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Il congresso mondiale per la liberta' di ricerca

Rivista Nature


Una liberta' che tenga conto della scienza e che sappia ascoltarla: la chiedono gli scienziati che si sono riuniti a Roma, nel congresso mondiale per la liberta' di ricerca organizzato dall

Una liberta' che tenga conto della scienza e che sappia ascoltarla: la chiedono gli scienziati che si sono riuniti a Roma, nel congresso mondiale per la liberta' di ricerca organizzato dall'Associazione Luca Coscioni e promosso da un comitato del quale fanno parte alcuni dei ricercatori maggiori esperti italiani di cellule staminali, come Elena Cattaneo, Piergiorgio Strata e Giulio Cossu.
"Abbiamo lasciato i nostri laboratori e i nostri topi perche' questo e' il momento di scendere in campo e di rivolgerci alla societa", ha detto Piergiorgio Strata, neurofisiologo dell'universita' di Torino e direttore del Centro Rita Levi Montalcini per le cure del cervello, in apertura del congresso che ha richiamato a Roma ricercatori da tutto il mondo.
In primo piano il problema della ricerca sulle cellule staminali embrionali, diventato il simbolo di quel "peso del potere politico" che gli scienziati avvertono sempre piu' forte, al punto da far pensare che "il processo a Galileo non e' finito", come ha detto Strata. "Ci sentiamo veramente minacciati nella nostra liberta'", ha aggiunto il neurofisiologo riferendosi sia alla liberta' nella carriera scientifica ("nella quale l'Italia e' il Paese piu' restrittivo"), sia alla liberta' delle "decisioni prese tenendo conto del parere degli scienziati".
Quello che pesa e' la mancanza di una "normalita' nel rapporto fra la scienza con la societa', l'etica e la politica", ha detto Elena Cattaneo, direttrice del laboratorio sulle cellule staminali dell'universita' di Milano. Alla societa' gli scienziati chiedono di riconoscere, come ha aggiunto Elena Cattaneo, che "la vera ricchezza della scienza consiste nella conoscenza e nel dare a noi e ai nostri governi la possibilita' di fare delle scelte". Per questo motivo sono state molte le voci critiche contro la proposta di legge Rutelli, che mette l'accento sulla ricerca sulle cellule staminali adulte e proibisce quella sulle linee di cellule staminali embrionali gia' esistenti.
E' "fuori luogo", ha detto Cattaneo, perche' e' "un insulto alla scienza e si basa su una non-conoscenza". La proposta prevede inoltre di finanziare programmi di informazione per i cittadini, "ma solo sulle potenzialita' e le prospettive relative alle cellule staminali adulte. In questo modo si utilizzano fondi pubblici per dare informazioni di parte". L'idea generale, ha osservato Elena Cattaneo, "e' che si stia mirando ai voti ed e' possibile che nessuna abbia il coraggio di fare qualcosa di piu'".
In generale, ha osservato il segretario dell'Associazione Luca Coscioni, Marco Cappato, "sulla conoscenza e sui dati di fatto relativi alla conoscenza non deve essere consentito barare. Le bugie sui fatti scientifici non sono tollerabili". Cappato ha inoltre lanciato la proposta di girare ai politici italiani le numerose richieste di sollecitazioni a proseguire la ricerca sulle cellule staminali embrionali che pazienti e associazioni di pazienti inviano ogni giorno ai laboratori. Questo, ha aggiunto, potrebbe essere anche un aiuto a "capire che i fondi per la ricerca europea sulle cellule staminali non vanno bloccati". Ed ha proposto di presentare una petizione al Parlamento Europeo "perche' quei finanziamenti non vengano bloccati per ragioni ideologiche".
Presentando ufficialmente il Manifesto per la liberta' di ricerca, il bioeticista e storico della medicina Gilberto Corbellini, dell'universita' di Roma La Sapienza ha ricordato alcune delle vicende che negli ultimi anni hanno coinvolto la scienza italiana, da quelle sugli ogm alla vicenda Di Bella, al divieto della clonazione animale: "episodi che dovrebbero essere causa di inquietudine nei cittadini perche' il rispetto della scienza e' l'indicatore dello stato di salute di un Paese relativamente alla liberta'".
I finanziamenti
E' "tragica" la situazione italiana relativa ai finanziamenti della ricerca. Nonostante accada spesso che ricercatori italiani siano chiamati da altri Paesi a far parte delle commissioni nazionali per l'assegnamento dei finanziamenti a progetti di ricerca, come garanzia di obiettivita', "le commissioni del nostro Paese sono composte tutte da italiani", ha detto Elena Cattaneo. Unica eccezione, ha aggiunto, e' Telethon, "con la sua straordinaria opera di moralizzazione della ricerca, condotta attraverso una commissione composta da persone autorevoli e di grande spessore morale". Nonostante la generale mancanza di trasparenza, l'Italia riesce comunque ad avere "ottimi gruppi di ricerca, ottime iniziative e ottimi risultati.
