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Nato network "Innochem" per lo studio delle chemochine e dei loro recettori

Linfociti


Queste ricerche sono fondamentali per studiare i meccanismi delle difese immunitarie e per trovare nuove terapie

E' nato un network, chiamato Innochem, che riunisce le ricerche di 23 centri di ricerca di tutta Europa ed è coordinato dal professor Alberto Mantovani, direttore scientifico di Humanitas. Lo scopo di Innochem è quello di studiare le chemochine e i loro recettori per poter controllare la risposta immunitaria a scopo terapeutico. Questo nuovo tipo di approccio rappresenta una delle ricerche più innovative della medicina. L'iniziativa è iniziata nel novembre scorso e proseguirà per cinque anni, grazie ai finanziamenti della Comunità Europea.
Massimo Locati spiega: "La sigla Innochem è un acronimo che significa approcci terapeutici innovativi basati sulle chemochine."
I primi risultati di queste ricerche riguardano il controllo delle chemochine e sono stati ottenuti usando anticorpi monoclonali bloccanti. Alcune terapie di questo tipo sono già quasi alla fine del periodo di sperimentazione clinica negli Usa e se i risultati saranno confermati, potrebbero essere commercializzati entro un anno. Lo svantaggio è che si tratta di una soluzione complessa da somministrare al paziente e molto costosa a livello di produzione.
Locati spiega comunque che vi sono altri studi in corso: "Le ipotesi più interessanti sono emerse dall'osservazione dei recettori delle chemochine. Appartengono a una classe di molecole comuni, cosiddette a serpentina, che fungono da interfaccia per un numero enorme di sostanze.
La loro struttura è simile a quella dei recettori della dopamina, dell'adrenalina e della serotonina. In questi casi esistono già farmaci inibitori che agiscono proprio bloccando il recettore. Quindi si tratta di un meccanismo conosciuto per i quali esistono delle semplici pillole la assumere. Ma l'aspetto più interessante è il fatto che le aziende farmaceutiche per arrivare a identificare un farmaco in grado di agire sui recettori della serotonina, ad esempio, preparano decine di migliaia di molecole e le provano una per una fino a trovare quella giusta. Tra quelle scartate potrebbero esserci quelle adatte a bloccare le chemochine".
Le nuove terapie allo studio potrebbero condurre a nuove rivoluzionarie terapie contro l'AIDS. Infatti, spiega Locati: "Una porzione terminale del virus dell'AIDS "mima" l'aspetto di alcune chemochine e ne utilizza alcuni recettori, chiamati CCR5 e CXCR4, per penetrare nella cellula. Attualmente sono in fase di studio molecole simili a queste chemochine, da somministrare con una semplice pillola, che possano il sito del recettore che riconosce il ligando in modo da impedire l'interazione con il virus Hiv.
I problemi legati allo sviluppo di queste terapie riguardano la possibilità che queste molecole possano bloccare anche altri tipi di recettori e che quindi possano causare lo sviluppo di altre patologie. Ad esempio è stato osservato che una sostanza che inibisce CCR5, agisce anche su altre molecole e causa problemi cardiaci. E' necessario quindi cercare di rendere più specifica l'azione dei farmaci e Locati, spiega che grazie ad una collaborazione con la Dompè è stato scoperto che alcuni di questi recettori hanno una seconda "tasca" ed è possibile intervenire solo su questa parte per ottenere l'effetto di inibizione. Dopo questa scoperta, i ricercatori sono riusciti a mettere a punto una molecola inibitoria che agisce proprio in questo modo e che è poi risultata utile nella prevenzione delle patologie legate a ischemica-perfusione, una problematica che può insorgere ad esempio nei trapianti: quando dopo l'espianto dell'organo, non viene perfuso sangue per un certo lasso di tempo, al momento del reimpianto nel paziente ricevente, la riperfusione di sangue causa una reazione (in cui sono coinvolte le chemochine) che risulta tanto più grave quanto più lungo è il tempo passato prima dell'impianto. Questa reazione può provocare problemi di aritmia. Questa reazione avversa può essere prevenuta aggiungendo al bagno di conservazione degli organi il Reparixin, un inibitore che blocca i recettori e impedisce la successiva azione delle chemochine.
Questi importanti risultati si sono ottenuti grazie alla ricerca di base non finalizzata ad obbiettivi strettamente commerciali e Locati sottolinea l'importanza di questo tipo di ricerca.

Redazione MolecularLab.it (14/06/2007)
Pubblicato in Biochimica e Biologia Cellulare
Tag: chemochine, Innochem, CCR5, CXCR4, sistema immunitario
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