La malattia di Alzheimer | Errori? | Recensione | Vota | Punteggio medio: - | | Descrizione: La malattia di Alzheimer diventa clinicamente evidente tra i 50 e i 65 anni, con perdita generale delle funzioni intellettive piu' elevate e labilita' emotiva,senza deficit neurologici focali; progredisce poi per cinque anni modo caratteristico, fino ad una demenza di grado elevato e alla morte, spesso associata a disidratazione o infezione dell'albero respiratorio.
La TAC mostra una marcata atrofia cerebrale.Vi e' una certa tendenza dei casi a comparire nella stessa famiglia sebbene molti siano sporadici.
Occasionalmente, in alcuni pazienti si possono rilevare sintomi locali come afasia, agnosia, aprassia oppure possono essere preminenti crisi convulsive.
All'esame macroscopico si possono osservare atrofia corticale di solito piu' pronunciata nelle regioni frontali, parietali ed occipitali.
Le superfici di sezione dell'encefalo mostrano una dilatazione compensatoria dei ventricoli, secondaria a perdita di tessuto nervoso in idrocefalo ex vacuo.
Glia spetti istologici piu' importanti della malattia di Alzheimer sono gli ammassi neurofibrillari, le placche senili, la degenerazione granulo-vacuolare i corpi di Hirano.
Le placche sensibili sono strutture focali extracellulari presenti quasi esclusivamente nella corteccia cerebrale, costituite da terminali assonici presinaptici.
Alla periferia delle placche si osservano spesso cellule microgliali e talvolta astrociti.
La degenerazione granulovascolare è caratterizzata da piccolo vacuoli intraneuronali citoplasmatici chiari che contengono un granulo argirofilo . I costituenti di questo granulo sono sconosciuti..
Per i corpi di Hirano che si osservano nei dendriti prossimali si formano inclusioni eosinofile di aspetto vitreo.
Tutte queste strutture si possono osservare in pazienti che non hanno alcuna malattia , ed è il loro numero e la loro distribuzione piuttosto che la loro pura presenza che permette la diagnosi di malattia di Alzheimer .
Il difetto di base della malattia di Alzheimer non è conosciuto. Il numero degli ammassi neurofibrillari e delle placche senili puo' essere grossolanamente correlato col grado di demenza, ma sono oscuri i meccanismi che portano alla formazione di queste strutture.
Recenti dati biologici hanno concentrato l'interesse sulla distribuzione degli ammassi e delle placche .
Le anomalie biochimiche più importanti sono la riduzione dell'acetilcolina e degli enzimi associati, quali l'acetilcolintransferasi e l'acetilcolinesterasi nella corteccia cerebrale, nell'amigdala e nell'ippocampo.
I recettori muscarinici corticali per acetilcolina, rimangono infatti, suggerendo che il difetto è nell'imput colinergico alle aree colpite . Ciò ha portato ad un approfondimento dello studio del nucleo basale di Meynert che fornisce le principali afferenze colinergiche alla corteccia. In tale nucleo, nella forma di questa malattia, vi è una marcata riduzione dei neuroni e in quei residui si possono osservare ammassi neutrofibrillari e degenerazione granulovascolari.
Successivamente altre ricerche hanno dimostrato alterazioni simili in alcuni nuclei basali quali il nucleo della banda diagonale di Broca e quelli settali mediali, che forniscono afferenze colinergiche alla corteccia e all'ippocampo.
Nella corteccia, gli assoni dilatati delle placche senili mostrano abbondanti quantità di colinesterasi ma tale sostanza diminuisce man mano che la placca matura e compare il nucleo centrale di amiloide.
Un altro dato biochimico costantedella malattia di Alzheimer ò una diminuzione nel contenuto corticale di somatostatina, ma per questo dato non vi è spiegazione. | | http:// | Data Inserimento: 17/08/2011 | Visite: 28758 |
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Le malattie reumatiche | Errori? | Recensione | Vota | Punteggio medio: - | | Descrizione: Sito informativo sulle patologie reumatiche.
