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Molecola del sangue ritarda rigetto cronico


Linterleuchina 10, immunosoppressore e anti-infiammatorio, tiene in vita e sani i vasi

Una semplice molecola puo' ritardare per un lungo periodo il rigetto cronico di organi trapiantati, il problema principale oggi nella medicina dei trapianti d'organo. Secondo studi su animali compiuti alle Universita' dell'Alabama a Birmingham (UAB) e Florida (UF) e' infatti l'interleuchina 10 che, agendo da immunosoppressore, anti-infiammatorio, tiene in vita e sani i vasi che irrorano l'organo trapiantato e che, dopo un po' di anni dall'operazione, tendono a deteriorarsi con conseguenti danni all'organo stesso.
Una sola iniezione del gene della molecola, e' riferito sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS), ritarda per anni questo deterioramento vascolare e quindi mantiene vitale e funzionante l'organo molto piu' a lungo di quanto e' oggi possibile. Adesso il team di ricercatori, coordinato da Anupam Agarwal, sta testando la terapia su primati non umani che hanno ricevuto un trapianto di rene: Se la terapia andasse a buon fine, ha detto Agarwal, si potrebbero tentare delle sperimentazioni cliniche.
Il trapianto d'organo e' una pratica chirurgica piuttosto delicata in quanto, anche trovando un organo geneticamente compatibile, il paziente che lo riceve deve essere trattato con immunosoppressori per evitare il rischio di rigetto, rischio che esiste sempre, a meno che l'organo non arrivi da un fratello gemello geneticamente identico al ricevente.
In piu', oltre a scongiurare il rigetto acuto, bisogna fare i conti con il rigetto cronico che si verifica lentamente col tempo. L'organo, cioe', tende a deteriorarsi col tempo perche', per esempio, i vasi che lo irrorano vengono danneggiati e non riescono piu' a soddisfarne il fabbisogno di ossigeno e altre sostanze vitali, condizione che prende il nome di rigetto vascolare cronico.
Gli esperti hanno dimostrato sui topolini con un rene trapiantato che questa complicanza si puo' evitare. Gli scienziati, infatti, hanno iniettato il gene per l'interleuchina 10 tramite un virus 'navetta' (un vettore) nei muscoli degli animali e questo gene ha cominciato a produrre interleuchina 10 che e' affluita nel sangue degli animali mantenendo i vasi sanguigni in salute. Questo ha consentito al rene trapiantato di resistere piu' a lungo.
L'interleuchina 10, quindi, potrebbe diventare la prima terapia anti-rigetto a lunga durata e senza gli effetti collaterali tipici degli immunosoppressori oggi in uso, hanno concluso gli esperti.

Fonte: Ansa (05/05/2005)
Pubblicato in Biochimica e Biologia Cellulare
Tag: interleuchina, rigetto
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