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Il conflitto nella partecipazione dell'industria nella ricerca

Analisi di bioinformatica sul genoma


Un terzo degli studi scientifici sostenuti da industrie farmacologiche vive un conflitto di interesse, e più del 90% ottiene risultati positivi

Una ricerca dell'università del Michigan, apparsa sul numero di giugno della rivista Cancer, dichiara che a causa del coinvolgimento delle aziende farmaceutiche sussiste un qualche tipo di conflitto di interesse in un terzo delle sperimentazioni di oncologia.
Sono state esaminate 1.534 pubblicazioni scientifiche, delle quali il 17 per cento dichiara un finanziamento da parte dell'industria e il 12 per cento la presenza di almeno un autore con qualche incarico presso imprese farmaceutiche. Questi studi hanno la tendenza a ottenere risultati più positivi rispetto alla media.
Silvio Garattini, direttore dell'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano, sottolinea che "E' da tempo che scienza indaga su se stessa e le conclusioni del gruppo di lavoro americano non sono una novità. Altri studi hanno evidenziato che le ricerche con un conflitto di interesse presentano dati più favorevoli".
Garattini spiega poi "Non c'è bisogno di grandi imbrogli, bastano piccole distorsioni, dire che un farmaco è molto meglio di un altro, anche se la differenza è lieve, oppure dire che un certo prodotto consente un notevole aumento della durata di vita, quando poi si va a vedere e magari si parla di un mese o poco più. Inoltre, spesso nella ricerca sponsorizzata si pubblicano solo gli studi con esiti favorevoli all'azienda e quelli con risultati negativi non escono neppure.
Così diventa molto difficile capire come vanno realmente le cose"
Riguardo la credibilità degli studi sponsorizzati da aziende farmaceutiche, Garattini spiega "Bisogna essere molto più critici nei confronti di questi studi e, al tempo stesso, cercare di potenziare la ricerca indipendente, come sta facendo adesso l'Aifa, l'Agenzia italiana del farmaco, con un programma apposito"
dal suo canto Umberto Veronesi commenta "Viviamo in un Paese in cui la percentuale del Pil dedicata alla ricerca scientifica - tutta le ricerca , non solo oncologica e non solo biomedica - non raggiunge neppure l'un per cento. Qui sta il cuore del problema, che da economico diventa anche culturale e sociale: manca cultura d'innovazione e manca capacità di attrarre menti e capitali. Ovvio che in questa situazione l'industria farmaceutica ha un ruolo imprescindibile, che non va demonizzato. Tuttavia l'eticità e la libertà della ricerca va difesa a tutto campo. Ci sono tanti modi per esercitare un'influenza , oltre agli studi. Per esempio le sponsorizzazioni dei medici per la partecipazione ai convegni, che sono comunque un sottile invito ad una scelta a favore di un farmaco o un prodotto, piuttosto che un altro. All'Istituto Europeo di Oncologia (del quale Veronesi è direttore scientifico, ndr) nessun medico può partecipare ad un incontro a spese di un'azienda, ma ogni viaggio è a carico dell'istituto che valuta e autorizza in base al valore scientifico".
Mentre Francesco Boccardo, oncologo e direttore del Dipartimento di oncologia, biologia e genetica dell'università di Genova e presidente dell'Associazione italiana di oncologia medica (AIOM) commenta: "Non c'è dubbio che le aziende giocano un ruolo fondamentale, poiché non ci sono istituzioni pubbliche che producono farmaci. Magari producono dei brevetti, ma poi non sono in grado di produrre il farmaco. Anche i centri che fanno ricerca indipendente hanno bisogno dei farmaci e li chiedono alle aziende produttrici" e a riguardo della credibilità della ricerca scientifica commenta "I sistemi di verifica ci sono. L'Italia è il Paese dei comitati etici, sono più di 250. Spetta a loro vigilare e chiedersi, per ogni fase della sperimentazione, "ma il paziente cosa ci guadagna?". Inoltre gli studi più importanti sono in genere multicentrici, coinvolgono cioè più istituti in vari Paesi. E più comitati etici. L'Italia però è anche il Paese che investe poco in ricerca e se avessimo più risorse potremmo forse svincolarci in parte, non certo dall'industria farmaceutica, perché sarebbe un controsenso, ma piuttosto dai suoi obiettivi".

Redazione MolecularLab.it (19/05/2009)
Pubblicato in Analisi e Commenti
Tag: industria, ricerca, conflitto, risultati scientifici
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