Si cerca di informare gli utenti sul punto della ricerca e sulle nuove cure come le Terapie Biologiche di nuova adozione per la cura di molte patologie reumatiche. | | http://www.reumatici.it | Data Inserimento: 29/03/2006 | Visite: 28757 |
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Prof. Duilio Siravo: la simulazione della applicazione delle lenti a contatto | Errori? | Recensione | Vota | Punteggio medio: - | | Descrizione: Prof. Duilio Siravo: la simulazione della applicazione delle lenti a contatto
Pubblicato il luglio 19th, 2010 da Giovanna Manna
Il rapido sviluppo tecnologico degli ultimi anni ha cambiato radicalmente l’approccio alla contattologia.
La possibilità di acquisire immagini, di simulare patterns fluoriscinici e simulare la visione ha consentito di realizzare lenti a contatto sempre più sofisticate e personalizzate al fine di ottimizzare, non solo i vizi visivi più semplici, ma anche i difetti più impegnativi sia dal punto di vista morfologico che rifrattivo.
Il mercato oggi si sta spostando su due fronti ben diversi: da un lato assistiamo alla diffusione di lenti a ricambio frequente, realizzate per essere più o meno adatte a tutti ed appropriate a risolvere i casi più semplici, dove non è richiesta una particolare capacità applicativa; dall’altra assistiamo all’evoluzione di una contattologia avanzata, dove le lenti corneali sono destinate a risolvere tutti quei casi particolari e complessi, come difetti rifrattivi elevati, cheratocono, afachia, esiti di ferite e di chirurgia corneale.
Per questo settore della contattologia è richiesto un maggior grado di specializzazione da parte dell’operatore, in modo da poter gestire al meglio le potenzialità delle nuove tecnologie, che da sole, però , non possono sostituirsi all’abilità di un applicatore esperto.
Gli obiettivi fondamentali da raggiungere quando si applica una lente a contatto sono: la buona visione, il rispetto delle strutture oculari, la stabilità della lente e non ultimo il comfort del paziente.
Oltre trent’anni di pratica ha condotto ha una evoluzione delle filosofie applicative, dei materiali e soprattutto negli ultimi anni, delle geometrie. I moderni torni a controllo numerico permettono di costruire lenti a contatto con moltissime possibilità geometriche, mentre strumenti di misura sempre più sofisticati consentono di studiare nei dettagli la topografia corneale di ogni singolo individuo e simulare una applicazione.
I software di gestione che simulano il comportamento di una lente nota possono essere ampliati introducendo parametri nuovi che vengono rielaborati creando una lente completamente personalizzata, consentendo di effettuare applicazioni “virtuali” riducendo il numero di prove e soprattutto migliorando la qualità dell’ applicazione nei casi complessi non risolvibili con altre tecniche.
Nelle geometrie delle lenti RGP (rigide gas permeabili) tradizionali la curvatura e il diametro della zona ottica determinano le zone di appoggio e di sollevamento della lente sulla cornea.
Lo spazio che si forma tra la superficie posteriore della lente e quella anteriore della cornea si riempe di lacrime e la distanza fra superficie posteriore della lente e superficie anteriore della cornea può essere rappresentata dal profilo dello spessore del film lacrimale sotto la lente.
Questo spessore viene definito clearance ed è espresso in micron.
La valutazione della clearance viene fatta in modo qualitativo instillando fluoresceina e illuminando la lente con lampada di Wood o lampada a fessura con filtro blu cobalto. Questo metodo permette, ad un occhio esperto di apprezzare con sufficiente precisione la qualità dell’applicazione e del ricambio lacrimale.
L’uso dei topografi corneali e i sofisticati software di simulazione del pattern floresceinico, hanno migliorato la conoscenza morfologica della cornea da una parte , mentre dall’altra hanno permesso di trarre il massimo vantaggio dalle informazioni acquisite dalla mappa stessa per disegnare ed ottimizzare la geometria delle lenti tenendo conto non solo della curvatura corneale centrale ma anche della forma totale della cornea.
