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Cervello inizia a invecchiare a 40 anni


La vita comincera pure a 40 anni ma non facciamo troppo affidamento su questo detto visto che alla soglia degli anta il nostro cervello inizia un lento ed inesorabile declino. A segnare i risvolti

La vita comincera' pure a 40 anni ma non facciamo troppo affidamento su questo detto visto che alla soglia degli 'anta' il nostro cervello inizia un lento ed inesorabile declino. A segnare i risvolti negativi di questo fatidico compleanno in un articolo su Nature e' Bruce Yankner, del dipartimento di Neurologia dell'universita' statunitense di Harvard.
Lo scienziato ha dimostrato con analisi genetiche che, a partire dai 40 anni, molti geni cominciano a funzionare meno. Uno dei primi segnali e' che si dimentica piu' facilmente. La spiegazione, secondo Yanker, e' nel fatto che comincia a difettare l'attivita' di alcuni geni che controllano la plasticita' del cervello, ossia la capacita' di generare nuovi collegamenti tra neuroni (sinapsi) in risposta a stimoli esterni: una capacita', questa, che e' alla base di funzioni fondamentali e complesse, come memoria e apprendimento.
L'invecchiamento del cervello e il declino genetico sono stati osservati studiando campioni post-mortem di tessuto cerebrale di 30 individui tra i 26 ed i 106 anni.
Gli scienziati hanno tracciato per ciascuno un profilo di espressione (attivita') genica constatando che, con l'avanzare degli anni, sia nella corteccia prefrontale che in altre parti del cervello si deteriorano geni legati alla formazione di nuove sinapsi, quindi all'apprendimento e alla memoria. Parallelamente va aumentando l'attivita' dei geni che contribuiscono a proteggere l'organismo dalle minacce dei radicali liberi e dalle reazioni infiammatorie ed immunitarie. Via via che gli anni passano, deducono gli esperti, il nostro cervello subisce 'offese' al materiale genetico e risponde sempre piu' allo stress aumentando la produzione di fattori protettivi.
I ricercatori hanno marcato l'eta' in cui mediamente inizia il declino proprio intorno ai 40 anni, ma dai 40 ai 70 si riscontra la maggiore variabilita' tra individui ad indicare, spiega Yankner, che altri fattori tuttora non noti possono predisporre ogni individuo ad invecchiare piu' o meno prematuramente. ''Lo scopo primario di questi studi sta nel comprendere l'impatto dei cambiamenti genetici sulla funzionalita' del cervello - sottolinea in un intervento lo scienziato - e nella possibilita' che essi predispongano a malattie come Alzheimer e Parkinson''.
Questi primi dati sull'invecchiamento del cervello potrebbero avere ricadute sullo sviluppo di nuovi farmaci. I ricercatori hanno infatti osservato in laboratorio che, potenziando la produzione di una sostanza cellulare riparatrice dei danni al Dna, si bloccano i cambiamenti genetici. In questo modo si potrebbe giocare d'anticipo con farmaci creati ad hoc per impedire o ritardare il danno genetico. Si potrebbero ritardare cosi' il declino cognitivo o l'insorgenza di malattie neurodegenerative, ma allo stato attuale delle conoscenze, osserva Yankner, ''questa e' solo una pura speculazione''.

Fonte: Ansa (10/06/2004)
Pubblicato in Medicina e Salute
Tag: cervello
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