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Prove di dialogo fra scienza e fede

Candele di una chiesa


Apertura sull'uso dei profilattici quale 'male minore' per contrastare l'Aids; prudenza nell'esprimere giudizi sulla fecondazione eterologa ed invito ad approfondire la strada per

Apertura sull'uso dei profilattici quale 'male minore' per contrastare l'Aids; prudenza nell'esprimere giudizi sulla fecondazione eterologa ed invito ad approfondire la strada per l'adozione di embrioni, anche da parte delle donne single, pur di impedirne la distruzione. Fa discutere e ha aperto un dibattito tra scienza e fede il dialogo a 360 gradi -apparso sull' Espresso lo scorso 21 aprile- tra il cardinale Carlo Maria Martini, uno dei componenti pi autorevoli del Collegio Cardinalizio, ed il chirurgo di fama internazionale Ignazio Marino. In tema di biotetica -dalla fecondazione assistita all'eugenetica, dall'eutanasia all'aborto fino alla donazione degli organi- il cardinale e lo scienziato hanno messo a confronto i loro convincimenti in vista di un "dialogo sulla vita" perche', sottolinea Marino, "non e' possibile ignorare gli innumerevoli quesiti etici" legati "alle possibilita' che la scienza mette a disposizione degli uomini". Opinione di entrambi e' che su "temi cosi' delicati il rischio e' di cadere in facili contrapposizioni e strumentalizzazioni", con il rischio "di creare fratture nella societa'". All'indomani della contrapposizione tra laici e cattolici a seguito del referendum sulla fecondazione assistita, il cardinale Martini getta ponti sottolineando il "compito formativo della Chiesa", che e' "chiamata a formare le coscienze". Piu' delle rigidita', spiega il cardinale, "serve soprattutto una formazione della mente e del cuore a rispettare, amare e servire la dignita' della persona in ogni sua manifestazione, con la certezza che ogni essere umano e' destinato a partecipare alla pienezza della vita divina e questo puo' richiedere anche sacrifici e rinunce". "Non si tratta di oscillare tra rigorismo e lassismo, ma di dare le motivazioni spirituali che inducono ad amare il prossimo come se stessi, anzi come Dio ci ha amato, e anche ad amare e rispettare il nostro corpo".
NO A USO CELLULE STAMINALI EMBRIONALI PER RICERCA.
Martini si rallegra per il fatto "che non e' piu' ritenuto necessario creare embrioni con lo scopo di produrre cellule staminali, perche' sono stati elaborati metodi alternativi che non pongono problemi alla coscienza". "Non vedo possibile pensare ad una utilizzazione di cellule staminali embrionali per la ricerca. Cio' sarebbe contro tutti i principi esposti finora".
EMBRIONI CONGELATI, SCEGLIERE PER LA VITA.
Laddove c'e' un conflitto di valori, dice Martini, "mi parrebbe eticamente piu' significativo propendere per la soluzione che permette ad una vita di espandersi piuttosto che lasciarla morire".
ADOZIONE DI EMBRIONI DA PARTE DI DONNE SINGLE.
Martini si dice "prudente" su quei casi "laddove si tratta di decidere della sorte di embrioni altrimenti destinati a perire e la cui inserzione nel seno di una donna anche single sembrerebbe preferibile alla pura e semplice distruzione".
"Mi pare che siamo in quelle zone grigie" in cui "la probabilita' maggiore sta ancora dalla parte del rifiuto della fecondazione eterologa, ma in cui non e' forse opportuno ostentare una certezza che attende ancora conferme ed esperimenti".
L'UOMO NON E' PROPRIETARIO DELLA VITA.
"Noi non apparteniamo a noi stessi - conclude Martini - e siamo chiamati a glorificare Dio nel nostro corpo, cioe' nella totalita' della nostra esistenza su questa terra".

Sull'opportunita' del principio di adottabilita' anche da parte di donne single degli embrioni congelati destinati altrimenti alla distruzione "c'a' una piena convergenza di vedute con il cardinale Martini". Il presidente del Comitato nazionale di bioetica (Cnb) Francesco D'Agostino esprime "soddisfazione" per le affermazioni del cardinale, ricordando come lo stesso Cnb abbia espresso una analoga posizione in un recente documento sul tema. Le posizioni espresse dal cardinale Martini "evidenziano una piena convergenza con quelle espresse dal Comitato: in questa situazione, cioe' il valore prioritario e' rappresentato dal fatto di poter far sviluppare e nascere degli embrioni che, altrimenti, andrebbero distrutti; Se questa e'la priorita' diventa secondario stabilire quale sia la donna che li possa accogliere, e cioe' se possa o meno essere single". D'Agostino ha quindi sottolineato l'importanza delle parole del cardinale Martini: "Che io sappia la Chiesa non ha mai espresso una posizione ufficiale circa la questione dell'adottabilita' degli embrioni congelati. Per questo, il pronunciamento del cardinale rappresenta un'indicazione senza dubbio molto autorevole".

Una posizione che "sottende un'apertura significativa. Ma attenzione ai termini che vengono utilizzati e che, nel caso della complessa questione degli embrioni congelati e in stato di abbandono, rivestono un peso giuridico importante". La precisazione e' della presidente dell'Associazione 'Madre Provetta' Monica Soldano, che commenta positivamente le affermazioni del cardinale Martini in merito all'opportunita' di adottabilita' anche per donne single degli embrioni congelati e altrimenti destinati alla distruzione. Si tratta, ha affermato, "di un'apertura sicuramente importante e molto significativa, soprattutto se si tiene conto del fatto che in molti altri paesi la possibilita' di adozione degli embrioni congelati da parte di donne single e' gia' una realta' da tempo". Secondo Soldano, tuttavia, la questione andrebbe ulteriormente chiarita anche rispetto ai termini utilizzati: "Bisognerebbe parlare di donazione piuttosto che di adozione di embrioni e non si tratta solo di una questione meramente terminologica". L'istituto dell'adozione, ha infatti sottolineato la presidente di 'Madre Provetta', "non e' configurabile e dunque riferibile a degli embrioni, perche' questo presupporrebbe l'equiparazione dell'embrione alla persona, aspetto che e' ancora oggetto di discussione". Dunque, ha concluso Soldano, "e' fondamentale l'utilizzo dei termini giusti, per non rendere la questione ancora piu' complessa, ma ferma restando l'opportunita' di consentire a questi embrioni altrimenti 'condannati' di poter nascere e vivere".

Il lungo 'dialogo' con il cardinale Martini e' soprattutto la "dimostrazione che, quando si vuole, e' possibile sedersi intorno a un tavolo cercando la condivisione anche su temi difficili". E' il giudizio di Marino. "Per la societa' del futuro auspico che invece della ricerca dello scontro, sia possibile incentivare il dialogo". Insomma, non e' detto che la scienza e le ragioni della fede debbano per forza essere in opposizione, e questo confronto con il cardinale Martini, ha commentato Marino, lo dimostra: "C'e' stata possibilita' di dialogo e c'e' stata condivisione su temi dibattuti ed estremamente difficili". "Il cardinale parte da principi che sono quelli universali del cristianesimo e che si fondano su amore e carita'; io parto invece da principi scientifici, ma devo dire che le risposte del cardinale Martini non mi hanno sorpreso bensi' incoraggiato". La ragione? "Sono risposte in linea con i principi cristiani, ma anche con auspici che, per quanto riguarda questi temi particolari, sono pure della scienza".

Fonte: Aduc (02/05/2006)
Pubblicato in Percezione e problemi biotech
Tag: chiesa
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