Prima dell’uscita dei topografi di ultima generazione, che consentono di misurare in modo preciso le curvature istantanee e altimetriche della cornea su tutta l’area coperta dalla lac, il solo metodo per calcolare la clearance e l’applicazione (fitting) era quello di appoggiarsi ad un modello matematico e derivarne le conseguenti altezze sagittali.
Il modello più avvalorato è stato quello di un profilo corneale ellittico i cui raggi di curvatura e il valore di eccentricità venivano ricavati da un autocheratometro, fotocheratoscopio, o un oftalmometro a letture periferiche.
Dedotti poi i valori, e se si avvicinavano il profilo corneale ad una conica, si potevano ottenere, mediante programmi di calcolo, i dati di tutti i parametri della lente necessari per ottenere la clearance desiderata. Questo tipo di modello, pur essendo un’evoluzione rispetto a quello sferico, è risultato essere troppo approssimativo.
I topografi più moderni permettono misure più dettagliate e in molti casi permettono simulazioni fluoroscopiche di buona precisione. Con i programmi a disposizione la scelta della lente può essere fatta in tre modi differenti e conseguentemente valutare l’applicazione e la clearance tramite applicazione virtuale.
• Si può selezionare una lente da un data base di lenti predefinite che includono tutti i prodotti standard dei diversi costruttori. La preferenza poi può essere fatta manualmente o tramite moduli autofit. Il vantaggio è quello di utilizzare lenti di produzione standard, lo svantaggio è di essere limitati dai modelli e geometrie scelte dal costruttore.
• Si può scegliere una geometria predefinita e personalizzare tutti i parametri della lente per raggiungere tutti i valori di clearance che si desiderano. Con questo metodo l’applicatore decide tutte le specifiche della lente da applicare in quanto questa può essere personalizzata in tutti i suoi parametri
• Si può creare un profilo polinomiale che soddisfi determinati livelli di clearance per costruire una lente del tutto personalizzata. In questo caso si ha la possibilità di costruire delle lenti con geometrie molto sofisticate, ma a volte difficilmente riproducibili.
Mediante la simulazione di applicazione si cerca la geometria ideale e una volta scelta la lente uno specifico software di gestione provvede a tradurre il progetto in linguaggio informatico ed a renderlo eseguibile da un macchinario.
Queste lenti così costruite oltre ad ricalcare esattamente l’elaborazione eseguita virtualmente vengono, in alcuni software, anche automaticamente corrette per ridurre le aberrazioni superiori indotte dalla faccia interna della lac, creando così un’ottica ad alta definizione in grado aumentare le potenzialità della funzione visiva.
Tuttavia rispetto alla lente teorica è probabile che siano necessari degli aggiustamenti poiché alcune variabili come, la tensione palpebrale, il rapporto della superficie anteriore della lente con la palpebra, il film lacrimale, le forze di frizione e di capillarità ed il peso della lente, possono condizionare il comportamento della lente sull’occhio e queste non possono essere simulate.
Ormai numerose ditte produttrici sono orientate verso un metodo di link informatico che unisca i dati topografici ad un progetto di lente personalizzata al fine anche di ridurre le aberrazioni ottiche.
Ad esempio le lenti personalizzate Wave (Eye Quip) hanno una superficie e anteriore e posteriore modificata ed adattata e correggono anche le aberrazioni corneali. Vengono progettate con il topografo Keratron (Optikon). Esse possono essere morbide o rigide con o senza prisma di stabilizzazione e sono disponibili con disegni sferici, torici, multifocali o destinate all’ortocheratologia .
Altre lenti di progettazione custom-made con link detto a “ calco” sono prodotte dalla Eikon che utilizza due topografi, Keratron Scout ( Optikon 2000) e Eye Top (CSO).
La procedura di esecuzione, con ambedue i topografi, è semplice. Dopo aver processato l’immagine cheratoscopica e pulita da imperfezioni ed errori, applichiamo il software.
Esistono dei set di prova virtuali disponibili, ma nell’eventualità in cui l’applicatore abbia la necessità di inserire delle modifiche il default è modulabile.