C'e' del coraggio da parte di tanti ricercatori italiani e adesso vorremmo vedere questo coraggio anche da arte delle forze politiche".
Il processo a Galileo non e' finito
"Il processo a Galileo non e' finito": ne sono convinti i tanti scienziati italiani riuniti a Roma. Tanti gli scienziati che hanno deciso di lasciare i laboratori per scendere in campo, in una nuova battaglia la cui bandiera e' la ricerca sulle cellule staminali embrionali, ma nella quale sono in gioco valori fondamentali per garantire l'autonomia e il rispetto della ricerca da parte della politica, cosi' come la trasparenza nell'assegnazione dei finanziamenti. "Ci sentiamo veramente minacciati nella nostra liberta'", ha detto Piergiorgio Strata. "E' giusto che la societa' decida di interferire con la scienza, visto che i cittadini pagano le tasse e finanziano la ricerca, ma vorremmo che questo avvenisse in modo ragionevole, e invece sentiamo il peso del potere politico". Un peso che si fa sentire anche nella mancanza di trasparenza nei finanziamenti, ha sottolineato Elena Cattaneo. Manca anche, ha aggiunto, una "normalita' nel rapporto fra la scienza con la societa', l'etica e la politica". E per aprire un dialogo con il mondo politico sul problema della ricerca sulle cellule staminali, il segretario dell'Associazione Luca Coscioni, Marco Cappato, ha proposto di girare ai politici italiani le numerose richieste di sollecitazioni a proseguire la ricerca sulle cellule staminali embrionali che pazienti e associazioni di pazienti inviano ogni giorno ai laboratori. Questo, ha aggiunto, potrebbe essere anche un aiuto a "capire che i fondi per la ricerca europea sulle cellule staminali non vanno bloccati". Ed ha proposto di presentare una petizione al Parlamento Europeo "perche' quei finanziamenti non vengano bloccati per ragioni ideologiche". Nel frattempo il bioeticista britannico John Harris, dell'universita' di Manchester, si chiede: "se un giorno, nei Paesi europei nei quali e' lecita la ricerca sulle staminali embrionali si dovessero sviluppare terapie, ad esempio per la cura del diabete, basate sulle staminali, come si comporterebbero i Paesi che hanno detto 'no' a queste ricerche, come Italia, Germania e Francia? Sarebbe la prova del 9". Anche questa divisione di opinioni e' una sfida per l'Europa e per il commissario europeo per la Ricerca, Janez Potocnik, "la liberta' di ricerca e' un aspetto particolarmente importante nell'Unione Europea, alla luce dei valori della Carta europea dei diritti fondamentali e del pluralismo che questa riflette", ha detto collegato in teleconferenza. La ricerca sulle cellule staminali embrionali ha creato divisioni anche negli Stati Uniti, dove diversi Stati hanno adottato regole diverse. "A dieci anni dalla scoperta delle cellule staminali embrionali stiamo combattendo una guerra politica, negli Stati Uniti come in altri Paesi", ha detto il vicepresidente della coalizione per l'avanzamento della ricerca medica degli Usa, Dan Perry. "Una guerra combattuta dagli scienziati contro coloro che credono che questa ricerca metta in dubbio i loro presupposti sulla vita umana". Tra le armi, la piu' pericolosa e' quella dei finanziamenti: "la ricerca sulle cellule staminali embrionali e' scoraggiata dal governo federale e di conseguenza oggi gli Stati Uniti si trovano ai margini di un campo di studio volto ad alleviare le sofferenze umane".
La prima giornata
Difendere la liberta' di ricerca scientifica nel mondo di oggi significa difendere la liberta' personale tout court perche' chi frena la ricerca, anche attraverso censure o forme di strumentalizzazione, mette a rischio la stessa democrazia. E' questo il messaggio di fondo che e' arrivato dalla prima giornata. Il convegno, al quale hanno mandato messaggi di augurio il presidente della Repubblica Ciampi e il presidente della regione Lazio Marrazzo, e' stato organizzato dall'associazione Luca Coscioni. Lo stesso Coscioni, da anni afflitto dalla sclerosi laterale amiotrofica, si batte per la ricerca sulle cellule staminali. In un messaggio, Coscioni ha messo in risalto "i dogmi e pregiudizi antiscientifici" e il "cinico proibizionismo sulla ricerca scientifica" che inciderebbero sulle "liberta' personali di disporre della conoscenza". Tra gli interventi, di vari esperti italiani e stranieri, quello di Lewis Wolpert, emerito di biologia applicata alla medicina, che ha proposto una distinzione tra scienza e tecnologia ("la scienza resta il modo migliore per conoscere il mondo, inoltre, a differenza della tecnologia, la conoscenza scientifica affidabile non e' carica di valori ne' morali ne' etici"). Ha suscitato interesse e anche polemiche l'intervento di John Harris, bioeticista britannico, secondo il quale "prendere parte alla ricerca scientifica e' un dovere morale che in taluni casi potrebbe anche essere reso obbligatorio attraverso forme di partecipazione obbligate dei cittadini, come nei casi di formazione di giurie ai processi penali". Al centro degli interventi anche il problema della formazione scientifica nelle scuole e nelle universita', quello della bioetica che avrebbe "incrementato le diffidenze verso la scienza", come ha sostenuto lo storico della medicina Gilberto Corbellini, la richiesta di adozione di uno statuto internazionale della ricerca.
