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No alla fecondazione assistita per le coppie affette da patologie genetiche

Fecondazione assistita


Scoppia la protesta contro le linee guida della legge 40 che non tenendo conto delle sentenze dei tribunali prevedono il divieto della fecondazione per chi affetto da malattie genetiche

Il Ministero della Salute si è espresso nuovamente sulla legge 40, elencando le nuove linee guida che saranno giudicate nei prossimi giorni dal Consiglio Superiore di Sanità.
Oltre ad aver ribadito ancora una volta il divieto della diagnosi pre-impianto, hanno stabilito che gli embrioni prodotti in eccesso dovranno non dovranno essere conservati nel Centro Nazionale creato dal ex ministro Sirchia, bensì dovranno essere mantenuti nella singole regioni.
Ma la decisione che ha causato molte polemiche è quella di vietare la fecondazione assistita alle coppie affette da malattie genetiche.
Secondo la Società Italiana Studi di Medicina della Riproduzione il Ministero si basa solo su posizioni ideologiche che sono prive di fondamento scientifico ed invece dovrebbe preoccuparsi di garantire ai cittadini più deboli la migliore assistenza sanitaria; Filomena Gallo, segretario dell'associazione Luca Coscioni, riferendosi ai numerosi ricorsi presentati ai tribunali di Salerno, Bologna, Roma e Firenze e vinti da centinaia di famiglie, afferma che "cancellando le decisioni dei tribunali si finisce per sprecare denaro pubblico e ledere i diritti delle coppie".
Dure accuse arrivano anche dal deputato di Futuro e Libertà Flavia Perina e dal ginecologo Severino Antinori: quest'ultimo afferma che la decisione è di tipo oscurantista, liberticida e discriminatoria.
Flavia Perina ha aggiunto: "Per impedire che le coppie ricorrano alla diagnosi pre-impianto, si favorisce così il ricorso all'aborto. Questa è una politica che dice alle donne: se volete potete abortire dopo l'amniocentesi, ma non potete in alcun caso prevenire il rischio di trasmissione di malattie genetiche con un esame. E' innanzitutto una decisione crudele".
Il sottosegretario alla Salute Eugenia Roccella risponde così alle accuse: "Le linee guida non possono stravolgere la legge 40 che in origine vieta la diagnosi pre-impianto ed è dedicata a chi non è fertile e non a chi è malato: non c'è solo il diritto delle coppie e penso che ognuno debba far i conti e accettare la propria realtà e condizione, non si può rispondere ad un'ingiustizia naturale con un'ingiustizia legale. Bisogna ricordare che nessuna sentenza di tribunale può cambiare una legge, può farlo solo un referendum, il Parlamento o la Corte Costituzionale".

Redazione MolecularLab.it (21/11/2011)
Pubblicato in Medicina e Salute
Tag: legge 40, pma, ivec
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