Visualizziamo quindi l’applicazione “virtuale” con simulazione fluoresceinica e cerchiamo l’appoggio migliore per il caso.
Possiamo variare, se vi è la necessità, istantaneamente tutti i parametri: diametro totale e parziale, la zona ottica, la tipologia del bordo e possiamo agire direttamente anche sulla asfericità interna della lente.
Da ricordare che la superficie interna asferica di una lente induce delle aberrazioni, ma il sistema prevede il calcolo automatico della correzione dell’aberrazione. Definita poi la lente più appropriata, i dati ottenuti vengono raccolti in un file ed inviati al costruttore per realizzare la lente eseguita virtualmente dall’applicatore.
Fino ad ora abbiamo visto come possiamo conoscere bene la morfologia della cornea grazie al topografo e come possiamo progettare lenti a contatto personalizzate la cui geometria è strettamente connessa con la cornea ottimizzando l’appoggio mediante la simulazione fluorescinica.
Altro argomento da non sottovalutare, e che è possibile simulare, è l’aberrazione indotta dalle lenti a contatto.
La modificazione delle aberrazioni ottiche dell’occhio è stato discusso per lungo tempo sia nella pratica corrente sia nella contattologia.
E’ ben noto come la qualità della visione è nettamente influenzata dal grado di aberrazioni ottiche di ordine superiore, in particolare in quei pazienti con cornee patologiche (cheratocono, post chirurgia corneale ecc.).
Numerosi studi hanno valutato l’impatto dell’uso delle lenti a contatto sulle aberrazioni ottiche.
Nel 2003 De Brabander ha evidenziato come l’uso delle lenti personalizzate potessero diminuire gli effetti delle aberrazioni ottiche e migliorare la qualità della visione, in particolare sulle cornee patologiche.
Le lenti a contatto, sferiche, asferiche, progressive o a fuochi multipli, producono aberrazioni di ordine superiore che si aggiungono a quelle dell’occhio; ma si è visto come le lenti con geometrie estremamente sofisticate possono minimizzare le aberrazioni o, al contrario, massimizzare il loro effetto di pseudoaccomodazione.
Oggi è possibile misurare e prevenire gli effetti delle aberrazioni ottiche delle lenti a contatto tramite un simulatore della visione Optique Adaptative Crx 1 (Imagine Eyes).
Il meccanismo dell’ Optique Adaptative è stato inventato da alcuni astrofisici per migliorare la qualità delle immagini dei telescopi terrestri, al fine di correggere le distorsioni indotte dalle turbolenze atmosferiche.
Questa tecnica, applicata all’oftalmologia, ci consente di correggere le aberrazioni oculari con una precisione sufficiente per fornire delle immagini in vivo della retina a una scala cellulare.
In ambedue le applicazioni, astrofisica e oftalmologia, il metodo di studio consiste nel deformare uno specchio riflettore al fine di ottimizzare la qualità d’immagine e correggere le differenti aberrazioni ottiche. Per cui i componenti chiave sono degli specchi deformabili che poi vengono rettificati e controllati da degli analizzatori di superficie d’onda.
Il simulatore della visione Crx 1 (Imagine Eyes) utilizza i risultati visivi per introdurre delle aberrazione nell’occhio, provvisoriamente e in maniera puramente ottica, testando acuità visiva, sensibilità al contrasto ecc. a diverse distanze di visione. Inoltre durante il test lo strumento permette di regolare il diametro della pupilla e il centraggio della correzione.
E’stato concepito come un aberrometro al quale sono stati aggiunti due componenti: una specchio deformabile capace di correggere le aberrazioni oculari e aggiungere delle aberrazioni create dall’applicatore, e uno schermo informatico in miniatura che, attraverso lo specchio deformabile, stimola la visione del paziente ad una determinata distanza regolata dall’operatore.
Ciò ci permette di misurare i risultati visivi derivanti da applicazioni di lenti a contatto con differenti geometrie. I risultati così ottenuti possono essere utili per ottimizzare le geometrie delle lenti asferiche e/o progressive.