La seconda giornata
Sono a rischio, a livello europeo, gli investimenti per la ricerca sulle cellule staminali embrionali, mentre continua ad essere ridotto "in modo allarmante" anche lo stanziamento Ue per tutto il settore Ricerca. L'allarme e' stato lanciato dall'eurodeputata Pia Locatelli durante il Congresso mondiale per la liberta' di ricerca scientifica. Attualmente, ha spiegato l'eurodeputata, "solo il 5% del bilancio dell'Unione e' utilizzato per la Ricerca, con un forte sbilanciamento rispetto ad altri settori di investimento come, ad esempio, l'agricoltura". E la situazione non sembra migliorera' con il VII Programma Quadro per la Ricerca, che diventera' operativo dal primo gennaio 2007: "La richiesta della Commissione e' stata per un finanziamento pari a 72 miliardi di euro, ma il Consiglio europeo ha ridotto il finanziamento a 48 miliardi di euro. E' chiaro che questo e' un problema che portera' a rimodulare necessariamente tutti i progetti". Fortemente a rischio anche la futura ricerca sulle cellule staminali e, in particolare, su quelle embrionali: "C'e' un dibattito molto acceso circa la possibilita' di finanziare la ricerca sulle cellule staminali embrionali nell'ambito del VII programma quadro. Adesso questo tipo di ricerca e' possibile, sia pure con alcuni limiti: il divieto di clonazione riproduttiva, il divieto di ricerca sulle staminali embrionali che implichi modifica del patrimonio genetico, e la limitazione all'utilizzo degli embrioni sovrannumerari". Inoltre, ha precisato, "non si possono finanziare progetti di quei paesi la cui legislazione non consente questo tipo di ricerca". Una parte del Parlamento europeo, ha detto Locatelli, "vuole mantenere questo quadro legislativo, ma c'e' un'altra parte che vuole invece impedire tout court la ricerca sulle staminali embrionali. I contrari sono soprattutto i rappresentanti di sei paesi, e cioe' Austria, Germania, Polonia, Italia, Slovenia e Malta". La ricerca sulle staminali in generale, ha quindi ricordato l'eurodeputata, "ha cominciato ad essere finanziata nel V programma quadro 1998-2002 con uno stanziamento complessivo di 90 mln di euro. Nel VI programma quadro 2002-2006 il finanziamento e' quasi quadruplicato, con circa 390 mln di euro. Ma ora tutto rischia di essere bloccato". Ma quel e' la situazione in Italia? Con la legge 40, ha rilevato Locatelli, "si impedisce di creare nuovi embrioni per fini di ricerca, dal momento che e' possibile fecondare solo tre ovuli che devono poi essere tutti obbligatoriamente impiantati in utero; tuttavia, nulla si dice degli embrioni gia' esistenti e che sono circa 30.000. Quindi, in teoria, la ricerca potrebbe essere possibile su tali embrioni". La battaglia, insomma, "sara' dura", e si prevede uno scontro acceso all'interno delle istituzioni Ue: "Numerosi europarlamentari, comunque, si batteranno perche' possa essere affermato il principio della liberta' di ricerca sulle staminali embrionali, perche' siamo assolutamente convinti che impedire questo tipo di ricerca significa privarsi degli strumenti che potranno aiutarci a costruire possibilita' di cura per centinaia di migliaia di persone". E proprio la situazione italiana resta la "piu' preoccupante: mentre il resto del mondo va avanti nella ricerca noi restiamo indietro, essendo gia' fanalino di coda per i finanziamenti, pari da noi all'1,14% del pil contro l'1.90% degli altri paesi Ue. Siamo insomma i piu' deboli tra i deboli".
Sulle pagine Internet del Congresso mondiale per la liberta' di ricerca sono disponibili gli audio-video di tutti gli interventi e la dichiarazione finale, insieme a tutta la documentazione e gli abstracts:
http://www.freedomofresearch.org/

Fonte: Aduc (07/03/2006)
Pubblicato in Biotecnologie
Tag: ricerca, liberta
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