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Alemanno: il mais Ogm rischia di arrivare in Italia


Intervista al ministro delle Politiche agricole

ROMA - «Ora è ancora più urgente varare la legge italiana. Abbiamo tempo fino alla prossima semina d’autunno. Se non provvederà il governo lo faranno i gruppi parlamentari». A lanciare l’allarme anti-contaminazione, nel giorno in cui la Gran Bretagna dà il via libera alla coltivazione di una varietà di mais transgenico, è il ministro delle Politiche agricole, Gianni Alemanno.
Questa decisione cambia l’orientamento europeo nei confronti degli organismi geneticamente modificati?
«In realtà la Gran Bretagna è sempre stata aperta verso gli Ogm. Del resto lì c’è una proprietà fondiaria più accorpata che da noi. Quindi possono gestire meglio il rapporto tra colture tradizionali e quelle geneticamente modificate, tentando di evitare la contaminazione».
Allora cosa la preoccupa della scelta inglese?
«Il problema è la clausola europea. Dopo un certo periodo che un prodotto viene autorizzato in un Paese scatta un automatismo per cui diventa commercializzabile anche nelle altre nazioni. Quel mais potrebbe arrivare anche da noi».
Le ricerche compiute dalla British medical association indicano come molto bassa la probabilità che gli Ogm possano causare effetti pericolosi alla salute.
«Il problema non è questo. Ma difendere le nostre coltivazioni tradizionali e in particolare difendere il diritto dei consumatori e dei produttori a scegliere.
Una scelta che sarebbe impedita se si provocasse una contaminazione diffusa tale da far sparire progressivamente le coltivazioni ogm-free».
Ma la normativa europea non lo impedisce?
«Bisogna distinguere tra campi diversi. L’Ue ha introdotto l’obbligo di una rigida procedura scientifica prima di commercializzare gli Ogm e quello di indicarne sempre la presenza nei prodotti alimentari con l’etichettatura. Ma nel campo squisitamente agricolo si è limitata a dare delle linee guida: delegando i paesi membri a legiferare per consentire la coesistenza tra filiere agricole Ogm e filiere agricole Ogm-free».
A che punto è la nostra legge?
«Da dicembre è all’esame della presidenza del Consiglio dei ministri».
Perché non è ancora stata varata?
«Per ora non c’era una grande urgenza, perché comunque le autorizzazioni dei singoli Paesi per vendere le sementi non sono state trasferite a registro auropeo. Quindi non sono autorizzate e disponibili nel nostro Paese sementi Ogm ».
Ma se il governo non fosse in grado di definire le nuove regole?
«Il governo in ogni caso dovrebbe determinare una linea perché così viene chiesto dall’Ue. Ma se non ci sbrighiamo probabilmente a prendere l’iniziativa sarà prima il Parlamento, dove esiste un forte intergruppo con parlamentari di tutti i partiti contrari agli Ogm».
La nuova normativa vieta l’avanzata degli Ogm?
«Non vieta nulla, ma mantiene una posizione di estrema prudenza perché, attraverso i pollini trasportati dal vento e attraverso gli insetti, è facile che un campo seminato Ogm contamini non solo i campi vicini, ma anche gli altri che sono in aree agricole omogenee. Questo è particolarmente grave per l’Italia che ha proprietà agricole molto piccole e frammentate».
Secondo il ministro inglese dell’Ambiente, però, la questione dell’impollinazione è ancora aperta.
«Infatti. Per questo nella legge che abbiamo predisposto si richiede un accertamento tecnico e scientifico preventivo sulla portata di questo fenomeno della contaminazione».
Undici regioni si sono dichiarate Ogm-free. Questo influirà?
«Il fatto che siano di centrodestra e di centrosinistra le regioni che vogliono tutto il loro territorio libero da Ogm dimostra quanto sia sensibile il nostro territorio al problema. Però le leggi regionali possono essere impugnate, a livello nazionale, e di fronte alla Corte di Giustizia, come è accaduto alla Carinzia. E’ per questo che serve una legge nazionale al più presto».

Fonte: Corriere della Sera (11/03/2004)
Pubblicato in Ecologia e Ambiente
Tag: mais, ogm
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