Questo strumento potrebbe un giorno semplificare i processi di prescrizione, poiché permette di pre-testare rapidamente la visione di ogni paziente, inoltre potendo valutare le eventuali aberrazioni prodotte da un determinato tipo di lente e potendo modificare i parametri delle lenti personalizzandole, si può progettare una lente che soddisfi al meglio anche le esigenze visive.
Dunque l’obiettivo della contattologia moderna personalizzata è quello di realizzare una lente adatta morfologicamente alla cornea, ottimizzando l’applicazione per ogni singolo paziente, studiando accuratamente la topografia corneale e effettuando simulazioni fluoroscopiche ; inoltre la correzione delle aberrazioni ottiche prodotte dalle lenti a contatto possono migliorare la funzione visiva, per cui la nuova tecnologia, che ci permette di simulare il risultato di una progettazione, rappresenta un ulteriore vantaggio nella scelta della strategia da intraprendere nell’applicazione delle lenti a contatto soprattutto nei casi più complessi.
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a cura del Prof. Duilio Siravo
Presidente Accademia Italiana di Oftalmologia Legale
Tag:chirurgia corneale, contattologia medica, difetti rifrattivi, lenti a contatto, lenti corneali, lenti RGP, occhi, Oculistica, topografi corneali, vistaInformazione Delicious Stumble digg Google Bookmarks Articoli Correlati
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Oculistica: vi presentiamo il nostro esperto, il Prof. Duilio Siravo | Errori? | Recensione | Vota | Punteggio medio: - | | Descrizione:
Benessere – Guidone.itHome Estetica Medicina Salute Psicologia Fitoterapia Forma fisica Notizie Video Oculistica: vi presentiamo il nostro esperto, il Prof. Duilio Siravo
Pubblicato il giugno 28th, 2010 da Giovanna Manna
Laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Pisa nel 1983 con 110 e Lode e dignità di pubblicazione della tesi di laurea già di pertinenza oculistica sul senso stereoscopico negli afachici.
Specializzato in Oculistica presso l’Università degli Studi di Pisa nel 1987 con 70 e lode e dignità di pubblicazione della tesi di specializzazione su un progetto sperimentale di produzione di un sistema esperto di acquisizione di immagini del fondo oculare (EIES=Espert Intra Eye System) effettuato in collaborazione del C.N.R. di Pisa e nella fattispecie presso l’Istituto Elaborazione delle Immagini (I.E.I.) con il quale ha avuto una fattiva collaborazione di anni, distaccato come ricercatore dalla Clinica Oculistica dell’Università degli Studi di Pisa allora diretta dal Prof. Alberto Maria Wirth.
Assistente universitario volontario (dal 1983 al 1990), ha espletato per anni funzioni di ricercatore e di docenza (presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia e la Scuola di Specializzazione di Oculistica, degli Infermieri e dei Fisioterapisti) per incarico del Prof. AlbertoMaria Wirth.
Dal 1983 al 1996 ha avuto compiti di ricerca presso numerose Società Farmaceutiche specializzate in Oculistica per le quali ha sperimentato diversi farmaci con la produzione di innumerevoli pubblicazioni scientifiche anche in prestigiose riviste internazionali.
Per tali Società ha espletato conferenze, corsi di docenza presso i centri di ricerca e scientifici e per i dipendenti in tutta Italia ed all’estero (Brasile,Portogallo etc.etc.).
Ha partecipato ad innumerevoli Congressi Nazionali ed Internazionali di Oculistica come relatore ed organizzatore.
Autore di numerose pubblicazioni scientifiche e di una monografia.
Accademico ed Accademico Emerito dell’Accademia delle Scienze di Mosca.
- Professore a contratto docente Medicina Legale Oftalmologia Legale
- Scuola di Specializzazione In Oftalmologia Seconda Università Degli Studi di Napoli.
- Docente Oftalmologia-Oftalmologia Legale
- Degenerazioni Retiniche, Emergenze Oftalmologiche: Aspetti clinici e terapeutici Glaucoma, Ipovisione: Aspetti clinici e terapeutici, Università Degli Studi Di Bologna.
