identificare i pazienti piu' gravi, quelli piu' a rischio di morte. ''E il clinico - conclude il ricercatore - sapra' che in questi casi dovra' adottare sistemi di terapia piu' aggressivi per salvare il paziente''.

Fonte: Ansa (21/10/2004)
Pubblicato in Biochimica e Biologia Cellulare
Tag: infarto, PTX3
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