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Al via una banca per batteri elettrogenici

Da Pseudomonas aeruginosa in poi, al via una banca batterica per conservare le specie più efficienti nella produzione di energia elettrica

Pseudomonas aeruginosa
Uno degli obiettivi del gruppo di ricerca di Renato Fani, docente di ingegneria genetica dell'Università di Firenze, che sta cercando nuove strategie di recupero dei rifiuti e di produzione di energia da fonti alternative, è quello di creare una "batterioteca" dove catalogare i migliori ceppi di batteri in grado di produrre energia elettrica da diversi tipi di materiale organico (elettrogenici) per usarli in futuro nelle celle Mfc (Microbial fuel cell), ovvero delle batterie biologiche in fase di sperimentazione avanzata.
I primi in Italia ad aver sviluppato un progetto di ricerca in questo settore sono l'ateneo toscano ed il Centro per lo studio delle relazioni tra pianta e suolo (Cra-Rps) di Roma.
Per esplorare tutti gli aspetti legati alla produzione di energia elettrica con Mfc si è utilizzato un approccio multidisciplinare e altamente tecnologico, tramite la caratterizzazione delle biomasse, la messa a punto dei sistemi a celle e dei materiali che accumulano ioni, lo studio della diversità funzionale della comunità batterica coinvolta nel processo, la selezione dei ceppi più efficienti e la loro applicazione. L'intento sarà trasformare un rifiuto in una risorsa.

Per questo sono state messe a punto due Mfc, in cui l'anodo contiene 50 grammi di matrice (suolo in un caso, biomassa industriale nell'altro) sospesa in acqua distillata. L'anodo è stato collegato al catodo attraverso una membrana che consente il passaggio degli ioni. Per chiudere il circuito sono stati utilizzati elettrodi di grafite collegati tra loro da una resistenza esterna.
Il passaggio di corrente tra i due poli è stato misurato per tre settimane ed al termine dell'esperimento le matrici sono state rimosse e analizzate per trovare eventuali correlazioni tra produzione di corrente elettrica e cambiamenti nella composizione della frazione organica o della diversità delle colonie di batteri.
I risultati hanno evidenziato una significativa tensione ai capi dei due elettrodi (oltre i 400 milliVolt per i rifiuti organici industriali e oltre i 200 milliVolt per il suolo) che ha portato sia alla produzione di elettricità sia alla selezione delle specie batteriche più efficienti, come Pseudomonas aeruginosa. È stata anche osservata una la stretta connessione tra tipo di sostanza organica e produzione di energia elettrica.
Fani spiega "In seguito alla scoperta che le proprietà elettrogeniche non sono esclusive di poche specie batteriche ma molto più diffuse di quanto si pensasse, si è voluto applicare la tecnologia delle Mfc direttamente al suolo, principale fonte di biodiversità del pianeta. Lo scopo era di esplorarne le proprietà elettrogeniche e compararle a quelle delle biomasse industriali, per individuare poi i principali organismi responsabili del fenomeno nel substrato" e continua "L'energia ottenuta è in grado di accendere piccoli led e lampadine ma, per quanto riguarda l'efficienza di queste celle, le ricerche non hanno ancora fornito dati certi. Da un punto di vista scientifico questo progetto si propone come una novità a livello nazionale e tra i pochi a livello europeo. Sebbene esistano alcuni gruppi che hanno messo a punto con successo delle celle a microbatteri, il loro utilizzo come reale fonte di energia elettrica non è mai stato esplorato. Il progetto si propone invece di fornire le basi per una futura applicazione delle Mfc come possibile fonte di energia alternativa"
Redazione MolecularLab.it (18/05/2009)
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Dossier Nanotech
Descrizione:
Da Pseudomonas aeruginosa in poi, al via una banca batterica per conservare le specie più efficienti nella produzione di energia elettrica
Categoria:
Genetica, Biologia Molecolare e Microbiologia
Tag:
Mfc, batterie, elettro, pseudomonas, energia, nano
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