- Alma Mater Studiorum International Summer School.
- E’ Preferred Provider in Ophthalmology U.S. Army Health Clinic Camp Darby Livorno (TRICARE EUROPE PREFERRED PROVIDER NETWORK-PPN.).
- Responsabile dal 1988 al 2000 del Servizio di Oculistica, del Servizio Controllo Medico del C.A.M.E.N.(CENTRO APPLICAZIONI MILITARE ENERGIA NUCLEARE)(OFTALMOLOGIA LEGALE) di San Piero A Grado -Pisa (Poi diventato C.R.E.S.A.M ed attualmente C.I.S.A.M.).
- E’ Ufficiale Medico Croce Rossa Militare.
- Responsabile Oftalmologia Legale Consulenza Nazionale.
- Presidente Commissione Responsabilità Professionale Civile e Penale Medici Oculisti Italiani.
E’ membro:
- Consiglio Direttivo Società Italiana di Oftalmologia Legale (SIOL)
- Consiglio Direttivo Società Italiana Contattologia Medica (SICOM)
- Consiglio Direttivo European Society Simulation in Ophthalmology (ESSIO)
- Consiglio Direttivo Low Vision Academy
- Oftalmologo Legale – Low Vision Academy
E’ Esperto Nazionale Medicina Legale – Società Oftalmologica Italiana (SOI).
Da circa venti anni si occupa di OFTALMOLOGIA LEGALE consultato da Oculisti, Giudici ed Avvocati di tutta Italia per consulenze peritali in materia e per varie Commissioni in ambito di Responsabilità Professionale Oculistica.
Il Prof. D. Siravo, risponderà alle vostre domande, chiarendo dubbi, fermo restando che le consulenze online non possono sostituire un colloquio con lo specialista.
Ecco le sedi dove il Prof. D. Siravo svolge la propria attività:
- Corso Italia, 178 – Pisa
Tel: 050.500653
- Centro Medico Mens – Sana – V. Toscoromagnola Est Loc. La Bianca Pontedera
Tel: 0587.483267
- Centro Medico Radiologia V. O. Chiesa, 1 – Livorno
Tel: 0586.867145 – fax: 0586.8668500
- Sanitas – Largo Caduti Sul Lavoro, 22 Piombino
Tel: 0565.225782 – Fax: 0565.222259
Cellulare: 3385710585
Consulente Oculista Tribunale Inail -Assicurazioni
email: siravo@supereva.it
web: http://drsiravoduilio.beepworld.it
| | http://benessere.guidone.it/2010/06/28/oculistica-vi-presentiamo-il-nostro-esperto-il-prof-duilio-siravo/ | Data Inserimento: 02/12/2010 | Visite: 28754 |
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Impiego della Nanotecnologia per la cura del melanoma della coroide con terapia genica endovenosa | Errori? | Recensione | Vota | Punteggio medio: - | | Descrizione:
Benessere – Guidone.itHome Estetica Medicina Salute Psicologia Fitoterapia Forma fisica Notizie Video Impiego della Nanotecnologia per la cura del melanoma della coroide con terapia genica endovenosa
Pubblicato il novembre 8th, 2010 da Giovanna Manna
La mia attenzione è da tempo concentrata sugli studi sperimentali delle applicazioni della NANOTECNOLOGIA in OCULISTICA (Lenti bioniche con videocamere o tonometrie permanenti), ed ora ad una sua applicazione, che sarà una frontiera rivoluzionaria per la terapia dei tumori,attraverso la TERAPIA GENICA ENDOVENOSA,ovvero attraverso l’inoculazione endovenosa di nanorobots (vedi foto).
Un nuovo progetto di ricerca europeo impiegherà tecniche d’avanguardia nel campo delle nanotecnologie per progettare nanoparticelle in grado di rilevare e di localizzare i tumori: una volta localizzato il tumore, questi nanorobot potranno inoltre attaccarlo e neutralizzarlo. Il progetto NANOTHER (“Integration of novel nanoparticle based technology for therapeutics and diagnosis of different types of cancer”) è sostenuto dall’Unione europea, con un finanziamento pari a 8,5 milioni di euro, nell’ambito del settimo programma quadro.
