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Clonazione umana, in Corea ottenute cellule purissime


Lesperimento a scopo terapeutico.

A Seoul sono state clonate le cellule di undici malati, ottenendo cellule staminali embrionali «su misura» per i donatori: uomini, donne e bambini colpiti da diabete giovanile, lesioni del midollo spinale e una forma genetica di immunodeficenza. Il risultato, subito salutato dai ricercatori come uno di quelli che entreranno nella storia, è pubblicato oggi su «Science».
Ricercatori coreani e statunitensi sono infatti riusciti a ottenere in laboratorio, con un’altissima efficienza, cellule staminali embrionali con lo stesso patrimonio genetico di pazienti con un’età compresa tra i due e i 56 anni. Le cellule ottenute sono perciò potenzialmente in grado di rigenerare tutti i tessuti e gli organi malati del corpo e possono essere infuse nei pazienti senza provocare la reazione di rigetto tipica dei trapianti.
Queste cellule, a differenza di quanto accaduto finora, sono "purissime", non contaminate con materiale che può essere pericoloso e rappresentano un importante passo avanti verso il loro possibile utilizzo per curare malattie come il Parkinson e il diabete. Ma prima che questo possa avvenire bisognerà capire come farle funzionare correttamente e senza esporre il paziente a rischi. Il trapianto nell’uomo, seppur sperimentale, è ancora lontano.
Il gruppo coreano, guidato da Woo Suk Hwang dell’Università nazionale di Seoul, è lo stesso che nel febbraio del 2004 conquistò le copertine dei giornali di tutto il mondo per essere riuscito a creare qualcosa di molto simile a un embrione che aveva il patrimonio genetico di un donatore. Da questo è stato possibile ottenere cellule staminali che era possibile ritrapiantare nel donatore di Dna come se si trattasse delle sue cellule, dunque senza reazione di rigetto. Le staminali embrionali sono le cellule che compongono l’embrione e che nel corso dello sviluppo vanno a generare tutti i differenti tipi di cellule che formano i tessuti e gli organi. In parole semplici sono quelle che fanno sì che da una "sfera" di poche cellule tutte uguali si sviluppi un uomo.
Il procedimento utilizzato dai ricercatori coreani sia in questo esperimento sia in quello precedente è guardato con timore perché è lo stesso utilizzato nella fase iniziale della clonazione degli animali e la paura è che prima o poi qualcuno userà queste tecniche sempre più raffinate per creare un clone umano, un bambino "fotocopia", con lo stesso patrimonio genetico cioè di un individuo già esistente.
Al di là del risultato scientifico, la ricerca del 2004 destò anche scalpore perché per ottenere queste cellule furono utilizzate delle cellule uovo, cui era stato tolto il Dna (che nelle cellule uovo e negli spermatozoi non è in doppia copia e dunque non può dare origine a un individuo) per inserire quello proveniente da altre cellule di donatori.
Nello studio pubblicato oggi si tratta di Dna di cellule della pelle (ma poco cambia perché il Dna è uguale in tutte le cellule di un organismo).
A questo punto non si tratta più di un uovo, ma è tecnicamente comparabile a un uovo fecondato, perché contiene due copie di Dna. Può perciò essere stimolato a dividersi attraverso delle sostanze chimiche (normalmente l’avvio della duplicazione è regolato dall’ingresso dello spermatozoo).
Dal punto di vista etico, la differenza, rispetto alle ricerche attualmente in corso sulle staminali embrionali è che queste utilizzano embrioni di scarto della fecondazione artificiale che comunque andrebbero persi, mentre in questo caso l’embrione è stato creato appositamente. I sostenitori della clonazione terapeutica obiettano comunque che ogni giorno gli embrioni vengono distrutti, è il caso del l’aborto e degli embrioni creati nelle cliniche per l’infertilità. I ricercatori che hanno svolto questa ricerca sostengono inoltre che questi non debbano essere chiamati embrioni, perché l’embrione è il risultato dell’incontro tra una cellula uovo e uno spermatozoo, che in questo caso non c’è stato.
Da quando, nel 1996, è stata clonata la pecora Dolly, e - nel 1998 - sono state isolate le cellule staminali umane, alcuni ricercatori avevano infatti ipotizzato di poter unire le due tecniche per produrre cellule staminali che avessero gli stessi geni del paziente (e dunque se trapiantate non dessero problemi di rigetto), un’idea che è stata chiamata clonazione terapeutica. La tecnica utilizzata in entrambi gli studi coreani si chiama «trasferimento nucleare di cellule somatiche».
Esami iniziali hanno mostrato che le cellule ottenute con l’ultimo esperimento sono compatibili con quelle del donatore del nucleo e dunque non dovrebbero dare origine a rigetto. Inoltre, rispetto al lavoro di poco più di un anno fa, queste cellule non sono state fatte crescere su cellule di topo modificate geneticamente per fornire alle staminali un fattore di crescita necessario al loro sviluppo. Non sono dunque contaminate con materiale non umano e non presentano il rischio che virus presenti nelle cellule di topo possano passare all’uomo dando origine a malattie sconosciute.
Il gruppo di ricercatori coreani, con lo statunitense Gerald Schatten, professore del dipartimento di ostetricia, ginecologia, e scienze riproduttive dell’Università di Pittsburgh, ha lavorato su 185 cellule uovo raccolte da 18 volontarie non pagate, che sapevano che non avrebbero tratto nessun beneficio personale dalla ricerca e che hanno deciso spontaneamente di sottoporsi ai rischi della stimolazione delle ovaie (quella usata per la riproduzione assistita): principalmente dolori, ma in alcuni casi anche insufficienza renale, potenziale infertilità e persino morte.
Da queste 185 cellule uovo i ricercatori sono riusciti a ottenere 11 differenti gruppi di cellule staminali (in gergo linee di staminali) capaci di riprodursi e generare altre staminali o cellule differenziate come quelle che compongono la pelle, le ossa, la cornea, i muscoli, le cellule beta che producono l’insulina. Rispetto a un anno fa sono riusciti a produrre una linea di staminali utilizzando 16 volte meno embrioni. Altra differenza rispetto allo studio dello scorso anno è che questa volta i donatori del Dna del nucleo sono persone malate (11 in tutto, di cui una paziente paralizzata che ha donato anche la cellula uovo): con un danno al midollo spinale, malati di diabete giovanile o persone affetta da una malattia genetica che rende quasi incapaci di difendersi dalle infezioni.
Queste staminali saranno ora utilizzate per studiare meglio, in laboratorio, le malattie di cui soffrivano i donatori. Inoltre si cercherà di capire come cercare di indirizzare le staminali a riparare i tessuti danneggiati dalle malattie e di verificare in laboratorio se l’uso di queste cellule non è pericoloso. Si proverà inoltre a migliorare la tecnica in modo di eliminare ogni utilizzo di prodotti di origine animale.
I ricercatori coreani e statunitensi hanno sottolineato la loro assoluta condanna all’uso di queste tecniche per la clonazione di un’intero essere umano, per la produzione cioè di bambini fotocopia, e hanno ribadito che è molto improbabile che con queste tecniche sarà mai possibile riuscire a creare un bambino "fotocopia". Hanno sottolineato che la clonazione riproduttiva potrebbe essere molto pericolosa per il nascituro (nessuno degli animali finora clonati è risultato sano).

Fonte: IL SOLE 24 ORE (20/05/2005)
Pubblicato in Biotecnologie
Tag: Clonazione
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