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Anticorpi monoclonali contro la leucemia

Cellule leucemiche


Nel 20 per cento dei pazienti con linfoma non-Hodgkin si hanno recidive: principali imputati sono le cellule staminali tumorali

"Una sorta di 'super cellule' con la doppia funzione di riconoscere e uccidere le cellule tumorali. Si tratta di anticorpi monoclonali che creano una sorta di 'ponte' tra cellule tumorali, in particolare le cellule della leucemia linfoblastica acuta, e i linfociti T che le distruggono. Una sorta di 'bacio letale' capace di sconfiggere il tumore. Siamo confortati dai primi risultati positivi".
A parlarne Franco Locatelli, direttore del reparto di Oncologia all'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, al convegno 'Nuove frontiere nelle terapie cellulari e molecolari', organizzato dall'Istituto Giannina Gaslini di Genova e promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini.
"Recentemente sulla rivista 'New England Journal of Medicine' - prosegue l'esperto - sono stati riportati i casi di due bambini con leucemia linfoblastica acuta in cui si è ottenuta una remissione, e in uno dei due probabilmente una guarigione definitiva".
Riconoscere e colpire le staminali leucemiche, sradicare e distruggere le cellule che danno origine e alimentano il tumore è l'obiettivo principale delle moderne terapie.
A oggi circa l'80% dei pazienti adulti e pediatrici con linfoma non-Hodgkin o leucemia linfoblastica acuta ottengono la remissione completa della malattia con i trattamenti abituali.
Nel restante 20% la malattia riappare, per cui devono essere trattati con alte dosi di chemioterapia e trapianto di cellule staminali del paziente stesso.
E nella metà di essi la malattia ritorna, con alto rischio di mortalità, soprattutto se le recidive si presentano entro 6 mesi dal trapianto.
Principali imputati della rigenerazione della malattia sono le cellule staminali tumorali.
"Le staminali del cancro danno origine a tutte le cellule tumorali, quindi se riusciamo a eliminare la fonte di tutte le cellule riusciamo a eliminare il tumore" commenta Lorenzo Moretta, direttore scientifico dell'Istituto Gaslini di Genova e presidente del convegno.

"Per questo le ricerche sono focalizzate sull'identificazione e l'eliminazione di queste cellule". "Molto spesso i farmaci a disposizione eliminano le cellule derivate dalle staminali leucemiche, ma non queste ultime - afferma Francesco Frassoni, direttore del Laboratorio Cellule staminali e terapie cellulari del Gaslini.
"E' per questo motivo che il tumore può ripresentarsi. Per sconfiggerlo abbiamo iniziato a manipolare il sistema immunitario, ingegnerizzando le sue cellule per renderle più attive contro le cellule tumorali".

Gli studi sono decisamente impegnativi e richiedono sforzi non indifferenti.
Il Gaslini dal 2012 ha aperto una nuova 'Cell factory' cioè 'fabbrica di cellule', per lo studio delle staminali e per l'allestimento delle terapie cellulari.
Sono strutture che necessitano di importanti investimenti sia in capitale umano competente sia in finanziamenti adeguati, ma alcune terapie sono in sperimentazione anche al Gaslini e rappresentano una risorsa molto importante per tutti quei pazienti in cui le terapie standard hanno fallito.
I ricercatori di tutto il mondo stanno sviluppando un nuovo gruppo di agenti in grado di potenziare l'attività immunologica contro i tumori.
Queste sostanze, denominate BiTE (bi-specific T-cell engagers) in grado di legarsi contemporaneamente a due diversi tipi di antigene, un citotossico cellulare (usando un recettore come il CD3) e l'obiettivo terapeutico: le cellule tumorali da distruggere.
Una sostanza, blinatumomab, agisce contro il linfoma non-Hodgkin e contro la leucemia linfoblastica acuta.
Gli studi dimostrano che blinatumomab, legandosi alle cellule T, riesce a localizzare ed eradicare le cellule tumorali nel midollo spinale, riuscendo, in alcuni bambini, a determinare la completa remissione del tumore.
Un'altra sostanza denominata brentuximab vedotin, recentemente approvata dalla Fda per il trattamento degli adulti con linfoma non-Hodgkin recidivo o refrattario e contro la leucemia linfoblastica acuta, si è dimostrata efficace anche nei bambini, determinando una completa remissione della malattia nel 67% dei piccoli trattati e una stabilizzazione della malattia nei rimanenti.
In attesa che questi nuovi farmaci siano disponibili, gli esperti lavorano anche su nuove tecniche per migliorare i trapianti di midollo, e anche in questo caso le protagoniste sono le cellule staminali, stavolta in positivo.
"In pazienti con leucemie ad alto rischio - evidenzia Moretta - l'unico modo per ottenere la guarigione è con il trapianto di midollo.
Il donatore deve essere compatibile, e riusciamo a trovarne uno in circa il 60% dei casi.
Per il restante 40% oggi è possibile utilizzare il trapianto aploidentico, grazie al quale il 70% dei bambini riesce a guarire da leucemie altrimenti mortali".

La ricerca, naturalmente, guarda anche ad altre forme tumorali.
Al Gaslini sono in corso studi per identificare le cellule staminali del melanoma e utilizzare cellule natural killer per eliminare sia le cellule del tumore sia le cellule staminali tumorali.
"Altre ricerche riguardano il neuroblastoma, il tumore solido più frequente nell'età pediatrica, che nelle forme metastatiche è ancora letale in più del 50% dei casi - prosegue Locatelli - e anche qui ci sono studi che dimostrano come è possibile ingegnerizzare i linfocii con un recettore chimerico per una molecola espressa sulle cellule di neuroblastoma, legarle ed eliminarle grazie alle cellule killer.

Fonte: Aduc (30/05/2013)
Pubblicato in Cancro & tumori
Tag: leucemia linfoblastica, neuroblastoma, blinatumomab, brentuximab, leucemia
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