Tutto parte dall’annuncio fatto su Nature di un gruppo di ricercatori del California Institute of Technology, in collaborazione con l’azienda californiana Calando Pharmaceuticals.
Al centro della nuova strategia si trova un sistema costituito da nanoparticelle in grado di veicolare (come fossero nanorobot) piccole molecole di RNA capaci di spegnere geni coinvolti nell’insorgenza del cancro attraverso il meccanismo di silenziamento per interferenza a RNA (RNAi).
Lo studio riporta i risultati preliminari di un trial clinico di fase uno condotto su un gruppo di pazienti con differenti tumori solidi, ai quali sono stati somministrati per infusione endovenosa nanorobot con molecole di RNAi capaci di spegnere il gene ribonucleasi reduttasi, coinvolto nella crescita di diversi tipi di tumori.
Sulla carta, le nanoparticelle dovevano essere in grado di riconoscere le cellule tumorali, penetrare al loro interno e rilasciarvi la molecola “terapeutica” di RNA. E il sistema ha funzionato davvero: dopo aver prelevato campioni di tessuto tumorali da tre pazienti con melanoma, i ricercatori hanno verificato che le nanoparticelle avevano raggiunto le cellule tumorali e rilasciato il loro contenuto. Un risultato notevole, anche se è ancora presto per dire quale sia l’efficacia terapeutica del nuovo metodo: ulteriori aggiornamenti ci saranno probabilmente a giugno al congresso dell’American Society of Clinical Oncology.
NANOROBOT SU UN ERITROCITA
Questo ovviamente apre il campo ad una possibile e forse definitivamente vincente lotta contro uno dei tumori,ed ovviamente non solo per quello,più aggressivi dell’organismo umano ovvero il MELANOMA e nella fattispecie, nel mio campo, del MELANOMA DELLA COROIDE.
Il melanoma della coroide è un tumore che si localizza nel bulbo oculare. La sua origine è dovuta a molti fattori: è necessaria l’interazione di fattori genetici ed ambientali perché si sviluppi. Sebbene non siano ancora ben conosciuti i fattori di rischio, è evidente una predisposizione della razza caucasica e un’età compresa tra i 50 e i 60 anni. I melanomi insorgono nella maggioranza dei casi ex novo, mentre in una ridotta percentuale si sviluppano a partire da una lesione di un neo oculare.
Le tecniche fino ad ora usate per combattere tale tumore,enucleazione,terapie conservative in alternativa all’enucleazione come l’osservazione periodica di piccole lesioni, trattamento laser (fotocoagulazione transpupillare diretta con alte potenze, alla metodica Low Energy-High Exposure introdotta allo scopo di aumentare la profondità della necrosi),la termoterapia, laresezione chirurgica e la radioterapia.
Sono tutte metodiche ditrettuali che però spesso non sono risolutive e non hanno, ovviamente, come target le METASTASI di tale tumore.
Le sedi preferenziali di tali metastasi sono il fegato (92% dei casi), il polmone (31%), lo scheletro (23%), la cute (17%) ed il sistema nervoso centrale (4%). Il tempo di comparsa dei secondarismi è estremamente variabile (da 2 mesi a 30 anni); solitamente la loro comparsa porta al decesso entro un anno.
La terapia genica per via endovenosa con NANOROBOTS potrebbe in tal senso rivoluzionare tale spesso nefando esito di questi tumori,andando a cercare UBIQUITARIAMENTE nell’organismo le cellule tumorali metastatiche,identificandole selettivamente e distruggendole completamente.
Prof. Dulio Siravo
Presidente Accademia Italiana di Oftalmologia Legale
| | http://benessere.guidone.it/2010/11/08/impiego-della-nanotecnologia-per-la-cura-del-melanoma-della-coroide-con-terapia-genica-endovenosa/ | Data Inserimento: 02/12/2010 | Visite: 28752 |
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