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No alla distruzione dei campi sperimentali italiani

Colza


Un appello al mondo scientifico per impedire la distruzione di campi sperimentali OGM

Si è recentemente fatta notizia della "scoperta", da parte della Fondazione dei Diritti Genetici, di campi OGM illegali nel Lazio con richiesta di immediata distruzione: la notizia è stata al solito presentata come difesa della legalità ed è stata pure affiancata dalla richiesta di poter studiare personalmente (attraverso finanziamenti pubblici!) queste piante (di altri) una volta distrutte, come a sottolineare, in modo quanto mai falso e ipocrita, che non si è contro la ricerca (se si è loro stessi a farla, si intende). La richiesta è stata purtroppo accolta dai Ministeri prevedendo quindi la distruzione a breve (cioè dal 12 giugno) dei campi sperimentali OGM.

Il tempo per agire è veramente poco, ma negli ultimi giorni, prima un gruppo americano, poi lo stesso istituto e quindi tutti gli altri, stanno portando avanti questo appello per difendere il frutto di lavoro di decenni che non può, non deve andare perso per sempre. Qui di seguito trovate i link dove poter firmare l'appello (nella speranza di avere una massima diffusione e che possa servire a qualcosa).

http://www.biofortified.org/site-map/dontdestroyresearch-italy/ …appello promosso da Biofortified

http://appelloperlaricerca.wordpress.com/2012/06/08/3/ …appello promosso dall'ANBI (dando la propria adesione nei commenti al post)

Ma cos'è successo realmente? Una buona ricerca è una lunga ricerca..

I campi sperimentali sono frutto di studi fin dal 1982 e sono stati avviati nel 1998 all'interno dell'Azienda didattico sperimentale dell'Università della Tuscia dal prof. Eddo Rugini. Per dieci anni i campi sono stati regolarmente autorizzati e nel 2009 era stata richiesta una proroga per portare avanti e ultimare gli studi rallentati anche dalla difficoltà, nota nell'ambito della ricerca, di reperire fondi. Tale richiesta è stata però rifiutata "per impossibilità di ottemperare alla normativa vigente in merito al confinamento dei campi transgenici".

Non è stata, dunque, una documentazione scientifica ad attestare qualche pericolo per la salute, per l'ambiente o altro; anzi i campi sono stati lì dieci anni senza destare il minimo problema e sarebbero, semmai, riprova di quanto colture OGM non siano poi così diversi da quelle "tradizionali".

Semmai è la legge vigente italiana, caso quasi unico, che vieta la sperimentazione in campo aperto (lo stesso Rugini afferma che tutti i protocolli di sperimentazione sono sempre stati rispettati e lo sono tuttora).

Successivamente il ricercatore ha spiegato che "l'Università ha chiesto di riconsiderare l'intera materia, al fine di adottare un provvedimento favorevole alla prosecuzione delle sperimentazioni" sia per poter continuare un'attività di ricerca che è fonte di conoscenza e innovazione, sia per evitare un notevole spreco di denaro pubblico.
Richiesta a cui non sono succedute risposte di alcun tipo fino al recente "avvistamento".
Che piante? quali contaminazioni?
"I ciliegi che avete visto in fiore – prosegue il ricercatore – non hanno necessità di essere coperti, perché non sono transgenici. Accanto a questi, i ciliegi transgenici (che sono portinnesti), prima di essere stati sottoposti a manipolazione genetica erano completamente sterili (cioè non producevano nemmeno un granulo di polline perché triploidi) e tali sono rimasti allorché divenuti transgenici, per cui non c'è alcuna possibilità di diffusione di polline e quindi non necessitano di protezione".

"Gli olivi (transgenici per la riduzione della mole dell'albero e quelli modificati per aumentare la resistenza a malattie fungine) non hanno prodotto finora alcun fiore e purtroppo nemmeno quest'anno fioriranno, a causa di un ringiovanimento delle piante subito durante la permanenza in vitro, sebbene derivate da materiale maturo di una varietà di pregio".

"Le uniche piante che fioriscono e che producono polline sono quelle appartenenti all'actinidia maschio, alle quali annualmente vengono eliminati i fiori prima della loro schiusura (per la stagione in corso abbiamo finito pochi giorni fa il lavoro di eliminazione e sterilizzati in autoclave). Le piante femmina (trangeniche per riduzione vigoria e transgeniche per resistenza a malattie) non producono polline e vengono impollinate artificialmente con polline di piante controllo per far produrre frutti da sottoporre a test in laboratorio, per verificarne la resistenza all'attacco dei funghi durante la conservazione, e successivamente distrutti, come da protocollo".
da distruttori della ricerca a paladini della stessa..

Fabrizio Fabbri, direttore della FdG, ha avanzato, assieme alla richiesta di distruzione dei campi sperimentali la possibilità di effettuare una raccolta sul campo di "informazioni utili per capire le interazioni tra gli Ogm e l'ambiente esterno". Queste affermazioni, seppur apparentemente sensate, paiono più che altro un modo per trasformare quello che sarebbe un evento drammatico per la ricerca in un atto quasi dovuto e coraggioso per una "scienza condivisa e partecipata". Una mossa vincente senza dubbio, ma che non fa che peggiorare la situazione italiana e a cui Rugini ha risposto così:
"L'idea del direttore della Fondazione Diritti Genetici, dott. Fabbri, di analizzare le piante da morte, è del tutto priva di senso. Senso avrebbe, invece, profittare della presenza, poliennale, del campo, per verificare de facto quali e quanti siano gli effetti sull'ambiente circostante. Abolire il campo significa non consentire verifiche di compatibilità ambientale, importantissime e chiarificatrici, e forse è proprio questo l'obiettivo: non consentire di dimostrare alcunché e continuare al mantenimento di un status quo tanto prepotente quanto oscurantista".

Ci auguriamo che quanto successo qualche settimana fa in Inghilterra possa ripetersi anche qui in Italia: sarebbe l'inizio di una rinascita di civiltà, oltre che manifestazione pratica, e non solo a parole (come spesso va di moda fare), dell'importanza della ricerca, che è quanto più serve a questo paese e alla quale, seppur presente ed eccellente, non viene data la giusta riconoscenza.

In mancanza di questo, la ricerca italiana ancora una volta soccomberà (così come le innovazioni di cui l'Italia potrebbe beneficiare) e saremo costretta a "comprare" le stesse tecnologie da altri, magari da italiani migrati all'estero, pagandole di più perchè magari prodotte dalle multinazionali e non dalla ricerca pubblica come sarebbe stato possibile qui. Dopodiché arriverà l'ennesimo annuncio del fronte antiOGM ad affermare che gli OGM sono solo in mano alle multinazionali americane e che quindi sono da contrastare con ogni mezzo... Nulla di nuovo, purtroppo.

Federico Baglioni
http://fedebiotech.wordpress.com/

Approfondimenti: Appello Biofortified Appello ANBI

Redazione MolecularLab.it (12/06/2012)
Pubblicato in Biotecnologie
Tag: ogm, colture ogm
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