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Ancora troppi pochi interventi ricostruttivi post tumore al seno


Troppi interventi chirurgici demolitivi del seno che potrebbero essere evitati con operazioni piu conservative (quadrantectomia); ancora pochissime le ricostruzioni della mammella dopo un tumore al s

Troppi interventi chirurgici demolitivi del seno che potrebbero essere evitati con operazioni piu' conservative (quadrantectomia); ancora pochissime le ricostruzioni della mammella dopo un tumore al seno; e ancora, troppo lunghe le degenze in ospedale legate a questi interventi. Sono le debolezze italiane, definite ''desolanti'' dall'oncologo Umberto Veronesi, che emergono dalla fotografia scattata dall' Agenzia per i Servizi Sanitari Regionali sulla cura del tumore al seno che colpisce ogni anno circa 33 mila donne.
L'occasione per mettere a fuoco punti di debolezza e programmi per la lotta al tumore piu' diffuso tra le donne, e' stato un convegno promosso da Europa Donna Parlamento che si e' tenuto oggi al Senato,al quale hanno partecipato, tra gli altri, il ministro della salute Girolamo Sirchia, il sottosegretario al Welfare Grazia Sestini e la senatrice Laura Bianconi.
Dalle schede di dimissione ospedaliera fornite dalle Regioni all' Assr, ha spiegato la direttrice Laura Pellegrini, risulta che che nel 2002 ci sono stati ben 54 mila ricoveri con diagnosi principale di tumore al seno (circa l1,24% di tutti i ricoveri femminili) e per circa 41 mila donne c'e' stato un intervento chirurgico: 17.300 dei quali sono stati demolitivi (mastectomia) pari al 42%; 24 mila i conservativi (quadrantectomia), pari al 58 per cento.
Ma la differenza di comportamento dei centri di cura tra le diverse Regioni italiane e' davvero evidente: se nella Valle d' Aosta gli interventi conservativi sono ben il 73%, il 64% in Lombardia, il 69% in Liguria e in Umbria, in Sardegna sono il 45% e in Calabria appena il 33%per cento.
Troppo lunghi i giorni di ricovero che intasano le corsie ospedaliere e che, invece, dovrebbero essere ridotti al minimo: la media regionale per l'intervento di quadrantectomia e' di 5,27 giorni: in Basilicata la media e' di 10 giorni, 8 in Molise, 3 in Emilia-Romagna e in valle d'Aosta e 4 in Umbria.
Strada in salita anche per gli interventi di ricostruzione della mammella dopo intervento radicale: la media nazionale fornita dall'Assr e' solamente del 18,25%, con una evidentissima differenza tra le regioni del nord e quelle del sud, nelle quali si registra una bassissima percentuale di ricostruzioni.
''Dati desolanti rispetto al resto dell'Ue'', commenta Veronesi, pioniere dell'intervento chirurgico conservativo al seno.
''L'asportazione del solo quadrante interessato dal tumore al seno - dice Veronesi - e' una conquista italiana e siamo stati i primi nel mondo ad attuarla nel '68. Ma nel sud si e' fatta strada a meta' degli anni '80 e ancora adesso c'e' ritardo (30% degli interventi conservativi e 70% demolitivi); siamo, dunque, lontani dagli standard raggiunti da altri paesi e lenti ad allinearci ai progressi scientifici: a Boston la quadrantectomia e' applicata nel 93% dei casi, a Parigi nel 90%, a Milano nel 75%. Certo - avverte Veronesi - la si puo' praticare quando il tumore e' piccolo e se si puo' fare subito la radioterapia''. Ma i centri che dispongono di moderne apparecchiature scarseggiano al sud. Cosi', per l'oncologo, e' inevitabile la continua migrazione di donne verso centri del nord. E i dati dell'Assr la provano: in Calabria nel 2002 sono state ricoverate per tumore al seno appena 756 donne (pari allo 0,49% dei ricoveri femminili) un dato che fa pensare gli esperti ad una consistente migrazione sanitaria.
L'impegno delle donne, dunque, per Veronesi, deve continuare perche' il tumore al seno, che e' in aumento anche a causa delle moderne condizioni di vita (pochi figli e tardivi, poco allattamento) ''si puo' sconfiggere se preso in tempo ma si puo' morire se preso tardivamente''. Diagnosi precoce e cure mirate sono la chiave per dare un colpo importante alla malattia, ma una battaglia va condotta anche per formare medici specialisti: ''e' strano e paradossale - conclude l'oncologo milanese - che tra le 500 specializzazioni ne esiste anche una per l' idroterapia ma non una per la senologia''.

Fonte: Ansa (07/07/2004)
Pubblicato in Cancro & tumori
Tag: seno
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