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Ma il transgenico non è solo male


DA UN paio di giorni la città in cui sono nato e vivo è stata dichiarata comune antitransgenico. Un senso di malessere, per chi, lavorando nella scienza, si è fatto una idea diversa. Anti significa

DA UN paio di giorni la città in cui sono nato e vivo è stata dichiarata 'comune antitransgenico'. Un senso di malessere, per chi, lavorando nella scienza, si è fatto una idea diversa. Anti significa - grosso modo - contro, ossia si è scelta una posizione definita, radicale. Che, sempre riferendosi alla scienza, non trova riscontri nelle posizioni prese da numerose (e credibili) accademie dopo studi e riflessioni. I vegetali ibridi sono noti da sempre, e derivano da manipolazioni empiriche. Una significativa frazione del grano che è alla base della pasta deriva da una mescolanza genetica di un grano desertico ed un grano 'normale'. Da poco, la scienza ha capito come dirigere questi processi, e si vanno prima sperimentando, e poi immettendo sul mercato, piante che presentano una serie di vantaggi su quelle tradizionali. Con un punto, non irrilevante, in più: questi nuovi vegetali sono sottoposti ai moderni controlli, anche a causa dell'attenzione che l'opinione pubblica dedica a questo settore.
Controlli che i cibi tradizionali in genere non subiscono, malgrado esista ampia letteratura, e casistica, sulla tossicità dei cibi genuini: vedasi il volume 'Toxicity of pure foods' (Tossicità dei cibi puri) della collana CRC. In altre parole, ibridi 'casuali' vengono accettati, mentre viene guardato con grande sospetto il vegetale proveniente da esperienze e conoscenze scientifiche. Così facendo, si scoraggiano le attività su questo tipo di organismi, che pure costituiscono una speranza concreta per alleviare il problema della fame. Per esemplificare, un riso trasformato per ottenere la presenza di proteine potrebbe costituire un cibo completo sotto il profilo nutrizionale e conveniente sotto il profilo economico. Non solo, ma si sta raggiungendo la capacità di mettere a punto piante che resistono alle variazioni climatiche, alle malattie ed ai parassiti, coltivazioni che utilizzano meno acqua, che richiedono pochi trattamenti chimici e sono più nutrienti per unità di prodotto.
La contrapposizione cui assistiamo ha anche un importante aspetto economico. Da un lato, le coltivazioni tradizionali, dall'altro le coltivazioni transgeniche. Se è vero, come è vero, che Roma è al centro della più vasta area agricola di Italia, l'economia locale è fortemente coinvolta, e potrebbe risentire negativamente da una eventuale, e a mio avviso tutt'altro che improbabile, affermazione commerciale a livello mondiale degli OGM. Ci troveremmo infatti meno preparati di altri ad affrontare una massiccia presenza sui mercati di nuove piante, migliori come qualità nutritive e più economiche. Stiamo rimanendo indietro nello sviluppo di un settore per il quale avremmo tutte le competenze necessarie, col rischio non trascurabile di diventare importatori anche in questo campo.

Fonte: Il Messaggero (27/10/2004)
Pubblicato in Analisi e Commenti
Tag: transgenico, ogm
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