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Scoperto gene che potenzia effetto della chemioterapia contro il cancro al fegato

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Il gene Notch ha un'azione diretta sulla resistenza ad un farmaco chemioterapico, prospettive terapeutiche con silenziamento del gene

Uno studio condotto dal Centro di Ricerche Biomediche Applicate (CRBA) del Policlinico Sant'Orsola Malpighi di Bologna, guidato dal prof. Luigi Bolondi, ha permesso di scoprire un gene che potenzia l'effetto della chemioterapia contro il tumore al fegato. Spiega Bolondi, Direttore del Dipartimento di Malattie dell'Apparato Digerente e Medicina Interna del Policlinico: 'Negli ultimi anni la conoscenza di alcuni meccanismi molecolari dell'epatocarcinogenesi ha permesso di individuare dei bersagli per nuove terapie. Ora, in particolare, abbiamo sviluppato un progetto di ricerca sul ruolo del gene Notch che esercita un'azione diretta sulla resistenza alla
Doxorubicina, un importante farmaco chemioterapico. Questa scoperta apre delle nuove e importanti prospettive terapeutiche che riguardano il silenziamento del gene. E' verosimile che lo stesso effetto di rinforzo dell'efficacia terapeutica si possa verificare anche per altre molecole antitumorali'.

Nella maggior parte dei casi, il tumore al fegato si sviluppa in persone già malate di cirrosi. Di conseguenza epatiti e alcol rappresentano i principali fattori di rischio. Nel caso di un paziente affetto da cirrosi, è importante un'attenta sorveglianza della malattia, con controlli semestrali, per evitare l'insorgenza del cancro.
In Italia ogni anno, circa il 3% degli oltre mezzo milione di pazienti affetti da epatopatia cronica in evoluzione cirrotica (cioè oltre 12.000 persone) sviluppa l'epatocarcinoma. Conoscere i pazienti a rischio permette di testare strategie preventive e la ricerca sta anche studiando dei fattori in grado di predire il tumore.
Bolondi ha aggiunto: 'oggi ci sono nuove speranze per il trattamento di questo tumore con farmaci biologici. In particolare il farmaco sorafenib riesce ad aumentare del 40% la sopravvivenza dei pazienti con carcinoma epatocellulare. L'elemento davvero determinante è instaurare un trattamento adeguato fin dalle prime fasi, e intervenire precocemente per contenere l'evoluzione della malattia. Per questo è fondamentale un approccio integrato che veda la collaborazione fra epatologo, che già conosce e cura il malato, ed oncologo'. Fondamentale è anche il ruolo del medico di famiglia, le alterazioni dei valori delle transaminasi non vanno sottovalutate perché possono segnalare una malattia epatica.
Il Centro di Bologna è un punto di riferimento internazionale per quanto riguarda l'assistenza e lo studio di questa patologia e il professor Bolondi parteciperà a Barcellona al Congresso internazionale dell'International Liver Cancer Association.

Redazione MolecularLab.it (05/10/2007)
Pubblicato in Biochimica e Biologia Cellulare
Tag: Notch, epatocarcinoma, chemioterapia, fegato
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